Luca Fazzini: «Adesso è il momento di stringere i denti»

«Nelle ultime due partite siamo stati meno lucidi del solito, ci sono mancate un po’ di energie, ma dobbiamo stringere i denti per un’altra settimana». A dirlo è Luca Fazzini, topscorer bianconero, rimasto a secco di gol e assist per due gare di fila, come non gli capitava dalla metà di novembre. E lo stesso vale per il suo «gemello diverso», Zack Sanford, che due sfide consecutive senza finire sul tabellino non le viveva addirittura dal 12 e 16 ottobre. Lo sniper momò e il centro statunitense, trascinatori della squadra a livello offensivo, sono l’emblema del weekend, nel quale il Lugano – chiamato ad affrontare le due migliori squadre del campionato – è apparso a corto di benzina e di alternative. L’ambiente resta giustamente sereno (per non dire euforico, come ha dimostrato il pubblico della Cornèr Arena) e l’accesso diretto ai playoff non è minacciato (+11 sul settimo posto occupato dal Rapperswil), ma la lunga pausa olimpica farà probabilmente bene alla squadra di Mitell, reduce da tre mesi giocati ad altissimo livello, sì, ma dispendiosi, vissuti tra assenze importanti e con lo scarso rendimento di alcuni stranieri.
Sekac non è Stransky
«Stringere i denti per un’altra settimana», dunque, come dice il «Fazz». Ancora tre partite, tutte in Ticino (due in casa contro Rapperswil e Ginevra, inframezzate dal derby di giovedì alla Gottardo Arena), poi il Lugano (ad eccezione dei suoi nazionali Thürkauf, Morini e Marco Zanetti) potrà tirare il fiato. E possibilmente svuotare l’infermeria, dopo aver giocato due gare con soli quattro stranieri e dopo aver perso anche Lorenzo Canonica negli ultimi minuti della sfida con il Davos. Se venerdì a Friburgo il carattere e lo spirito di sacrificio avevano permesso ai bianconeri di strappare almeno un punto, sabato contro i grigionesi la buona volontà non è bastata. Il Lugano ha retto per poco meno di mezz’ora, creando pochissimo in attacco (18 tiri in tutto, ma appena 9 nei primi 40 minuti) e subendo la costante pressione dei gialloblù. La doppietta di Stransky – un micidiale uno-due nello slot nel giro di 4 minuti – ha tagliato le stanche gambe di Thürkauf e compagni, che contro la squadra di Josh Holden hanno perso quattro partite su quattro, senza ottenere punti. Un divario evidente e indiscutibile, che si spiega anche (soprattutto?) con la differenza di valore del pacchetto straniero: superlusso quello assemblato dal Davos, da discount (con l’eccezione di Sanford) quello allestito da Steinmann. Eppure, fatte le debite proporzioni, sabato l’assenza di Emanuelsson e Dahlström si è fatta sentire. L’ala svedese garantisce velocità, rigore tattico, moto perpetuo e un fastidioso forecheck da zanzara; il suo connazionale è un uomo d’ordine prezioso per la difesa. Se Carrick appare in crescita, resta insufficiente e discontinuo l’apporto di Sekac e Perlini.
C’era poco da fare
Il gioco del Lugano richiede tanta energia a tutta pista. E quando le gambe non rispondono, diventa dura. «Venerdì sera a Friburgo abbiamo speso davvero tanto», ammette Luca Fazzini. «Sfidare un Davos riposato non è stato evidente. I grigionesi sono stati semplicemente più bravi di noi fin dall’inizio, mettendoci spesso sotto pressione. Nel primo tempo siamo riusciti a restare in partita, contrastando la loro velocità, ma poi la stanchezza si è fatta sentire. A furia di spingere, il Davos ha trovato un doppio vantaggio che di fatto ci ha condannati. Peccato, ma dobbiamo essere onesti: c’era poco da fare».
A volte il calendario dà, a volte toglie. A questo giro, il Lugano non è stato particolarmente fortunato. Ma la mancanza di brillantezza, come ammette il «Fazz», non ha a che fare soltanto con il valore degli avversari. «Davos e Friburgo sono due squadre fortissime e non per niente guidano la classifica, ma noi siamo stati un po’ meno lucidi rispetto alle ultime settimane. Detto questo, non possiamo mollare proprio adesso. Ci restano tre partite prima della pausa e vogliamo raccogliere più punti possibili. Faremo di tutto per riuscirci. Durante le Olimpiadi avremo tempo per recuperare le energie e riprenderci dagli acciacchi. Siamo un po’ corti. Oltre ai giocatori assenti per infortunio, ce ne sono altri che giocano nonostante qualche problemino fisico. Saper far fronte a queste difficoltà è stato un nostro punto di forza durante tutta la stagione. Se manca qualcuno, gli altri danno sempre qualcosa in più». Ma ogni tanto – aggiungiamo noi – avere un calo è fisiologico.
Blindare un posto nei «top 6»
La sfida di domani sera con il Rapperswil potrebbe chiudere i conti per la corsa al «top 6», mettendo il Lugano al sicuro dalle brutte sorprese. Fazzini, però, non vuole sentirsi troppo al sicuro: «Ogni punto conta e non possiamo permetterci di rilassarci. Vogliamo tornare subito a vincere e a imporre il nostro gioco. Per farlo, come detto, serve energia. Con 48 ore di riposo, saremo pronti per affrontare i Lakers davanti al nostro pubblico». Sabato, erano oltre 6.600 gli spettatori presenti alla Cornèr Arena. Anche dopo il quarto gol del Davos, la curva ha continuato a cantare, coinvolgendo le tribune in un clima impensabile fino a quattro mesi fa. «L’atmosfera è eccezionale», conclude Fazzini. «A dieci minuti dalla fine, con la gara ormai persa, i tifosi non hanno smesso di incitarci. Li ringraziamo per il loro calore e non vediamo l’ora di ripagarli con la prossima vittoria».
