Lars Weibel: «Essere biancoblù è una scelta»

Benvenuto in Leventina. Anzi, bentornato. Cinque mesi dopo la sua presentazione, questa mattina Lars Weibel ha nuovamente incontrato la stampa alla Gottardo Arena. Il direttore sportivo dell’Ambrì Piotta, che entrerà ufficialmente in carica solo dal 1. luglio, è stato circondato da una dozzina di giornalisti ticinesi: «Due mesi fa a Bienne, dopo il licenziamento di Patrick Fischer, mi sembrava di avere un migliaio di microfoni davanti a me, ma non ci si abitua mai», scherza l’ormai ex direttore delle nazionali rossocrociate. «Sono una persona aperta alle novità, ma sono anche contento e orgoglioso per quanto ho fatto negli ultimi sette anni al servizio della Federazione. Oggi provo un mix di sentimenti. Compreso un senso di libertà. È giunto il momento di guardare al futuro e sono motivatissimo. Resta tanto lavoro da fare e ci sono decisioni da prendere, ma vedo molto potenziale. Voglio aiutare l’HCAP e contribuire al suo sviluppo».
Weibel ha già fatto scelte importanti. A cominciare dal contratto triennale sottoscritto con l’allenatore Jussi Tapola. I due si sono incrociati anche ai recenti Mondiali di Zurigo. In finale sono stati avversari. E a trionfare è stato il finlandese, in veste di assistente allenatore della sua selezione: «Mi fa male che abbia avuto più successo di me», scherza Lars. «Battute a parte, entrambi porteremo la nostra esperienza al servizio dell’Ambrì. Sono fiero di avere Jussi come coach. Già lo scorso anno, in un contesto difficile, ha svolto un lavoro molto positivo. Lo conosco da cinque anni, l’ho visto all’opera all’Euro Hockey Tour e so come lavora. Per la Finlandia, Tapola non era un semplice assistente. La sua voce era molto considerata. Ha conquistato tanti titoli, sa come si vince. Quando parla, i giocatori lo ascoltano e gli credono».
Il piede in due scarpe
Dallo scorso 17 gennaio, quando presentò le sue idee e la sua strategia, Weibel ha già lasciato un’impronta. Il tutto continuando a dare la precedenza ai suoi doveri in Nazionale. «Per me non era possibile essere più operativo di così, ma ho comunque preso tante decisioni per l’Ambrì. Semplicemente, l’ho fatto da Zurigo e non dal Ticino. Ero sempre al telefono, ho parlato molto con Tapola, con il CEO Andreas Fischer e con tutte le persone che lavorano nel club. Di ogni decisione presa insieme, mi assumo la responsabilità».
Per l’ex portiere, questi mesi non sono stati una passeggiata: «Gestire la doppia funzione è stato più duro del previsto. Per prendere le decisioni giuste, bisogna investire tempo, conoscere la società e le persone che la vivono. Devi parlare, ma anche ascoltare. Sarebbe stato più facile farlo da qui, a tempo pieno, ma non era possibile. Di quanto abbiamo già portato a termine, siamo contenti. La prima squadra è a posto, anche a livello di stranieri. Ma l’HCAP ha anche una sezione giovanile e una squadra femminile a cui pensare. Sono due realtà a cui tengo molto e su cui dovremo chinarci al più presto». Tra le prossime mosse, aggiunge Weibel, vi è l’ingaggio di un secondo assistente per Tapola: «Siamo molto vicini alla firma. Sarà uno svizzero che conosce bene i campionati U18 e U20, perché vogliamo essere un indirizzo per i giovani giocatori. Come club, dovremo anche accettare che dei bravi giocatori sviluppati da noi ci lascino per andare altrove, perché non abbiamo i mezzi per trattenerli. Ma speriamo di diventare attrattivi per chi vuole iniziare un percorso di qualità e lanciare la sua carriera».
Fedele alla linea
«Chi mi conosce, chi mi ha visto lavorare, sa che faccio di tutto per trasformare una strategia in realtà», aggiunge Weibel. «Andrò sempre dritto per la strada che abbiamo deciso di seguire, senza farmi condizionare dalle pressioni dovute a eventuali risultati negativi. Una strategia è forte solo se la si porta avanti con convinzione, senza cambiare al primo soffio di vento contrario».
Per ripartire, l’Ambrì Piotta ha ingaggiato tre nuovi attaccanti stranieri: Schnarr, Kodytek e Järventie. «Siamo un po’ più pesanti e fisici, ma anche veloci», dice il nuovo ds. «Inoltre, il pacchetto straniero è un po’ più giovane, come promesso in gennaio. Non possiamo cambiare tutto subito, ma ogni anno possiamo fare un passettino in questa direzione».
Gioventù, intensità, fisicità, velocità. Ma a caratterizzare i giocatori dell’Ambrì, per Weibel, dovrà essere soprattutto il «cuore biancoblù». «In Nazionale ho portato avanti il concetto di swissness. Volevamo che i giocatori avessero il cuore rossocrociato. In Leventina sarà la stessa cosa, ma con colori diversi. Nessun club, in Svizzera, ha lo stesso senso di appartenenza dell’Ambrì. Chi viene a giocare qui, deve riconoscersi in questi valori».
Inti? È Mister Ambrì
Ad Ambrì ci sarà spazio per i giovani, ma nessuno avrà il posto garantito: «Ognuno dovrà lottare. L’unica distinzione sarà tra giocatori forti e meno forti. Se un trentenne merita più di un ventenne, giocherà. Se un giovane talento non lotta, non chiude i check e non blocca i tiri, non giocherà. Il ringiovanimento è una direzione che vogliamo seguire, sì, ma non va a discapito di giocatori maturi che si meritano il posto. Sono convinto che abbiamo l’allentore giusto. Jussi pretende tanto, ma restituisce molto in termini di esperienza, conoscenza, comunicazione e leadership. I nostri allenamenti saranno duri. Già in estate. Se a qualcuno non andrà bene, potrà andarsene. Essere biancoblù è una scelta».
Tra coloro che lotteranno per un posto in squadra c’è anche Inti Pestoni, reduce da una stagione complicata: «Lo conosco da quando era nel giro della Nazionale, è un ragazzo in gamba. Lo considero Mister Ambrì, perché ha il club nel DNA. È stato molto professionale, gli abbiamo detto che deve alzare la sua intensità e il suo livello fisico. Ed è il primo a esserne consapevole. Per lui e per tanti altri sarà un’estate tosta. Ma ognuno avrà la possibilità di mettersi in gioco».
Tra Bellinzona e... Lugano
Nella strategia rientra anche la collaborazione con i club di Swiss League, a partire dal Bellinzona: «L’ideale sarebbe una partnership esclusiva con una squadra che condivida la nostra stessa filosofia e che ci permetta di sviluppare al meglio i nostri giovani. Purtroppo non è così, ma vogliamo lavorare il più possibile con il Bellinzona, sfruttando la vicinanza e la facilità di contatto. Stiamo discutendo per trovare una soluzione vantaggiosa per tutti».
Mentre si congeda, Lars riceve i complimenti per il suo italiano: «Non lo parlo dai tempi di Lugano», replica lui con modestia. Già, il Lugano. Club con cui vinse un titolo proprio alla Valascia, nel 1999: «Alcuni ex compagni bianconeri hanno detto di essere felici del mio ritorno in Ticino, ma hanno aggiunto che ho sbagliato colori. Altri, come Jenni, hanno detto di voler venire con me. Ma poi lui ha firmato a Kloten».
