Amarcord

«Manu» Celio, pioniere biancoblù alla Coppa Spengler

Nel 1990 fu il secondo ticinese dopo Alfio Molina a partecipare al torneo grigionese: «Disputare la rassegna era il sogno di papà “Cipi”: per me rappresentò un’opportunità di crescita» – Giovedì scatta la 93. edizione con i leventinesi
Manuele Celio in azione con la maglia del Kloten durante la Coppa Spengler disputata nel dicembre del 1990. ©Keystone/Arno Balzarini
Massimo Solari
24.12.2019 06:00

Per l’Ambrì Piotta sarà una prima storica. Non per alcuni suoi giocatori, che nel recente passato la Coppa Spengler l’hanno disputata (e anche vinta) con altre squadre. Già, ma chi fu il pioniere biancoblù al celebre torneo grigionese, al via dopodomani?

Per rispondere al quesito bisogna fare un salto indietro di quasi 30 anni, per l’esattezza al dicembre del 1990. Un’edizione singolare, quella andata in scena allora, poiché – udite udite – priva del padrone di casa. Precipitato addirittura in Prima Lega al termine della stagione precedente, il Davos per l’occasione venne sostituito dal Kloten formato «Selection». Ed è proprio nel club zurighese che ai tempi militava un 24.enne venuto grande alla Valascia e in carriera fedele solo all’Ambrì e, appunto, agli aviatori: Manuele Celio.

Al bar con Slava e Andrei

«Prendere parte a quella rassegna fu un onore» sottolinea l’attuale direttore del settore giovanile dell’HCAP. Prima di Celio solo un altro ticinese ebbe oltretutto il privilegio di trascorrere gli ultimi giorni dell’anno alla Spengler: l’ex portiere e leggenda bianconera Alfio Molina, negli anni Settanta presente con la nazionale rossocrociata. E a proposito di bandiere. Dalle pagine ormai ingiallite del Corriere del Ticino apprendiamo che la Spengler era un «sogno proibito» di Cipriano «Cipi» Celio, padre di Manuele e mitico attaccante biancoblù degli anni Sessanta. «È vero. E in effetti quando scoprì che saremmo andati a Davos me lo confessò, dicendosi molto contento della chance che mi era capitata fra le mani» ci conferma il figlio «Manu». Ma al di là dell’orgoglio – aggiunge – «fu una settimana speciale dal punto di vista sportivo: da un lato una festa dell’hockey dall’altro una competizione di alto livello».

Anche perché quel Kloten venne rinforzato da due autentiche superstar, prestate dal Friburgo: Slava Bykov e Andrei Khomutov. «Imparai molto da loro. Condividendo lo spogliatoio ma anche solo uscendo la sera e bevendo qualcosa insieme. Potermi confrontare con personalità del genere arricchì ulteriormente l’esperienza alla Spengler. Restai colpito da come preparavano il match. Sia Bykov sia Khomutov il mattino erano le persone più tranquille di questa terra, si permettevano di scherzare anche. A due ore dall’ingaggio d’inizio però cambiavano radicalmente atteggiamento: la maniera con la quale riuscivano a focalizzarsi sulla prestazione era impressionante».

Volek e il pubblico indispettito

A completare il cosiddetto «blocco sovietico» degli aviatori c’erano i difensori Voshakov (dal Coira) e Zubkov (Français volants di Parigi) oltre all’attaccante Schastin (Martigny). Una quintetto stellare che il tecnico Pavel Volek tuttavia non volle mai schierare unito, facendo indispettire e non poco il pubblico. Celio non smentisce: «Era un ottimo allenatore, ma con la tipica mentalità dell’est. Tradotto: c’era solo un modo d’intendere l’hockey e cioè il suo. Mentre tutto quanto veniva desiderato da altri veniva appositamente ignorato. Il tecnico ceco inoltre non impostò la settimana per vincere il torneo ma per preparare, senza troppi rischi, il campionato». Il risultato? Il Kloten chiuse il girone all’ultimo posto con zero punti. «Un vero peccato. La squadra era forte, ma forse non ancora pronta per competere con il livello di avversari come Spartak Mosca, Team Canada e Färjestad. Non tutti, inoltre, scesero sul ghiaccio con la giusta motivazione».

Tocca ai ragazzi di Cereda

Celio, al contrario, risultò tra i migliori: «Sì, le cose andarono bene: disputai un buon torneo, avendo anche la possibilità di giostrare in linea con uno come Kent Nilsson». Ad ogni modo più che dei singoli giocatori a «Manu» piace rammentare l’ambiente che già allora pervadeva Davos. «La Coppa come evento è ciò che più mi è rimasto addosso. Non bisogna dimenticare che l’hockey svizzero si era aperto al mondo da poco. La caduta del muro di Berlino era freschissima e quindi la conoscenza della mentalità e del gioco di avversari russi o cechi – come fu il caso nel 1990 – costituiva un’opportunità di crescita». E non a caso, rileva Celio, «forse anche grazie a quella esperienza tra il 1993 e il 1996 arrivarono quattro titoli».

Un cammino che sognano di poter emulare anche i tifosi dell’Ambrì, che si presenta alla Spengler sì con l’infermeria affollata ma sulle ali dell’entusiasmo. «L’hockey moderno è fatto di grande pattinaggio, forecheck e l’Ambrì pratica esattamente questo tipo di gioco. A Davos la squadra non dovrà insomma snaturarsi e anzi potrà accumulare ulteriore esperienza internazionale dopo i buoni riscontri già avuti in Champions League. Il tutto provando magari qualcosa di nuovo e godendosi le partite senza la grande tensione presente in campionato». E qualora a Luca Cereda dovesse servire un buon consiglio potrà sempre contare su «Manu», pioniere biancoblù alla Coppa Spengler.

Le squadre presenti alla 93. edizione della Spengler

Ambrì Piotta

Mai i biancoblù avevano preso parte al torneo grigionese. Detto ciò la squadra allenata da Luca Cereda potrà fare affidamento su alcuni giocatori che la Spengler l’hanno già disputata e anche vinta. Matt D’Agostini ha ad esempio partecipato a tre edizioni della rassegna con il Team Canada, vincendo nel 2015 e nel 2017. A laurearsi campione proprio lo scorso anno era invece stato il portiere Daniel Manzato, per l’occasione girato ai finlandesi del KalPa Kuopio di Sami Kapanen. Pure Michael Ngoy(con il Friburgo) e Michael Fora (Team Switzerland) hanno già disputato il torneo. Da notare inoltre che pure leventinesi potranno contare su alcuni rinforzi.

Salavat Yulaev Ufa

I russi, allenati da Nikolai Tsulygin, hanno sfiorato a due riprese la vittoria della Spengler: nel 2007 e nel 2014. Presente al torneo anche nel 2012, la squadra di KHL può contare su uno «straniero» stellare, nonché vecchia conoscenza dell’hockey svizzero: lo svedese Linus Omar, capace di totalizzare 69 punti con lo Zugo nella stagione 2013-14. Attualmente il Salavat Yulaec Ufa occupa il 6. posto della Eastern Conference.

TPS Turku

Allenati da Marko Virtanen, i finlandesi tornano a Davos dopo esserci già stati nel 2001 e nel 2002. Da notare che sulla panchina, in qualità di assistente allenatore, ci sarà l’ex bianconero Kimmo Rintanen. E a proposito di HCL: nel roster della squadra figura anche Ilari Filppula, alla Resega tra il 2014 e il 2016. Occhi puntati sull’attaccante Lauri Pajuniemi, classe 1991, grande promessa dell’hockey finlandese e sin qui autore di 27 punti (19 gol) in 29 gare in campionato. Per il TPS le cose non vanno però benissimo: la squadra è ultima in classifica.

Davos

Ai padroni di casa la vittoria finale manca dal 2011. Tenuto conto delle ottime prestazioni in campionato, il Davos di Christian Wohlwend figura senza dubbio tra le favorite per la conquista del torneo. La squadra grigionese sarà inoltre rinforzata da tre stranieri, pescati direttamente dalla National League: Harri Pesonen dal Langnau e Danny Kristo e Casey Wellmann dal Rapperswil.

Team Canada

La squadra affidata a Craig MacTavish sarà composta da 13 giocatori che militano nel nostro campionato, tra cui il biancoblù Scottie Upshall e il bianconero Paul Postma. All’ultimo i canadesi hanno dovuto rinunciare a Cory Emmerton, sostituito dall’attaccante del Kloten Éric Faille. Nelle ultime quattro edizioni il Team Canada ha raggiunto quattro volte la finale, vincendo le edizioni 2015, 2016 e 2017.

Ocelari Trinec

La squadra ceca era presente a Davos anche l’anno scorso. Diretta da Marek Zadina è chiamata al riscatto, dopo aver chiuso all’ultimo posto il gruppo Torriani ed essere stata eliminata allo stadio delle pre-semifinali. All’Ocelari Trinec ad ogni modo non mancano le credenziali, dal momento che la scorsa primavera si è laureato campione in Repubblica Ceca. Attualmente, in campionato, occupa per contro il quinto posto.