Lugano, il solito tracollo: «Ma non facciamo le vittime»

Il solito crollo. Succedeva con l’infermeria vuota, figuriamoci adesso, con la squadra trasformata in un ospedale da campo. Parafrasando Niccolò Fabi, sembra quasi che al Lugano piaccia andare incontro ai calci in faccia. Con calma e indifferenza. Uno dopo l’altro: pim, pum, pam e pure pom. Dal pareggio di Senteler al 4-1 di Hofmann sono passati poco più di 8 minuti. E così, un primo tempo interpretato al meglio - con abnegazione difensiva, concentrazione, semplicità e cinismo in power-play - ha lasciato spazio all’ennesimo incubo. La squadra di Tomas Mitell sapeva come andava affrontata questa trasferta in piena emergenza. Lo ha dimostrato per 25 minuti. Poi se l’è dimenticato, iniziando a concedere centimetri nello slot, rimbalzi, penalità evitabili, transizioni indisturbate. Fino all’ormai tradizionale regalo di Robert Mayer, che ha originato il quarto gol dello Zugo perdendo il disco dietro la propria porta. Irritante. Nel terzo tempo, nonostante l’illusorio 4-2 di Lycksell, i padroni di casa hanno dilagato. E a chiudere in conti con il 7-2 è stato Samuel Guerra, ripudiato lo scorso anno da Mitell. Oltre al tracollo, la beffa.
Questione di orgoglio
Quella in programma giovedì alla Cornèr Arena contro il Losanna, oggi travolto addirittura 9-3 in casa dal Langnau, sarà dunque una sfida tra due squadre chiamate a ritrovare, prima di tutto, un po’ di orgoglio e di amor proprio. Le assenze bianconere pesano, nessuno si aspetta vittorie spumeggianti. Ma grinta, fame e attenzione per sessanta minuti, ora più che mai, non dovrebbero proprio mancare. «Nessuno di noi intende accettare la situazione e usare la scusa degli infortuni», assicura David Aebischer. «Significherebbe fare le vittime, e noi non siamo così. Non vogliamo mollare. Dobbiamo lavorare di più, imparare dagli errori e scrollarci questa frustrazione di dosso. I primi 20 minuti contro lo Zugo ci hanno dimostrato che possiamo giocare in modo intelligente ed efficace anche senza tutti i titolari a disposizione». Poi, nel periodo centrale, qualcosa si è rotto. «Abbiamo sprecato un paio di buone occasioni e abbiamo perso la bussola a livello mentale. Non siamo più stati puliti nel nostro gioco. Subire due o tre gol in rapida successione ci ha fatto male e purtroppo ci capita un po’ troppo spesso. Non deve più succedere, altrimenti diventa dura recuperare. È stata una brutta sconfitta, ma ora dobbiamo guardare avanti e rialzarci subito». Già sentita, vero?
