Hockey

La quinta finale del Friburgo tra speranze e vecchi fantasmi

Il Gottéron non raggiungeva l’ultimo atto dei playoff dal 2013, quando venne battuto dal Berna e rivisse gli incubi degli anni Novanta - In pista c’era anche Michael Ngoy, che oggi vive ancora nella regione: «Il Davos è molto forte, ma qui tutti credono nel primo titolo dei Dragoni»
La delusione di Sprunger e Ngoy dopo la finale persa nel 2013. © Keystone/Lukas Lehmann
Fernando Lavezzo
14.04.2026 06:00

Il Dragone è tornato a sputare fuoco e fiamme, attizzando i sogni di un intero cantone. La quinta finale nella storia del Gottéron, in programma da sabato contro il Davos, non sarà più facile delle quattro precedenti. Per agguantare il suo primo titolo, il Friburgo dovrà infatti scalare le impervie cime grigionesi e scacciare i fantasmi del passato. I primi rimpianti sono vecchi d’oltre 30 anni. Nel 1992, 1993 e 1994, le magie di Slava Bykov e Andrei Khomutov trascinarono il Friburgo a tre finali consecutive. Ma nemmeno il fenomenale duo russo riuscì a portare la coppa in riva alla Sarine.

Nel 1992, i burgundi eliminarono l’Ambrì Piotta di Leonov e Malkov in un’indimenticabile semifinale, risolta da Khomutov nella decisiva gara-5: il numero 91 pareggiò a 20 secondi dalla terza sirena e segnò il 5-4 all’overtime. In finale, però, le speranze dei Dragoni si infransero sul Berna di Renato Tosio, un portiere certamente più forte del rivale Dino Stecher. Sotto 2-0 nella serie, la squadra allenata dal compianto Paul-André Cadieux rientrò sul 2-2, ma perse la «bella» in casa sua, nella vecchia St. Léonard, per 4-1.

Nel 1993, dopo aver di nuovo eliminato i biancoblù in semifinale, il Friburgo andò a sbattere contro il Kloten di Reto Pavoni (altro portiere superlativo), che chiuse la serie in sole tre partite sospinto dai vari Felix Hollenstein, Roman Wäger, Peter Schlagenhauf, Michael Johansson e Anders Eldebrink. La storia si ripeté per la terza volta nel 1994, con gli aviatori campioni in quattro partite e il Gottéron costretto a leccarsi le ferite.

Una ferita aperta

Per tornare in finale, il Friburgo dovette attendere 19 anni, fino alla stagione 2012-13: da Salva Bykov – idolo degli anni Novanta – al figlio Andrei, centro di una dei migliori linee svizzere degli ultimi 15 anni, completata da Benjamin Plüss e Julien Sprunger, oggi 40.enne e unico superstite di quella squadra. Dopo aver chiuso la regular season al primo posto, il Gottéron eliminò il Bienne (4-3) e lo Zurigo (4-1). Nell’ultimo atto, la squadra di Hans Kossmann si trovò di fronte il Berna di un giovane coach finlandese, Antti Törmänen. Nella difesa burgunda c’era anche Michael Ngoy. «In spogliatoio l’ambiente era incredibile», ricorda il 44.enne vodese, poi passato all’Ambrì nel 2016. «Potete chiederlo a chiunque: a Conz, a Dubé, ad Heins, a Gamache, a Jeannin, a Bykov o allo stesso Sprunger. Tutti vi diranno che quello è stato un anno speciale, pieno di risate, di scherzi, di amicizia. Volevamo approfittare di quel clima positivo per provare ad andare lontano. Infatti, disputammo una grande stagione, dominando la regular season. Anche quando giocavamo male, riuscivamo a trovare un modo per vincere le partite. In finale, purtroppo, il Berna si dimostrò più scafato di noi. Perdere con quel meraviglioso gruppo di compagni rese il tutto ancora più doloroso». Gli Orsi chiusero la serie in gara-6. Dopo aver perso le prime due sfide, il Gottéron riuscì a pareggiare, ma poi mollò la presa. «Sulla carta il Berna aveva qualcosa in più e fece valere la sua legge. Sapevamo che negli anni successivi non sarebbe stato evidente tornare in finale, perché all’epoca le squadre favorite erano sempre le stesse: Zurigo, Berna, Davos. Lo Zugo stava iniziando a costruire il suo progetto vincente, ma per sollevare il trofeo dovette attendere il 2021. Ora ci sono almeno otto squadre che possono arrivare in fondo. All’epoca non era così. E per il Friburgo non era scontato puntare regolarmente alla finale».

Una nuova occasione

Tredici anni più tardi, dopo tre semifinali perse nelle ultime quattro stagioni, ecco finalmente una nuova occasione. La quinta per il club, l’ultima per il capitano Julien Sprunger, che si ritirerà a fine campionato. «Se chiudesse la sua grande carriera alzando la coppa sarebbe ovviamente una storia fantastica, ma vi assicuro che quando arrivi in finale non servono motivazioni supplementari», ci dice Ngoy. «Io abito in un piccolo villaggio friburghese e da domenica sera percepisco un’aria elettrizzante. Finalmente il Gottéron ha la possibilità di conquistare il suo primo titolo e la gente non parla d’altro. Tutti ci credono. Il Davos è un avversario fortissimo, ma quando in una finale le chance si suddividono al 50%. Del resto, sarebbe stata dura anche contro lo Zurigo. Io credo che la squadra di Rönnberg abbia tutto ciò che serve per spuntarla: un grande portiere come Reto Berra, una bella difesa, stranieri che tutto sommato funzionano e attaccanti svizzeri davvero bravissimi, da Bertschy a Biasca, senza dimenticare Walser e Gerber, cresciuti moltissimo in questi playoff. Insomma, perché no? Sarà difficile vincere almeno una partita nei Grigioni, sì, ma è fattibile. Mancano Glauser e Schmid, è vero, ma anche il Davos è privo di Fora, Corvi e Nussbaumer. Non sono assenze di poco conto».

Con la giusta fiducia

Dopo un quarto di finale molto complicato contro il Rapperswil, vinto a gara-7 dopo aver salvato un «match point» in trasferta, il Friburgo è apparso molto più solido e concreto nella semifinale contro il Ginevra, liquidata in cinque partite: «I quarti di finale – spiega Ngoy – non sono mai facili, soprattutto contro una squadra che ha poco da perdere come il Rappi. Anche nel 2013, per arrivare in finale, passammo da un primo turno molto delicato contro il Bienne, che all’epoca era considerata una piccola squadra. Eravamo avanti 3-0 nella serie, poi i seeländer rimontarono, portandoci a gara-7. Nei playoff, quando perdi la fiducia, può succedere di tutto. La serie di quest’anno contro i Lakers lo ha confermato: è stata disastrosa. Era un Friburgo irriconoscibile. Penso in particolare al power-play e agli stranieri. Ma la squadra ha trovato un modo per sopravvivere e si è liberata. Contro il Servette, un avversario più forte del Rappi, il Gottéron ha saputo alzare il livello, giocando molto meglio. Ora dovranno fare un altro passo avanti, perché il Davos è molto solido e pericoloso con quattro linee. Sarà una bella sfida». Da fuoco e fiamme.

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