La sfida finale, l'ultima di Julien

Ventiquattro anni fa, a Davos, l’esordio assoluto nel massimo campionato elvetico. Oggi, a Davos, l’ultima apparizione, la numero 1.186. Tenendo in considerazione le ultime due cifre, il rimando - con il suo anno di nascita e numero di maglia - appare immediato. Parliamo, evidentemente, di Julien Sprunger. Sì, perché questa sera - alla zondacrypto-Arena - oltre a concludersi la stagione di National League, terminerà ufficialmente la carriera di uno dei giocatori più iconici della storia recente dell’hockey rossocrociato.
La chiusura del cerchio?
Una serie di indizi che sembra suggerire un epilogo quasi romantico, come nella più dolce delle fiabe. Chissà, allora, se nei Grigioni si assisterà davvero alla chiusura di un cerchio. Un eventuale primo titolo della storia del Friburgo, proprio laddove è cominciato il lungo viaggio del suo capitano, d’altronde, non si potrebbe definire altrimenti. Di mezzo, tuttavia, c’è l’ostacolo rappresentato dal Davos. Un dettaglio, questo, tutt’altro che indifferente.
Indipendentemente dall’esito di gara-7, però, l’omaggio che Sprunger si meritava di ricevere - da parte dei propri tifosi - già c’è stato. E l’ultimo saluto da parte della BCF Arena nei confronti del suo più grande beniamino - che da 12 stagioni indossa peraltro la «C» sul petto - è stato degno di nota. «Gli attimi che hanno anticipato l’inizio del confronto - ha commentato il numero 86, a proposito di gara-6 - sono stati i più complicati. Una volta indossati i pattini, invece, sono riuscito ad assaporare il momento».
Scorer sì, ma pure leader
Pur soffrendo - e nonostante una beffa che sembrava sul punto di materializzarsi - il Friburgo, infine, è riuscito a conquistare la vittoria, garantendosi la possibilità di giocarsi tutto all’atto finale. E Sprunger, una volta di più, è stato tra i protagonisti assoluti del match. Lui, infatti, ha sbloccato la contesa con il suo tiro micidiale. Un marchio di fabbrica che gli ha permesso così di raggiungere la quota di 414 gol - alle spalle soltanto di Peter Jaks e Gil Montandon - nel massimo campionato elvetico.
Ma l’impatto di Sprunger, da buon capitano, non si misura unicamente in termini di reti e assist. Anche se, giusto precisarlo, neppure sotto questo aspetto sta facendo mancare il suo contributo. Nell’intera serie di finale, per intenderci, solamente il compagno di squadra Lucas Wallmark ha saputo totalizzare più punti di lui. Il 40.enne friburghese ha messo a referto due gol e altrettanti assist. Tutti, perlopiù, rivelatisi estremamente pesanti nell’economia delle vittorie burgunde. Il suo apporto, dicevamo, non si ferma però qui. Tra le mura amiche - nella seconda frazione dell’ultima sfida, con il Davos in pressione totale - i Dragoni hanno chiamato un «time-out». A dirigerlo, tuttavia, non è stato - come è solito succedere - l’head coach Roger Rönnberg, bensì il suo capitano. «Il nostro allenatore - ha rivelato lo stesso Sprunger sulla questione - ci chiede sempre di assumerci le nostre responsabilità e di auto-allenarci, se necessario. In momenti del genere, i giocatori esperti hanno il compito di trovare le parole giuste e trascinare la squadra». Detto, fatto.
Più forte della sfortuna
Chi meglio di lui, d’altra parte, può fungere da esempio per i compagni di squadra? Basti pensare alla sua carriera, tanto travagliata quanto ammirevole. Sprunger, infatti, si è messo in evidenza sin dai primi anni come un talento precoce, di quelli rari. All’età di 22 anni, però, per sua stessa ammissione aveva dovuto fronteggiare «cinque o sei commozioni cerebrali». Un fattore, questo, che forse gli ha perfino impedito di intraprendere un’avventura Oltreoceano. Lui, però, non si è dato per vinto e - malgrado un infortunio terribile, quello patito nei Mondiali casalinghi del 2009 - è comunque riuscito a dar sfoggio di tutte le sue qualità. Quasi due decenni fa, sarebbe stato impensabile vederlo giocare a 40 anni suonati. E invece eccoci qui.
È chiaro, non è lo stesso Sprunger che - all’interno della mitica linea, completata da Benjamin Plüss e Andrey Bykov - aveva trascinato il Friburgo in finale nel 2012/13. È un giocatore diverso, che ha dovuto adattarsi allo scorrere del tempo. Seppur in un ruolo diverso - e che lo vede ora inserito in quarta linea, al fianco di Jan Dorthe e Samuel Walser - Sprunger continua a risultare determinante.
Il fattore casa a gara-7
Un titolo, sulle rive della Sarine, è atteso in maniera spasmodica. Per l’allenatore del Gottéron, la ricetta in vista della «finalissima» odierna è chiara: «Dobbiamo ripetere la stessa partita di gara-5, quando stavamo vincendo 3-0, senza però commettere i medesimi errori in difesa» - ha spiegato Rönnberg. «Sono già molto contento che Julien e Reto - Berra, ndr. - abbiano ricevuto un degno omaggio dai nostri tifosi. Ora, spero vivamente che vivranno un altro momento di grande gioia».
Il Davos, dal canto suo, spera di rovinare la festa ai burgundi e conquistare quello che sarebbe il 32. titolo della sua storia. Gli ultimi precedenti in cui una finale di playoff si è decisa alla settima sfida - vedi 2021/22, 2022/23 e 2023/2024 - a trionfare è stata proprio la squadra di casa.
