Dopo il derby

L’Ambrì è tornato alle basi, il Lugano ai suoi vecchi difetti

I biancoblù hanno sbancato la Cornèr Arena grazie a sacrificio, combattività e tanta concentrazione - Reduci da un weekend incoraggiante sul fronte offensivo, i bianconeri hanno riproposto un gioco troppo lento e sterile
© CdT/Gabriele Putzu
Fernando Lavezzo
01.10.2025 17:45

Se la strada è senza uscita, basta tornare indietro. L’Ambrì ci ha messo troppo a capirlo, ma al nono tentativo è di nuovo riuscito a vincere. Come? Tornando indietro, appunto. Alle basi: solidità difensiva, sacrificio, aggressività e concentrazione per sessanta minuti. Tutto risolto? No. Il senso d’urgenza e l’atmosfera del derby hanno fornito un supporto emotivo e motivazionale ai biancoblù, ma ora arriva la parte più difficile: ripetersi con costanza per rimediare a una partenza falsa. A cominciare da sabato a Rapperswil, gli uomini di Cereda dovranno avere l’umiltà di proseguire sulla strada tracciata alla Cornèr Arena: basta fronzoli, basta giocate ad alto rischio ed errori individuali. Per la qualità del gioco ci sarà semmai tempo più avanti, una volta ritrovata la piena fiducia. Adesso servono semplicità e abnegazione totale. È così che il gruppo può compensare le carenze dei singoli.

Troppi giocatori, in casa leventinese, non hanno ancora raggiunto il livello auspicato. Ieri si è sbloccato Joly, e questo promette bene, ma il québécois era già tra i più intraprendenti anche prima. Resta invece insufficiente il rendimento degli altri attaccanti stranieri, da Petan a DiDomenico (irriconoscibile per iniziativa e atteggiamento), passando per un Formenton ancora in rodaggio e Tierney. Quest’ultimo, escluso nel derby, resta un mistero irrisolto: ingaggiato per stare al centro del progetto, è rimasto fuori nella gara più delicata. Quella che, in caso di sconfitta, avrebbe aperto una crisi senza precedenti nella gestione Duca-Cereda. Ora al coach leventinese servirebbe mano ferma nelle scelte, più decisione nel dare finalmente stabilità al line-up, anche a costo di scontentare qualcuno. Per tentare di recuperare Tierney, varrebbe forse la pena alternarlo al solo Petan – al centro di Zwerger e «DiDo» – senza così stravolgere continuamente ogni terzetto. Sarebbe poi il ghiaccio a parlare in favore di uno o dell’altro.

Dall’ottavo posto in giù la classifica è stretta e l’Ambrì ha i mezzi per rientrare. A condizione di aver imparato la lezione. L’esempio, per tutti i biancoblù, deve essere «Zwergy»: da tredicesimo attaccante a «topscorer» nel giro di dieci partite. Come? Tornando indietro, alle basi. L’austriaco ha iniziato la sua rinascita con un tiro bloccato. Ora è arrivato a quattro gol, uno in più dell’intero campionato scorso.

Una brusca frenata

Se la strada è senza uscita, basta tornare indietro, dicevamo. Ma quando la strada è giusta, perché abbandonarla? Il Lugano si era rimesso in moto, eppure è tornato indietro pure lui. Non alle basi, come l’Ambrì, bensì ai vecchi difetti in fase offensiva. Un’involuzione inattesa. Le gare del weekend contro Losanna e Rapperswil (8 gol in tutto) avevano mostrato un Lugano più incisivo e concreto. Nel derby, i problemi sotto porta – anzi, da metà pista in su – sono riemersi. Lentezza, imprecisioni, scelte discutibili, mira difettosa. Insomma, la squadra di Mitell non ha ancora trovato la velocità di crociera che le permetterebbe di lasciare gli scogli del fondo classifica. E la trasferta di venerdì a Ginevra non lascia tranquilli. Alle Vernets serviranno organizzazione difensiva, un portiere all’altezza (difficile rinunciare a Schlegel) e soprattutto quel cinismo che ieri davanti a Senn – nelle poche occasioni pulite – è di nuovo venuto a mancare. I tre turni successivi, con Kloten e Langnau in casa e Ajoie in trasferta, saranno potenzialmente decisivi per determinare il destino dei bianconeri.

Anche alla Cornèr Arena, sono ancora troppi i giocatori dal rendimento insufficiente. Tra gli stranieri d’attacco, solo Sanford riesce a dare un contributo abbastanza costante. Nel derby, Sgarbossa è subito tornato nell’anonimato. Perlini, certamente più presente rispetto ad inizio stagione, vede la porta piccola, minuscola, come una buca da golf (sua grande passione, tra l’altro). Dopo dieci partite, è ancora senza reti. E Omark? Lo si è già detto: non è in condizione per far valere la sua tecnica sopraffina. Eppure è stato ingaggiato in piena emergenza, per dare subito una mano. Pia illusione. In attesa che anche il regista difensivo Carrick inizi a dare un contributo tangibile, il Lugano si può consolare con una quarta linea combattiva, tant’è vero che Tanner si è meritato un contratto fino a fine stagione. Ma l’infortunio di Morini - solo domani se ne saprà di più - rischia di complicare le cose.