Hockey

La serata da sogno di Gigio, Tommy, Diego e Fada

Nel suo esordio olimpico, l'Italia ha tenuto testa alla grande Svezia: i quattro «ticinesi d'adozione» scesi in pista a Santa Giulia ci raccontano le loro emozioni
© KEYSTONE/ALEXANDER NEMENOV
Fernando Lavezzo
12.02.2026 10:53

Per oltre due tempi, hanno creduto nell’impresa storica. Nel miracolo di Santa Giulia. Alla fine, la Svezia si è imposta 5-2, venendo faticosamente a capo di una combattiva Italia. Ma per gli azzurri, l’esordio di ieri finisce dritto nell’album dei ricordi più belli. «È stata una serata memorabile», ci dice Giovanni Morini, attaccante del Lugano. «L’atmosfera in pista era fantastica e abbiamo vissuto emozioni incredibili. Regalare ai nostri tifosi una partita così tirata contro un avversario composto interamente da giocatori di NHL ci rende orgogliosi. Non potevamo chiedere di più».

Passata in vantaggio all’inizio del match, l’Italia ha trovato la forza per rispondere al logico (ma laborioso) sorpasso scandinavo, segnando il 2-2 nei primi scampoli del periodo centrale. A quel punto, a livello di tiri in porta, non c’era confronto: 28-4 per Nylander e compagni. Ma grazie alle parate di un eccezionale Damian Clara e alla loro compattezza, gli azzurri di Jalonen sono riusciti a rimanere agganciati al match, innervosendo gli avversari. Proprio William Nylander, stella dei Toronto Maple Leafs e figlio dell’ex bianconero Michael, ha riportato avanti la Svezia al 37’. Nell’ultimo tempo i padroni di casa hanno sfiorato il pareggio, prima di concedere altre due reti nel finale, l’ultima a porta vuota. «Per farvi capire quanto ci abbiamo creduto, vi dico che alla fine eravamo persino delusi», spiega ancora Morini. «Chiaramente loro hanno creato molto di più, tirando una sessantina di volte, ma il risultato ci ha permesso di cullare il sogno del colpaccio fino alla fine. È stato comunque bellissimo così. Volevamo dimostrare il nostro valore e la recente amichevole con la Germania ci aveva dato fiducia. Sapevamo che la Svezia sarebbe stata più forte dei tedeschi, ma siamo stati bravi a girare alcuni episodi a nostro favore per resistere il più a lungo possibile».

Sottogamba

«Credo che gli svedesi ci abbiano preso sottogamba e soprattutto nei primi due tempi ne abbiamo approfittato», aggiunge il biancoblù Tommaso De Luca, schierato in linea con lo stesso Morini, insieme all’altro leventinese, Diego Kostner. «Giocare contro alcuni dei nostri idoli e metterli così tanto in difficoltà è stata la realizzazione di un sogno», prosegue Tommy. «Abbiamo dimostrato di aver raggiunto un buon livello e di potercela giocare contro i migliori. Pensare di vincere con una statistica di 60 tiri a 20 era forse troppo, ma ci abbiamo creduto fino al 4-2. Solo a quel punto la speranza è svanita. Di sicuro, ce la siamo goduta fino alla terza sirena. Personalmente mi sono sentito molto bene, ho fatto delle buone giocate e un buon lavoro fisico. Sulla pista piccola, mi sono sentito a mio agio. Jalonen ci ha chiesto di non rischiare troppo e di togliere spazio e tempo agli avversari, sporcando il più possibile le loro linee di passaggio e di tiro. Sull’1-0 per noi e sul 2-2 ho percepito un po’ di nervosismo nel linguaggio del corpo degli svedesi. Ora proveremo a mettere in difficoltà anche la Slovacchia, che battendo la Finlandia ha dimostrato di essere fortissima».

Chi se lo aspettava?

Anche Diego Kostner non scorderà facilmente questo debutto olimpico: «Nessuno si aspettava un risultato così stretto fino a cinque minuti dalla fine. La nostra è stata una grandissima prestazione. Eravamo pronti a soffrire, sapevamo che loro avrebbero avuto molte più occasioni di noi, ma in questo torneo dobbiamo accettare di giocare così ogni partita, badando soprattutto alla difesa. Siamo scesi in pista senza pensieri, con l’intenzione di divertirci, davanti al nostro pubblico. La pressione era tutta sulla Svezia, noi volevamo soprattutto fare bella figura. E ci siamo riusciti».

C’è stato spazio anche per Davide Fadani, subentrato all’infortunato Clara poco prima della metà del terzo tempo: «Non si augura mai al portiere titolare di cedere il proprio posto, ma me la sono goduta». L’estremo difensore del Kloten, ex Lugano, Ambrì e Ticino Rockets, è l’unico milanese della selezione italiana: «L’ovazione del pubblico al mio ingresso mi ha emozionato. Credo di essere subito entrato in partita con un paio di interventi difficili e di essermi comportato bene. Avrei ovviamente preferito chiudere con un mini shutout, ma è stato un buon esordio, per me e soprattutto per la squadra. Iniziare bene la partita ha fatto la differenza e la farà anche nelle prossime gare. Se vai sotto troppo facilmente contro queste corazzate, poi diventa durissima. Dobbiamo continuare così e chissà che non arrivi qualche altra sorpresa».