L’ottimismo di Tapola: «Servirà positività»

Nonostante per lui e la sua squadra si avvicinino tempi di fuoco, l’allenatore dell’Ambrì Piotta non perde il sorriso. Dopo un saluto cordiale in italiano, con una rigorosa stretta di mano ladies first, Jussi Tapola racconta di stare migliorando il suo apprendimento della nuova lingua nel tragitto tra Bellinzona e la Gottardo Arena. Quando però il discorso si sposta sull’imminente serie di playout con l’Ajoie, il finlandese si fa serio. «Non mi aspetto degli incontri particolarmente tattici - rivela -. Mi immagino piuttosto tante emozioni, partite combattute e con continui ribaltamenti di fronte. Sarà una serie intensa, con grande dispendio di energie».
Che sia stato fatto un lavoro particolare anche sul piano mentale per evitare di temere i giurassiani? «Non parlerei di paura - chiarisce il coach -, ma di rispetto. Dobbiamo rispettare questa squadra e il loro modo di giocare, ed essere consapevoli che servirà il massimo livello per vincere anche solo una partita, e poi la serie. La preparazione è stata lunga, ora si tratta soprattutto di allenarsi e lavorare mentalmente, sì, per arrivare pronti».
Già, saranno match giocati sulle emozioni. Il divario tra le due squadre non è infatti profondo, e gli scontri stagionali lo confermano. I biancoblù si sono imposti tre volte su quattro, ma sempre sul filo del rasoio. «Sì, mi aspetto sicuramente una serie molto equilibrata», spiega Tapola. «Servirà la nostra miglior prestazione in ogni partita, ed è quello che vogliamo portare sul ghiaccio. So che tutti i giocatori daranno il massimo perché sono consapevoli di ciò che c’è in palio. Allo stesso tempo, però, vogliamo anche liberarci dalla pressione. Dobbiamo goderci i match, pensare a un cambio alla volta e divertirci a stare insieme sul ghiaccio. Possiamo viverla in due modi: giocare per non perdere o giocare per vincere. In fondo è la stessa cosa, ma cambia la mentalità. Se riesci a pensare sempre in ottica di vittoria, allora insegui qualcosa di positivo. Dobbiamo avere coraggio e affrontare la serie con uno spirito positivo, come se fossero i playoff».
L’apprezzata onestà di Jussi
L’allenamento alla vigilia di gara-1 alla Gottardo Arena è rimasto top secret, e Tapola non si è sbottonato quando gli è stato chiesto di rivelare qualche indizio sul line-up. «D’altronde non si può mai sapere cosa succederà prima di una partita. Mi è già capitato, per esempio nei playoff, di dover fare a meno di cinque giocatori per un match. Tutti, dunque, devono essere pronti a scendere in pista. È così che funzionano queste serie». Potrebbero dunque attenderci altre decisioni importanti nella formazione che scenderà sul ghiaccio stasera.
Nonostante alcune decisioni forti, l’allenatore leventinese è riuscito a trovare il consenso del gruppo, perfino di chi è stato messo momentaneamente da parte, come Inti Pestoni. Come mai? «Non saprei - sorride Jussi -. Cerco di fare del mio meglio per ogni giocatore e di aiutarli a esprimersi al massimo. Non tutti possono giocare sempre, vanno fatte delle scelte. Cerco però di essere sempre chiaro su cosa serve per guadagnarsi spazio o minuti. L’onestà è un valore fondamentale. I giocatori la apprezzano perché non lascia dubbi. Per me l’hockey è un gioco semplice e io cerco di essere coerente nei miei modi. Questo approccio lineare e diretto credo sia diventato un po’ il nostro DNA».
«Abbiamo una gran voglia di iniziare»
Da un finlandese all’altro, con la stessa quantità di positività. Anche Jesse Virtanen, alla vigilia di gara-1 con l’Ajoie, si è detto fiducioso: «Ci siamo allenati bene. Il gruppo è pronto». Per evitare che l’emozione prenda il sopravvento, servirà anche la calma di chi ha già vissuto molte battaglie. «Non ho mai giocato i playout, ma sono nel giro ormai da tanto - sorride il difensore leventinese -. Come squadra abbiamo parlato parecchio, di più che individualmente. Tutti si supportano, sanno cosa fare e hanno una gran voglia di iniziare».
Non è uomo di tante parole Virtanen. Ma è consapevole del suo ruolo all’interno dell’Ambrì: «Sento di avere della responsabilità sulle spalle, ma la vivo con naturalezza. Così come serenamente ho iniziato a sentirmi un leader. Ne ho preso coscienza quando ho lasciato la Finlandia, spostandomi in Svezia. Sono diventato improvvisamente un giocatore import, e con questo è cambiata la prospettiva: da novellino ero diventato uno dei profili su cui si puntava. Ma, appunto, non si è trattato di uno stravolgimento». E invece l’Ambrì riuscirebbe a identificare un momento in cui ha capito che la stagione era compromessa? «Non credo. È stato un anno complicato, in cui sono successe tante cose. Nonostante le difficoltà, però, fino alla penultima giornata abbiamo lottato e creduto di potercela fare, evitando i playout. Ma anche questo è lo sport. Sono convinto che i momenti più duri siano spesso il passaggio necessario per ritrovare quelli più belli».
Difensore tra i più impiegati, insieme a Tim Heed, Virtanen non sembra accusare la fatica. Anzi. «Io voglio giocare. Non ho bisogno di riposare, ho avuto tutta l’estate per farlo. Ci sono tanti ragazzi che vorrebbero scendere in pista e non possono. Io invece ho questa opportunità e ne sono felice».
