«La mia squadra ha messo da parte la vicenda Fischer»

A poche ore dal debutto, in programma questa sera alle 20.20 contro gli USA, Jan Cadieux si dice emozionato, ma sereno. «Sto dormendo bene», assicura il coach rossocrociato, subentrato a Fischer un mese fa. «Le sole notti complicate le ho vissute prima degli ultimi tagli alla selezione; non è mai facile dire a qualcuno che non verrà ai Mondiali. Per quanto riguarda i miei sentimenti, beh, sono gli stessi di quattro settimane fa. Ci tenevo ad essere qui, poco importa se da assistente (di Fischer, ndr.) o da allenatore. Cerco di essere lo stesso Jan, anche se da coach ho una relazione diversa con i giocatori rispetto a prima. E devo prendere decisioni difficili, come quella di escludere qualcuno».
Momenti difficili
La preparazione al Mondiale casalingo è iniziata malissimo, con lo «scandalo COVID» e il licenziamento di «Fischi». Ma la tempesta sembra superata: «Dopo quel fatto, i primi dieci giorni sono stati molto duri, il gruppo era emotivamente colpito», ammette Cadieux. «Ma con il passare delle settimane la squadra è cresciuta molto, anche mentalmente, riuscendo a mettere da parte le questioni extra sportive. I ragazzi aspettavano il Mondiale casalingo da tanti anni e ora vedo una Nazionale affamata, euforica, felice. Allo stesso tempo, sono tutti concentrati. Pur continuando a lavorare sul sistema di gioco, negli ultimi giorni non abbiamo spinto troppo sulla teoria. Questo torneo non è uno sprint. Bisogna restare belli freschi per due settimane e mezza, sia nella testa, sia nel fisico».
Una stella in meno
I rossocrociati sono in buona salute, ad eccezione di Reto Berra, ammalato da mercoledì. «Per questo motivo - spiega Cadieux -, abbiamo richiamato Kevin Pasche da Losanna. Con lui siamo sicuri di avere sempre tre portieri a disposizione per gli allenamenti. Può darsi che Reto non torni in pista per un altro giorno o due, di conseguenza - con tre gare in quattro giorni - dobbiamo gestire al meglio le energie di Genoni e Aeschlimann».
Ieri pomeriggio, lo staff elvetico ha parlato al telefono con Philipp Kurashev, attaccante dei San Jose Sharks, rimasto in «stand by», in attesa di ulteriori accertamenti medici. Ebbene, in serata è poi arrivato il verdetto definitivo: le condizioni di salute non permettono al 26.enne di partecipare al torneo iridato. Peccato. Restano dunque sei i giocatori di NHL a disposizione di Cadieux: Josi, Moser, Hischier, Niederreiter, Meier e Suter. Oltre a Kurashev, sono assenti per infortunio pure Fiala e Siegenthaler (che è a Zurigo, vicino alla squadra).
Subito la rivincita
Cadieux è consapevole della pressione che pesa sulla sua squadra: «L’aspettativa è grande, perché negli ultimi anni abbiamo avuto successo. Vogliamo ancora crescere, ma è un processo giornaliero». Un processo che inizia contro i campioni mondiali e olimpici in carica, sebbene la selezione a stelle e strisce sia molto diversa da quella del 2025 e soprattutto da quella dei Giochi di Milano. L’unica vera stella è Matthew Tkachuk, che rischia di arrivare a torneo iniziato. Ma la rivincita della finale di dodici mesi fa sarà comunque intrigante: «Iniziare contro un avversario forte ti fa capire a che punto sei», afferma Cadieux. «Vogliamo concentrarci su noi stessi, non intendiamo adattarci. Detto questo, gli americani hanno disputato un match di preparazione in Germania e ci siamo presi il tempo per analizzarli, cercando di capire le loro caratteristiche. Giocano un hockey moderno, con tanti giocatori giovani e rapidi. È uno stile che abbiamo ammirato anche all’ultima Spengler, grazie alla selezione dei college americani. Spetterà a noi essere intelligenti nella gestione del disco e in zona neutra». Ma cosa ci sarà, di Cadieux, in questa Svizzera? «Ho apportato solo piccoli cambiamenti, perché io e Fischer abbiamo la stessa visione dell’hockey. Inoltre, Patrick è sempre stato molto aperto ai suggerimenti del suo staff e anche prima potevo dire la mia».
