Kreü: «Restare ad Ambrì? Non dipende da me, ma mi farebbe piacere»

Dopo una vita passata a Linköping, un anno fa ha tentato l’esperienza estera: qualche mese in Finlandia e i playoff in Germania. William Worge Kreü ha poi scelto l’Ambrì, dove è arrivato per sostituire l’acciaccato Jesse Virtanen. Ma non gli dispiacerebbe restare in Leventina.
William, come ti stai ambientando ad Ambrì?
«Qui mi trovo molto bene. I ragazzi sono fantastici, così come lo staff tecnico e tutte le persone che lavorano attorno alla squadra».
Sei nato a Linköping e hai trascorso lì quasi tutta la vita e la carriera. La scorsa stagione hai poi cambiato aria, trasferendoti prima in Finlandia e poi in Germania. È stato difficile lasciare casa?
«Non particolarmente. Quando sei un professionista devi abituarti a questo tipo di cambiamenti e imparare a gestirli rapidamente. Volevo avere un ruolo più importante e continuare a sviluppare il mio gioco sotto diversi aspetti. Allo stesso tempo, desideravo fare un’esperienza fuori dalla Svezia, uscire dalla mia comfort zone. Finora, è stata una scelta positiva. Sto facendo un buon percorso».
Come mai hai scelto di cambiare realtà a metà stagione?
«In Finlandia eravamo ormai fuori dalla zona playoff e, in quel momento della stagione, diverse squadre iniziano a cedere alcuni giocatori. Non era il modo in cui avrei voluto concludere l’anno, ma in Germania ho avuto un’ottima opportunità. Sono andato a giocare a Mannheim, con la possibilità di arrivare lontano nei playoff».
Già, fino in finale...
«È stato divertente. Ho imparato soprattutto quanto sia importante riuscire ad adattarsi rapidamente a un nuovo sistema di gioco e a un nuovo gruppo di compagni. È una qualità che ora mi porto dietro».
Nel 2018 sei stato scelto al settimo turno del draft dai Buffalo Sabres, ma non hai mai avuto l’occasione di giocare in NHL...
«In realtà sono andato in Nord America un paio di volte per partecipare ai camp e alle attività della squadra, ma non ho mai avuto una vera opportunità di giocare in NHL. È stata una scelta della società. È stato difficile, ma ormai ho voltato pagina. Oggi il mio obiettivo è giocare al livello più alto possibile in Europa e dare il meglio di me, ovunque mi trovi».
Sei un difensore molto fisico e che pensa soprattutto a difendere. È sempre stato così?
«Sì, e ne vado fiero. Sono sempre stato un difensore con una mentalità difensiva. Credo che oggi non siano rimasti moltissimi giocatori con queste caratteristiche. Sono orgoglioso del mio lavoro in inferiorità numerica e della capacità di gestire le situazioni difensive più delicate».
Ad Ambrì hai firmato un contratto temporaneo. Come vivi questa situazione?
«In modo particolare: è la prima volta che mi capita. Ma sono un professionista, per me conta quello che succede sul ghiaccio, indipendentemente dalla durata di un contratto. Quando entro in pista voglio vincere e dare il 100% di me stesso. Detto questo, mi trovo molto bene qui: mi piacciono i compagni e i tifosi. Mi farebbe davvero molto piacere restare. La decisione, però, non dipende da me. Posso soltanto impegnarmi al massimo, lasciando agli altri il compito di decidere il mio futuro».
Ti piace il Ticino? Hai già imparato qualche parola in italiano?
«Solo “Ciao” (ride, ndr). Ma il Ticino è splendido. Il Nord è spesso buio e piovoso. Capirete quanto mi stia godendo questo meteo (sorride, ndr)».
Quest’estate ti sei fidanzato. La tua futura moglie è però rimasta in Svezia. È dura spostarsi sapendo di lasciare indietro una parte della propria famiglia?
«Credo che, se hai figli, la situazione sia molto più complicata. Essendo solo noi due riusciamo a gestire meglio i cambiamenti. Però sì, penso che questa sia una delle parti più difficili del nostro mestiere. Bisogna essere grati quando la famiglia affronta un lungo viaggio per farci visita, come ha fatto in questi giorni la mia fidanzata».
Una curiosità su di te?
«Bella domanda... Sono un grande amante degli animali».
