HC Lugano

Mitell: «Il mercato? Non mi compete, ma potendo scegliere vorrei un attaccante»

Il tecnico bianconero parla dell'infortunio di Canonica, delle condizioni di Dahlsträm, Emanuelsson e Marco Zanetti e dell'ultima licenza straniera a disposizione
© CdT/Gabriele Putzu
Fernando Lavezzo
26.01.2026 22:27

Fuori un altro. Per la sfida casalinga di domani sera con il Rapperswil, Tomas Mitell dovrà fare a meno di Lorenzo Canonica. Infortunatosi sabato contro il Davos, l’attaccante ticinese – 13 gol e 7 assist in stagione – rientrerà verosimilmente dopo la pausa olimpica, tra un mesetto. «Non siamo preoccupati per il suo finale di stagione, ma difficilmente lo rivedremo sul ghiaccio in quest’ultima settimana prima dei Giochi», spiega il tecnico svedese del Lugano. Come nelle ultime gare perse contro Friburgo e Davos, domani i bianconeri dovranno inoltre accontentarsi di schierare solo quattro stranieri. «Confidiamo di recuperare Dahlström e forse anche Emanuelsson in settimana, ma non saprei quando». E poi c’è Marco Zanetti, che le Olimpiadi le giocherà con la nazionale italiana: «Potrebbe recuperare già per il weekend, di certo non vogliamo rischiare e mettere a repentaglio la sua presenza a Milano. Se starà bene, disputare una o due partite prima delle Olimpiadi sarebbe la cosa ideale per lui, per gli azzurri e anche per noi».

Nell’attesa di svuotare l’infermeria, Mitell ha ridisegnato le linee. Sekac prenderà il posto di Canonica al fianco di Sanford e Fazzini, mentre Perlini si unirà a Thürkauf e Simion. Ci sarà spazio anche per gli juniores Henry e Besanidis: il primo si è allenato con Tanner e Bertaggia, il secondo con Morini e Aleksi Peltonen.

Questione di profondità

In questa situazione di emergenza, nonostante una classifica confortante e una lunga pausa all’orizzonte, torna d’attualità il mercato. Ai bianconeri resta una sola licenza straniera, dopo averne «bruciate» tre con lo sfortunato Kupari, il supplente Omark e l’insoddisfacente Sgarbossa. «Il mercato non mi compete, ho piena fiducia in Janick Steinmann», premette Mitell. «Il nostro general manager è sempre vigile e prenderà la decisione migliore per la squadra. Sono contento degli stranieri che ho a disposizione, ma c’è effettivamente un problema di profondità della rosa. L’ultimo weekend ci ha insegnato che per competere contro le migliori squadre del campionato dobbiamo essere al completo. Altrimenti, come si è visto, diventa dura. Siamo stati bravi a difenderci, ma offensivamente sono state due gare difficili». Se Mitell potesse scegliere, che ruolo avrebbe il nuovo (e ultimo) straniero? «In difesa siamo ben coperti e siamo sempre stati sani, quindi direi un attaccante, per una questione numerica». Agli occhi del coach, un rinforzo offensivo non rappresenterebbe una bocciatura per Perlini e Sekac. «Credo che possano entrambi fare qualcosa in più a livello produttivo, come era capitato in quel periodo trascorso in linea insieme, subito dopo l’infortunio di Jiri e prima dell’infortunio di Brendan. Devono ritrovare il ritmo, ma li apprezzo: lavorano sodo per la squadra e si impegnano».

Un'occasione per Brian Zanetti

Per ogni giocatore che entra in infermeria, ce n’è uno che guadagna minuti di ghiaccio. È il caso di Brian Zanetti. Dopo una stagione da settimo difensore, con una media di 9’35’’ a partita (tutti in 5 contro 5), il 22.enne ticinese sta approfittando dell’assenza di Dahlström. Venerdì a Friburgo ha giocato 12’12’’, per poi salire a 15’08’’ contro il Davos. «Non sento maggiore pressione, anzi, così è più semplice entrare nel ritmo partita», dice Brian, che la stagione scorsa a Langnau era il quarto difensore più utilizzato da Paterlini con una media di 17’43’’ e tanto spazio in inferiorità numerica. «Sapevo che tornando a Lugano avrei trovato molta concorrenza. È una sfida che ho raccolto volentieri e che mi spinge a mostrare ogni giorno le mie qualità, in partita e in allenamento. Come settimo difensore, la sfida è anche mentale: devi restare dentro la partita, ben concentrato. E quando tocca a te, devi trovare subito l’intensità giusta. L’organizzazione difensiva su cui lo staff tecnico ha insistito sin dal primo giorno mi aiuta ad avere sempre le idee in chiaro».

Sabato sera, Brian è andato a bisticciare «faccia a faccia» con Brendan Lemieux, focoso canadese del Davos. Sarebbe disposto a gettare i guanti per una bagarre? «In questa lega capita raramente, quindi direi di no, ma siamo tutti pronti a difenderci l’uno con l’altro, soprattutto contro squadre così forti, che sanno giocare un ottimo hockey, ma hanno anche un alto livello di aggressività».

«Brian – spiega Mitell – non è il nostro settimo difensore per demeriti suoi, ma per meriti dei 6 che gli stanno davanti. Lui è ancora giovane, ma ha già il pacchetto completo per avere successo: sa giocare con il disco, sa battagliare, ha forza fisica. Accumulando esperienza, potrà crescere in ogni aspetto». «Tra i miei compagni – conclude Zanetti –, mi ispiro soprattutto a Mirco Müller, per la pazienza con il disco e in zona difensiva. Ma non è il solo: poche squadre hanno così tanta qualità dietro».

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