La promessa mantenuta: per sempre bianconero

«Fazz» a vita in bianconero. Ora ne siamo certi. Lo aveva già affermato nel 2021, nel giorno del rinnovo che lo avrebbe portato a scadenza al termine della prossima stagione. Come se in cuor suo già sapesse che non avrebbe mai potuto indossare un’altra maglia. Ieri è arrivata un’ulteriore conferma, col prolungamento fino al 2032, quando l’attaccante avrà 37 anni.
A quel punto saranno passati poco meno di vent'anni dal suo debutto in National League con il Lugano. È il 29 settembre 2012 e l’allora diciassettenne viene schierato da Larry Huras alla PostFinance Arena di Berna. Il risultato non sorride ai bianconeri - finisce 5-0 per i padroni di casa - ma nei pochi cambi ricevuti Fazzini non si risparmia e dà subito un’ottima impressione. Per il primo gol bisogna aspettare meno di un mese, nella sconfitta per 6-5 del 26 ottobre contro il Davos. Le presenze a fine anno sono 21, e di rete ne arriva solo un’altra, complice anche un brutto infortunio subito a fine novembre a Langnau: una frattura a una vertebra che per pochi millimetri non rischia di avere conseguenze ben più serie. Le sue qualità sono comunque già evidenti, tanto che Vicky Mantegazza, al termine di una stagione conclusa mestamente ai quarti di finale dei playoff, definisce «inaccettabile» il poco spazio riservatogli dal coach svizzero-canadese, che spesso lo relega al ruolo di tredicesimo attaccante. «All’inizio ho dovuto fare la gavetta, con tanta panchina» spiegò Fazzini dodici anni più tardi al Corriere del Ticino. «Sono entrato in prima squadra molto presto e tutti sapevano che il mio punto forte erano i gol. Ma se non segni per diverso tempo poi vieni criticato».
Questione di attitudine
Tuttavia, sebbene il talento sia sotto gli occhi di tutti, anche nelle stagioni successive, agli ordini di Patrick Fischer e Doug Shedden, stenta a sbocciare. Il posto ideale per il giocatore è in una linea offensiva, ma la concorrenza agguerrita finisce per riservargli solo un posto nel «bottom six». A febbraio 2016 chiede e ottiene così un trasferimento in prestito al Rapperswil, nella lega cadetta. «Non ero ancora pronto per un posto fisso in National League» dirà Fazzini, «soprattutto fisicamente». Sono anni in cui per sua stessa ammissione a mancare è la voglia di dedicarsi anima e corpo all’hockey, e a tutto ciò che vi ruota attorno: allenamenti, palestra e alimentazione passano in secondo piano e le prestazioni ne risentono.
Il cambio di marcia
Cambiare aria si rivela determinante. Rientrato alla base, con i playoff all’orizzonte, il «Fazz» viene ancora utilizzato prevalentemente come tredicesimo attaccante. Ma nell’ultima sfida di finale, gara-5 contro il Berna, viene inserito in seconda linea. Trova anche il gol, purtroppo inutile, «ma fu lì che iniziò tutto». Nella stagione 2016-17 arriva infatti una prima consacrazione (16 gol e 10 assist), che diventa definitiva l’anno seguente. Con Greg Ireland alla balaustra, il numero 17, che da diverso tempo ha sostituito il 95 sulle sue spalle, lascia spazio alle fiamme giallorosse del top scorer. Con 42 punti (19 gol e 23 assist) è trascinatore dei bianconeri in regular season, e anche nei playoff è tra i protagonisti della splendida cavalcata che si ferma solo a gara-7 contro lo Zurigo, a un passo dal titolo.
Tra alti e bassi, una sentenza
Tutta la Svizzera conosce ormai le sue doti: dall’innata capacità di smarcarsi, alla creatività nei rigori, fino al fulminante tiro di polso, il suo vero marchio di fabbrica. «Un dono che ho da bambino e che non ho mai realmente allenato» ha sempre raccontato. E nel suo caso in effetti non serve. Tra alti e bassi, come normale, il nativo di Arzo ha sempre toccato la doppia cifra in termini realizzativi da quando, nel 2017, l’ha raggiunta per la prima volta. E se a ciò si aggiunge il grande lavoro che negli anni lo ha reso più completo, e dedito anche a impegni difensivi, ecco che col tempo è diventato un elemento imprescindibile nello scacchiere bianconero. Non serve ripercorrere il suo percorso stagione per stagione, anche perché - non certo per colpa sua - i risultati di squadra non hanno mai raggiunto i picchi di quel triennio. Conviene però buttare un occhio alla stagione più buia, conclusasi poco più di un anno fa nell’inferno dei playout contro l’Ajoie. Gli unici della sua carriera, e affrontati da vero leader, dopo che per tutto l’anno era stato tra i pochissimi a farsi i due per cercare di trascinare la squadra fuori dal pantano in cui era piombata.
Sempre presente
Dopo quest’ultimo campionato, per Fazzini il più prolifico della carriera (47 punti), non c’erano dubbi sul fatto che la storia d’amore con il Lugano sarebbe continuata. Con un club che da un anno ha gettato le fondamenta per costruire un promettente futuro, non c’era nessuna ragione per separarsi. Di questo futuro Fazzini ne sarà un pilastro fondamentale, come in molte delle 731 partite fin qui giocate in bianconero. Numeri che fanno di lui il quarto giocatore con più presenze, alle spalle di Julien Vauclair (939), Raffaele Sannitz (889) e Sandro Bertaggia (789). E il conto è presto fatto: se dovesse mantenere la straordinaria costanza (e un po’ di buona sorte) che gli ha fatto saltare una sola partita dal 2018 a oggi, raggiungerà quota 1.000 presenze in National League. Tutte rigorosamente con un’unica maglia, come solo Reto von Arx, Patrick Geering e Julien Sprunger hanno fatto prima d’ora. Sperando che anche per lui possa un giorno arrivare l’agognato titolo.