Hockey

Lugano, tante luci e poche ombre: la crescita passa dai nuovi stranieri

I playoff dei bianconeri sono finiti troppo in fretta, ma la stagione del rilancio ha portato idee chiare, entusiasmo e risultati oltre le attese - In un reparto offensivo trascinato da Fazzini e Sanford – confidando nel «vero» Kupari – sarà decisivo l’apporto di Innala e del secondo innesto «import»
© KEYSTONE/SAMUEL GOLAY
Fernando Lavezzo
29.03.2026 18:00

Poteva durare di più. Almeno fino a stasera. Forse domani avremmo comunque parlato dell’eliminazione del Lugano, in 5 partite invece che in 4. E non avrebbe fatto una gran differenza. Ma un po’ di rimpianti ci sono, per questi playoff volati via così in fretta, in una settimana esatta, in 240 minuti netti, senza neanche l’emozione di un overtime. Una vittoria, i bianconeri l’avrebbero meritata. Soprattutto all’inizio della serie. Ma il maggior opportunismo dello Zurigo ha fatto la differenza in ogni sfida. E i numeri sono impietosi. Il Lugano ha segnato 5 gol in 4 partite. Il solo Denis Malgin, protagonista assoluto, ha totalizzato 9 punti. Nella stagione della rinascita e del rilancio, della ritrovata chiarezza e del rinnovato affiatamento con il pubblico, l’HCL si è riavvicinato alle migliori squadre della lega. Ma il divario, come è logico che sia dopo il penultimo posto del 2024-25, è ancora importante. E sono stati proprio i playoff contro i duplici campioni in carica, dopo una regular season vissuta al di sopra delle attese, a evidenziare le principali lacune della rosa. Nel complesso, però, la stagione del Lugano passa agli archivi con il segno «+». Tante luci, qualche ombra, indubbi margini di crescita. Vediamo tutto nel dettaglio. E diamo i voti.

I portieri

Il Lugano ha un problema con i portieri? Sì e no. Il confronto con il ceco Simon Hrubec, pedina fondamentale nei recenti trionfi degli ZSC Lions, ha accentuato i difetti di Niklas Schlegel (voto 5-), protagonista di una bella regular season, ma incapace di «rubare» le gare che contano. A ben guardare, però, lo Zurigo ha realizzato gran parte dei suoi gol in contropiede. Detto altrimenti, «Schlegi» è stato spesso abbandonato. Resta però emblematico che non ci fosse lui tra i pali nella decisiva gara-4. Già l’anno scorso non c’era lui – bensì Huska – nelle sfide più delicate dei playout. Nel 2022, dopo il 4-0 subìto nei quarti dallo Zugo, la dirigenza bianconera sottolineò la differenza tra Genoni e Schlegel, optando per l’ingaggio di un portiere straniero: Mikko Koskinen. Quest’ultimo giocò da titolare i playoff del 2023 contro il Ginevra, mentre Niklas si riprese il posto in quelli del 2024, a partire da gara-3 contro il Friburgo, rientrando da un lungo infortunio. Ora la sfida, per il «goalie coach» Antti Ore, sarà quella di farlo rendere al massimo livello - mentale e tecnico - nei giochi per il titolo. Dal canto suo, Joren van Pottelberghe (4,5) ha disputato un’onestissima stagione da «back-up», dopo anni di brutti infortuni. A settembre si ripartirà con la stessa coppia. Ma all’orizzonte si intravede la sagoma di Elvis Merzlikins: lui sta pensando al ritorno, la società sembra pronta a riaccoglierlo. Forse già nel 2027-28.

Gli stranieri

Un Lugano con tante luci e poche ombre, dicevamo. Ecco: le ombre sono qui, nel pacchetto straniero. Il migliore è stato Zach Sanford (voto 5,5), per mesi trascinatore dell’attacco (in linea con Fazzini e Canonica), con un impatto offensivo più importante del previsto. A furia di tirare il carretto, è arrivato a febbraio con il fiato corto e nei playoff non ha più fatto la differenza. Ma il rinnovo per due anni è meritato. Attorno a lui si può costruire parecchio. Promosso anche Calle Dahlström (voto 5), rilanciato dal nuovo staff tecnico e prezioso stabilizzatore del gioco difensivo. Anche lui in calo nei playoff, dopo un infortunio che lo ha forse condizionato. Einar Emanuelsson (5-) si è fatto apprezzare per dinamismo e intelligenza tattica, arrivando un po’ dal nulla dopo l’addio di Linus Omark (4,5). Opinione diffusa: tenerlo come settimo straniero non sarebbe una brutta idea. Connor Carrick (4,5) ha ancora un anno di contratto, ma potrebbe partire, soprattutto se venisse confermato l’ingaggio del difensore finlandese Lassi Thomson. Lo statunitense non ha sfigurato, si è ben integrato ed è stato tra i più positivi nei playoff, ma è stato incostante e non è mai diventato il punto di riferimento del power-play, specialità in cui ha giocato meno di Alatalo. L’elenco dei bocciati parte da Jiri Sekac (3+), soprannominato «vorrei ma non posso». Nessuno può accusarlo di scarso impegno, ma la concretezza è tutt’altra cosa. Peggio di lui ha fatto Brendan Perlini (3), infortunatosi proprio quando sembrava in crescita e mai più tornato a livelli accettabili. Mike Sgarbossa (3+) non ha trovato la sua collocazione ed è partito in gennaio, destinazione Berna. Non giudicabile Curtis Valk (s.v.), ingaggiato per tappare i buchi. Un discorso a parte lo merita Rasmus Kupari (s.v., ma 5 sulla fiducia). Infortunatosi già alla prima giornata (commozione cerebrale), il centro finlandese è rientrato soltanto dopo la pausa olimpica. Nei playoff la sua forma è cresciuta e gli ha finalmente permesso di lasciar intuire il suo grande potenziale: ha ancora un anno di contratto e potrebbe essere il miglior acquisto della prossima stagione.

La difesa

Dopo aver avuto la miglior difesa della regular season insieme a quella dello Zurigo, nei playoff il Lugano si è snaturato e destrutturato, concedendo troppo spazio alle micidiali transizioni dei Lions. Colpa di tutto il sistema e non solo dei terzini, ben inteso. Detto questo, il reparto lascia ben sperare anche per l’anno prossimo, soprattutto se dovesse arrivare il tanto atteso playmaker/blue liner (forse Thomson, appunto). Di Dahlström e Carrick abbiamo già scritto. E i difensori svizzeri? Ad eccezione di Samuel Guerra, mai considerato da Mitell, saranno tutti presenti a settembre. Santeri Alatalo (5-) ha alzato il suo livello rispetto alla scorsa stagione, limitando gli errori e trovando più costanza in regia. Mirco Müller (5+) ha mostrato la sua versione migliore, con tanta solidità e un bottino di 16 assist. Anche David Aebischer (4,5) si è lasciato alle spalle un 2024-25 da incubo, migliorando a tutta pista. Meno appariscente in fase offensiva, Jesper Peltonen (5-) si è confermato affidabile e vanta il miglior bilancio tra i terzini bianconeri (+16). Brian Zanetti (4) ha vissuto tra alti e bassi una stagione da settimo difensore: un ruolo non facile, ma il futuro gli appartiene. Incoraggianti le prime prestazioni di Enea Togni (s.v.). Nick Meile (s.v.) ha fatto da comparsa e se ne andrà a Visp.

L’attacco

Degli attaccanti stranieri abbiamo scritto. Val la pena aggiungere che la partenza di Omark ha lasciato un vuoto in termini di creatività. Non per nulla il primo acquisto straniero per la prossima stagione è un puro talento offensivo: Jere Innala. Nei playoff è emersa tutta la sterilità della squadra e quindi anche il secondo nuovo attaccante d’importazione dovrà permettere un salto di qualità in termini di efficacia realizzativa.

Ma veniamo agli attaccanti svizzeri. Luca Fazzini (6-) è stato il miglior marcatore elvetico di National League e ha siglato il suo record personale di punti in regular season (47), alimentato più dagli assist (31) che dai gol (16, che lui stesso reputa pochi). Al di là dei numeri, il «Fazz» ha confermato la sua crescita a tutta pista e in termini di leadership, pur calando nei playoff. Al suo fianco ha vissuto la sua miglior stagione tra i professionisti Lorenzo Canonica (5), scopertosi freddo sotto porta. Un infortunio ha condizionato il suo finale di stagione, ma «Lollo» vanta il miglior bilancio personale della squadra: +16. Nei playoff è mancato il contributo offensivo di Calvin Thürkauf (5-) e Dario Simion (4,5), due giocatori che in regular season sono arrivati entrambi a 15 reti e su cui Tomas Mitell ha cucito un ruolo prettamente «two-ways». Si sono rivelati duttili e preziosi i gregari della quarta linea, guidata con carisma da Giovanni Morini (4,5), al cui fianco si sono mossi con energia Marco Zanetti (4+), Aleksi Peltonen (4+) e il più sfortunato Alessio Bertaggia (4). Ramon Tanner (4+) si è guadagnato il rinnovo con carattere e versatilità, ma man mano ha perso concretezza. Incoraggianti i primi passi in NL di Cyrill Henry (s.v.).

Lo staff tecnico

Con pazienza, idee chiare e grandi doti nella comunicazione e nella gestione del gruppo, Tomas Mitell e Stefan Hedlund (voto 5,5) hanno ribaltato il Lugano, portandolo dai playout al quinto posto, trasformando una difesa colabrodo in un punto di forza e ridando fiducia a giocatori smarriti. Qualche buona abitudine si è persa nei playoff, dove la qualità dei singoli ha però influito molto.

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