L’addio di Lombardi al suo Ambrì: «Spero che questo serva al club»

«Chi si mette in spalla il sacco pesante dell’Ambrì Piotta deve sapere che molti lo hanno portato prima di lui, e altri lo porteranno dopo. Siamo tutti al servizio di una causa che va al di là di noi come singole persone, una storia che non finirà mai». Era l’11 settembre del 2021 e Filippo Lombardi concludeva così, emozionato, con un occhio rivolto al passato e l’altro al futuro, il suo discorso in occasione dell’inaugurazione della Gottardo Arena. Una pista nuova di zecca, che ha proiettato il club biancoblù in un’altra dimensione e che rappresenta il più grande lascito di Lombardi: «Era impossibile, quindi l’abbiamo fatto», recita il motto tanto amato dal presidente. Ora – dopo 17 anni – quel sacco pesante lo porterà qualcun altro. In occasione dell’Assemblea generale straordinaria convocata per il prossimo 8 febbraio al Caseificio di Airolo, Filippo Lombardi non lascerà solo la presidenza dell’HCAP SA, assunta nel 2009, ma anche il CdA. Ad annunciarlo, nel tardo pomeriggio, è stata la società leventinese: il passo indietro del presidente, come si legge nel comunicato stampa, «permetterà un rinnovamento di cui la società e i suoi principali azionisti sentono il bisogno».
È la fine di un’era. Non del tutto inaspettata, in particolare dopo la surreale conferenza stampa dello scorso 8 ottobre, quando in diretta televisiva si consumò il doloroso divorzio dal direttore sportivo Paolo Duca e dall’allenatore Luca Cereda, entrambi in carica dal 2017. Nel giro di quattro mesi, si è dunque dissolta la triade che per oltre otto stagioni ha retto le sorti dell’Ambrì Piotta, sul ghiaccio e fuori.
La voce rotta dall’emozione
In serata, quando la notizia aveva fatto il giro della Svizzera, Lombardi è intervenuto a Fuorigioco, programma sportivo di TeleTicino. «Mi restano tanti ricordi belli e alcuni brutti», ha detto il presidente con la voce rotta dall’emozione. «La rottura con Duca e Cereda, dopo tanti anni di battaglie comuni e di amicizia, ha colpito molto anche me. E di sicuro, ha contribuito a convincermi che fosse giunto il momento di passare la mano. Diciassette anni sono tanti. Discutendo con gli azionisti e con i colleghi del CdA, si è capito che una mia uscita di scena sarebbe stata utile. Qualcuno, per sostenere l’Ambrì Piotta, ha addirittura messo come precisa condizione che ci fosse un ricambio al vertice, e quindi alla presidenza. Spero che questo mio gesto serva al club».
Parole e fatti
«In natura ogni buco si riempie», ha detto Lombardi. «Morto un Papa, se ne fa un altro», ha aggiunto. «Ringrazio tutti coloro che non mi hanno lasciato solo e anche coloro che mi hanno chiesto di andarmene, perché da oggi la mia vita sarà più leggera. Come ho già detto, c’è stato qualcuno che – prima di investire nell’Ambrì Piotta – ha chiesto la mia partenza. Ora vedremo se succederà. Auguro al club che le parole sentite negli ultimi mesi si concretizzino. Se il famoso sacco verrà portato seriamente da qualcun altro, sarò molto contento per l’Ambrì. Ma alle parole devono seguire i fatti. Se non seguiranno, allora ci sarà un problema. In vista dell’assemblea dell’8 febbraio, abbiamo comunicato chiaramente quali fossero le scadenze per partecipare all’aumento di capitale deciso già 5 anni fa. La cifra raccolta (vedi sotto, ndr.) è meglio di un calcio negli stinchi, ma non è ancora sufficiente per guardare avanti con fiducia. Immagino che qualcuno aspettasse l’ufficializzazione dell’uscita del presidente prima di agire. Lo auguro al club. E lo auguro alle persone che hanno voluto credere a quelle parole».
L’azionista numero uno
Lombardi ha anche parlato dei rapporti con Cornelio Valsangiacomo, azionista di maggioranza del club: «Tutto l’ambiente biancoblù, e io per primo, deve essergli grato. Io ho fatto la mia parte, ma lui c’era prima di me e ha fatto più di me dal punto di vista finanziario. Non è un caso se oggi Valsangiacomo è l’azionista numero uno e io il numero due. In questo senso, non ho rimproveri da fare. Ripeto: auspico che chi ha parlato negli ultimi mesi, dia seguito con i fatti. Personalmente, però, non conosco tutte queste persone».
Quali sviluppi?
Lombardi ha poi ripercorso la ricerca di nuovi finanziatori nel corso della sua presidenza: «Prima di partire con la costruzione della Gottardo Arena, mi sono rivolto a Red Bull per proporgli di diventare naming partner della pista. Il loro discorso è stato molto chiaro: a noi, se del caso, interessa comprare il club. E la nostra risposta è stata evidentemente negativa. Il club non era in vendita. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo discusso con dei potenziali investitori canadesi, ma ci siamo trovati un po’ nella stessa situazione: c’era una disponibilità, ma a condizione di prendere il controllo del club. L’idea di una partecipazione minoritaria è insomma difficile da vendere. Non so se ora ci sia qualche sviluppo in questo senso con investitori svizzero-tedeschi. I milioni sul tavolo non li ho ancora visti».
