L'attacco dà spettacolo, ma la storia la fa Genoni

Finisce un’altra volta così, con diecimila tifosi a intonare W. Nuss vo Bümpliz, un classico dei Patent Ochsner. Ormai è diventato l’inno non ufficiale, scelto da Nico Hischier, grande fan della band bernese. L’atmosfera di festa è più che giustificata. La Svizzera batte l’Austria 9-0, l’attacco dà nuovamente spettacolo e in tre firmano una doppietta: Rochette, Hischier e Riat. Ma a scrivere davvero la storia, in una partita per lui di ordinaria amministrazione, è Leonardo Genoni. Con il suo tredicesimo shutout ai Mondiali, infatti, il portiere rossocrociato ha stabilito un nuovo record. Era già in testa con dodici, ma a pari merito con il ceco Jiri Holecek, protagonista tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta. Ora il 38.enne di origini bleniesi è al comando in solitaria. A Zurigo, Leo aveva già sfiorato il primato contro gli USA e contro la Germania, ma in entrambi i casi aveva subito una rete nel terzo tempo. Preferito a Reto Berra, recuperato dalla polmonite, oggi Genoni ha sfruttato la solida prestazione della squadra per aggiungere un nuovo tassello alla sua epica carriera. «È bello, bellissimo», afferma Leonardo, il più atteso dai giornalisti in mixed zone. «Sinceramente, ho saputo di questo record solo qualche giorno fa, quando mi è stata posta una domanda in proposito. È un traguardo importante soprattutto per la squadra, i miei compagni sono felicissimi per me». Ogni shutout, del resto, è il frutto di un lavoro collettivo. E della giusta attitudine sull’arco dei sessanta minuti. Contro l’Austria, gli uomini di Jan Cadieux hanno messo subito le cose in chiaro, segnando quattro reti già nel primo tempo. Poi non hanno più tolto il piede dal gas, spinti da un pubblico meraviglioso. «Abbiamo di nuovo avuto un buona inizio, trovando subito la via della rete», afferma Genoni. «Nella prima inferiorità numerica, sull’1-0, abbiamo rischiato qualcosa, ma ce la siamo cavata. In seguito, come nelle precedenti tre partite, abbiamo segnato nei momenti giusti, con un ritmo impressionante. Dopo il primo intervallo non ci siamo accontentati, abbiamo continuato a spingere. Ce lo chiede l’allenatore, ma non è difficile motivare uno spogliatoio come il nostro, in cui tutti danno sempre il massimo. È un piacere far parte di questa squadra».
La visita di Glauser
Qualora ce ne fosse ancora bisogno, a confermare il grande spirito di gruppo che anima la Svizzera ci ha pensato Andrea Glauser. Costretto a saltare il Mondiale per infortunio, il difensore del Friburgo ha fatto visita alla squadra prima della partita, nello spogliatoio. Jan Cadieux gli ha anche affidato l’incarico di annunciare il line-up: «Glausi è sempre stato un elemento importante di questa Nazionale e anche stavolta è riuscito a trasmetterci la sua energia», spiega l’allenatore. Anche un altro infortunato illustre, Jonas Siegenthaler, è al fianco della selezione elvetica a Zurigo. «Quando hanno saputo di non poter giocare il Mondiale per problemi fisici, questi ragazzi hanno manifestato il desiderio di venire a sostenerci. Questo grande spirito è stato costruito nel corso degli ultimi dieci anni, grazie a Patrick Fischer e ai giocatori stessi», aggiunge il tecnico rossocrociato, ricordando il lavoro di chi lo ha preceduto.
Cambiamento benefico
Privo dell’acciaccato Pius Suter - a riposo precauzionale - Cadieux ha ridisegnato metà attacco, inserendo Biasca con Hischier e Meier e spostando Rochette con Malgin e Andrighetto. Mosse che non hanno minimamente destabilizzato la squadra. Tant’è che Rochette, dopo aver sbloccato la partita con il suo primo gol in un Mondiale, ha trovato pure la doppietta firmando il 7-0. «È speciale segnare qui, è stato un bel momento», dice Théo. «È facile giocare con Denis e Sven, mi era già capitato e dunque sapevo cosa aspettarmi. Per me si trattava solo di completare al meglio una coppia collaudata. Abbiamo uno stile abbastanza simile, li ho visti giocare parecchio negli ultimi anni, quindi ho cercato di adattarmi. Loro mi hanno detto di fare le mie cose e che sarebbe andato tutto bene. In futuro non importa dove verrò schierato, darò il massimo per contribuire alle prossime vittorie». Rochette ammette di non conoscere la canzone dei Patent Ochsner scelta per festeggiare i successi, ma potrebbe impararla entro domani sera, quando la Svizzera affronterà la Gran Bretagna: «Non capisco il testo, ma me lo farò spiegare. E proverò a divulgare un po’ di musica francese e romanda».
