Hockey

L'entusiasmo del giovane Olsson: «A Lugano posso mostrare il mio valore»

Il 21.enne attaccante danese con licenza svizzera, arrivato da Zurigo nel corso dell'estate, si è subito ritagliato un ruolo importante nella squadra di Mitell
© Ti-Press/Mirko Aquilino
Fernando Lavezzo
29.09.2026 06:00

Per superare la delusione del derby, il Lugano si affida (anche) al sorriso di Daniel Olsson. Il 21.enne, arrivato dallo Zurigo, si sta ritagliando un ruolo di prestigio al fianco di giocatori del calibro di Thürkauf: «Ho tanto da imparare, ma con i Lions ho vinto molto e forse sono un portafortuna».

Un nuovo inizio

«Come vedete, Daniel è un ragazzo pieno d’entusiasmo, determinato a sfondare in questa Lega», dice Tomas Mitell parlando del giovane Olsson, seduto al suo fianco. L’attaccante danese con licenza svizzera sorride e annuisce. Scarsamente utilizzato dagli ZSC Lions (21 presenze e una media di 5’ a partita nel 2025-26), il nativo di Copenaghen si sta ritagliando uno spazio importante nel line-up bianconero. Nelle prime 4 partite ha sempre giocato all’ala di capitan Thürkauf. Stasera a Langnau, lo vedremo invece con Shore e Lycksell. «Per me le cose stanno andando molto bene», dice Daniel. «Nelle prime gare ho avuto alti e bassi, ma credo che sia normale quando si arriva in una nuova realtà. Sono soddisfatto della mia intensità e della mia voglia di fare le cose giuste. A volte prendo ancora decisioni rivedibili, ma con l’aiuto dello staff e dei compagni posso progredire ogni giorno. Quando un giovane come me gioca in linea con attaccanti forti come il nostro capitano, deve innanzitutto capire qual è il suo ruolo e agire di conseguenza. Allo stesso tempo, però, non basta limitarsi a osservare i leader e seguirne l’esempio. Bisogna trovare il giusto mix, senza paura di assumersi delle responsabilità».

A ognuno il suo percorso

In Swiss League, con la maglia dei GCK Lions, Olsson ha messo in mostra doti da scorer (14 gol e 14 assist la scorsa stagione). Ora si tratta di adattarsi alla massima lega, addentata a piccoli morsi con la maglia dello Zurigo: «Avere così tanto spazio e poter mostrare ciò di cui sono capace è un dono. A livello giovanile ho vinto tutto e con la prima squadra dello ZSC ho potuto festeggiare il titolo nazionale del 2025 (tre presenze nei playoff, ndr.). Alla mia età è già tanta roba, ma ho ancora moltissimo da imparare. Chissà, magari sono davvero un portafortuna. Spero di aver portato a Lugano qualche vibrazione positiva».

Due giovani ex compagni di Olsson – Ustinkov e Segafredo – hanno fatto un percorso simile al suo, lasciando i Lions per il Rapperswil: «Ci sentiamo spesso, io e Daniil ci sfidiamo ogni giorno ai videogiochi. Sono entrambi felici del cambiamento quanto lo sono io, ma non c’è una scelta giusta per tutti. Dipende dal club in cui finisci. Per esempio, Kimo Gruber è rimasto a Zurigo e sta avendo le sue opportunità. Per me venire a Lugano è invece stata la decisione ideale. Potevo restare allo ZSC. E anche il Rappi si era interessato a me. Ma Steinmann è stato convincente. Inoltre, avevo sentito parlare molto bene di Mitell e del suo lavoro con i giovani».

Una famiglia sparsa per l’Europa

Nato a Copenaghen il 1. giugno 2005, Daniel si è trasferito a Zurigo a 9 anni, al seguito del padre Dennis, attivo nel settore farmaceutico. «Papà ha giocato nel campionato danese, mentre suo cugino Kim Staal è un mito del nostro hockey», racconta Olsson. «Oggi la mia famiglia è sparsa in mezza Europa. Quattro anni fa mio padre è tornato a Copenaghen, mentre mia madre è andata a vivere a Losanna per ragioni professionali, portando con sé le mie due sorelle, che sono gemelle. Papà ha fatto avanti e indietro ogni settimana tra la Danimarca e la Svizzera. Poi, quest’estate, ci sono stati ancora molti traslochi. Io sono venuto qui a Lugano, una delle mie sorelle è tornata a Copenaghen, l’altra è andata a studiare in Belgio. Mia mamma è rimasta a Losanna e ora è lei a fare tanti chilometri per potersi riunire con tutti noi».

Più svizzero che danese

Daniel parla perfettamente lo svizzero-tedesco: «Ho trascorso la maggior parte della mia vita qui e mi sento svizzero. Copenaghen e Zurigo sono simili, mentre Lugano ha una dimensione più intima, che io apprezzo. Non ho molti ricordi della mia infanzia in Danimarca. Quello che so sulla cultura del mio Paese d’origine l’ho imparato giocando per la Nazionale. Ho capito che i nordici sono dei gran lavoratori, ma anche a Lugano bisogna farsi trovare pronti. Infatti non sono mai stato così in forma».

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