Ambrì Piotta

Mottis: «La salvezza è un sollievo, ma il lavoro da fare resta enorme»

Intervista al presidente leventinese, all'indomani della vittoria nei playout contro l'Ajoie: «Siamo felici per la strada imboccata, per i segnali che stiamo avendo dallo staff tecnico e dai giocatori che rimarranno»
© Ti-Press/Andrea Branca
Fernando Lavezzo
01.04.2026 12:32

Davide Mottis, la salvezza è stata la sua prima gioia da presidente o il suo primo sollievo da presidente?
«Con tutto il lavoro che abbiamo fatto e soprattutto che abbiamo ancora da fare, potersi permettere di non pensare più alla salvezza è sicuramente un sollievo».

Ieri sera lei era a Porrentruy. Può raccontarci l’ambiente dopo la vittoria in gara-4?
«Ho percepito, da parte della squadra e dello staff tecnico, una grande gioia, legata però, anche quella, a un senso di sollievo. Chiudere in quattro partite non era affatto scontato. In fin dei conti, però, ci siamo salvati, non abbiamo vinto nulla. Come ha detto anche Tapola, è strana la sensazione di vincere e smettere di giocare. Di solito vinci per continuare. Archiviare una serie di playout in maniera così solida è un buon segnale, ma allo stesso tempo, diciamolo pure, la salvezza era il minimo che ci si potesse aspettare. È l’epilogo di una stagione difficile e tribolata su tutti i livelli. In particolare su quello sportivo, anche se noi, come CdA, siamo più preoccupati di dove ricostruire e crescere anche dal punto di vista societario e aziendale».

Quali indicazioni positive varrà la pena portare avanti, in ottica futura, da queste quattro partite di playout?
«Le mie considerazioni e quelle del CdA non sono di carattere tecnico. Detto questo, ci ha dato soddisfazione vedere che la strada imboccata sembra essere quella giusta. Avevamo scelto di proseguire con Tapola, offrendogli un contratto a lungo termine, perché ci dava determinate garanzie di competenza e di strategia. Anche nelle scelte dolorose, difficili, critiche e rischiose, come la separazione da DiDomenico, abbiamo seguito la sua linea. Ed è stata pagante. Poi, certo, di questa serie ci è piaciuto anche il carattere della squadra. Così come la lucidità e la freddezza. Anche in gara-4 ci sono stati momenti in cui l’Ajoie avrebbe potuto rientrare, ma non si è mai visto panico. Sembra proprio che Tapola abbia le idee in chiaro e che queste idee, questa calma, le sappia trasmettere ai giocatori»

Proprio il rinnovo triennale di Tapola prima dei playout sembra aver dato certezze e serenità al gruppo. A dimostrazione che uno spogliatoio non è mai impermeabile a ciò che succede negli uffici.
«Assolutamente. Si dice che giocatori e dirigenti non leggano i giornali e i blog, ma non è vero, lo fanno. Quando abbiamo scelto di confermare Tapola per le prossime tre stagioni e di comunicarlo in quel momento, volevamo dare un segnale forte. Per far capire che il club aveva le idee in chiaro e che questa linea doveva essere evidente anche per i giocatori. In quel momento la squadra era un po’ disorientata. Lo capivamo, lo avevamo percepito, ci erano arrivati dei segnali: i ragazzi avevano bisogno una linea chiara. I benefici si sono visti, a livello collettivo e individuale. E torno a dire, senza volerlo dipingere come il cattivo della situazione, che anche la scelta fatta su DiDomenico è stata un segnale forte, importante: bisogna andare tutti insieme, come gruppo, nella stessa direzione».

Ora sarà importante relativizzare la serie con l'Ajoie ed evitare un eccessivo entusiasmo per il lieto fine. Concorda?
«Certo. Ripeto: ci siamo salvati, non abbiamo vinto nulla. Dobbiamo essere felici per la strada imboccata, per i segnali che stiamo avendo dallo staff tecnico e dai giocatori che rimarranno. E anche dall’ambiente: è piacevole vedere che si sta un po’ ricucendo lo strappo con la tifoseria. C’era un po’ di sfiducia, una mancanza di credibilità, come avevamo già sottolineato in occasione dell’assemblea di inizio febbraio. Vedere questi segnali positivi è estremamente positivo, incoraggiante e stimolante. Allo stesso tempo, rimaniamo con i piedi per terra, perché il lavoro da fare è ancora enorme, sia a livello sportivo, sia a livello aziendale e societario. Ieri sera ci siamo tolti un pensiero. Ma adesso dobbiamo continuare a lavorare sulla linea tracciata negli ultimi due mesi».

In questo senso, quali sono i passi più urgenti?
«Abbiamo detto subito, in assemblea, che gli obiettivi del nuovo CdA erano quelli di recuperare un po’ di credibilità, dare stabilità a tutto l’ambiente, recuperare fiducia e creare le premesse per una stabilità finanziaria. Ecco, queste continueranno a essere le nostre priorità, le nostre urgenze, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi».

E cosa hanno già potuto fare Davide Mottis e il nuovo CdA in questi primi due mesi?
«Abbiamo subito fatto delle riunioni per cercare di stabilire le strategie e le linee da seguire a medio-lungo termine, che però imponevano e impongono determinate decisioni e misure già a corto termine. Abbiamo elaborato un documento che ci servirà da guida. Il CdA è molto determinato in questo senso e stiamo andando avanti su vari livelli: sportivo, finanziario, operativo, organizzativo. Pian pianino, ma neanche troppo, vogliamo migliorare a tutti i livelli. Dobbiamo certamente crescere a livello sportivo, tornando ambiziosi, nel limite delle nostre possibilità, senza accontentarci».

Il tifoso Mottis e il presidente Mottis hanno già trovato un equilibrio?
«Direi proprio di sì. Se ripenso ad alcune decisioni che sono state prese recentemente, tipo quella di DiDomenico, i tifosi hanno fatto fatica a capirla. E io posso comprenderli. Ma in quel momento lì, come CdA, ci siamo detti di dover fare gli amministratori, mettendo da parte il cuore. Poi, è chiaro, ancora ieri sera ero nervoso soprattutto come tifoso. E ho gioito soprattutto come tifoso. Ma un minuto dopo, sono tornato a mettere il cappello da dirigente. E già durante il viaggio di ritorno ci siamo sentiti con i colleghi per pianificare l’attività di questi giorni. Tolto il pensiero della salvezza, siamo già focalizzati sul lavoro che dobbiamo fare come amministratori».

Il direttore sportivo Lars Weibel dovrà lavorare nell’ombra ancora per qualche mese, con in mezzo settimane impegnative al servizio della Nazionale. Avete comunque trovato il modo di far funzionare le cose o un po’ vi pesa questa situazione?
«È chiaro che poterlo avere al 100% sarebbe una soluzione ideale e non vediamo l’ora che sia effettivamente così, senza restrizioni. Detto ciò, più che operare nell’ombra, Lars opera al buio, nel senso che fa davvero le ore piccole per l’Ambrì. Anche ieri sera, tornando da Porrentruy, abbiamo parlato tanto. Lui deve rispettare i suoi impegni con la Nazionale e lo sta facendo. Davanti ha un obiettivo importantissimo come un Mondiale casalingo e gli auguro di finire al meglio la sua esperienza come dirigente rossocrociato. Ma con lui, Alessandro Benin, il CEO Andreas Fischer e tutto il CdA, abbiamo raggiunto un equilibrio e una modalità operativa che ci consente di prendere le decisioni giuste. Le riflessioni e le valutazioni che sono state fatte, così come le decisioni che sono state prese, sono il frutto di un lavoro di gruppo sotto l’input di Weibel, che ci ha dato le sue linee guida e le sue idee».

Vedere un Nathan Borradori subito importante, ha riportato alla mente i playout del 2017, quando l’Ambrì di Gordie Dwyer si affidò ad alcuni giovani dei Ticino Rockets, di cui Davide Mottis era presidente. Anche lei ha avuto la stessa sensazione?
«Si, certo, sono dinamiche simili da cui si può ripartire. Borradori è stato forse una sorpresa per tanti tifosi, ma non lo è per chi lo ha visto all’opera nei Bellinzona Snakes e prima ancora nel settore giovanile dell’HCAP. È molto positivo vedere che Tapola gli abbia dato tutta questa fiducia, questa responsabilità. Lui ha colto l’occasione al volo e per l’Ambrì è molto importante vedere che si può ancora contare sul risultato del lavoro svolto nel vivaio. Dietro a Nathan, ce ne sono altri che potranno arrivare in futuro. Detto questo, anche il settore giovanile andrà migliorato. Interverremo per farlo crescere ulteriormente. Ma una base importante c’è già» .

Come gestire idealmente la situazione di Pestoni, finito ai margini nelle ultime settimane, ma ancora sotto contratto per la prossima stagione?
«Non possono essere messe in discussione le qualità di Inti, sia come giocatore, sia come persona. È chiaro che per lui è stato un momento difficile e dispiace anche a tutti noi. Detto ciò, Pestoni è un ragazzo intelligente e ha capito benissimo la situazione. Sa cosa deve fare per recuperare la fiducia dell’allenatore, lo ha detto lui stesso in alcune interviste recenti. E sono sicuro che lo farà durante l’estate. Lo stesso Tapola ieri sera ha affermato che con Inti si ripartirà da zero. Avrà la sua chance come tutti gli altri e noi per primi speriamo di poterlo recuperare. L’Ambrì ha ancora bisogno di lui, non solo come personaggio rappresentativo, ma anche come giocatore di valore».

Si ritira un elemento esperto come Bürgler. Cosa ha capito di lui in questi due mesi? E ci sarà margine per inserire in rosa un giocatore svizzero di esperienza che possa sostituirlo?
«Dario l’ho conosciuto anche fuori dal ghiaccio, è una persona estremamente intelligente, pacata, equilibrata. Un vero signore. So che nello spogliatoio è stato molto prezioso, anche in questa fase. Ad esempio ha preso Borradori sotto la sua ala e lo ha aiutato tantissimo. È sicuramente una perdita per il gruppo. Ha dato molto sportivamente, umanamente e caratterialmente. La sua professionalità è stata un esempio, così come la sua determinazione. Che ci sia spazio o meno per ingaggiare un uomo di esperienza, non spetta a me dirlo. Dovete chiederlo a Weibel, sulla base del budget che noi gli abbiamo già messo a disposizione. Uno come Dario, comunque, non lo vai a prendere in un altro spogliatoio: lui si è creato un ruolo nel gruppo negli anni, dimostrando il suo valore ogni giorno».

Per chiudere, come immagina l’Ambrì di settembre?
«Immagino un Ambrì ricostruito con un’energia nuova. Con voglia di crescere e ambizioni giuste, commisurate alle disponibilità. Il tutto seguendo la linea che è stata tracciata alla fine di questa stagione. Come ha detto Weibel, ci vorrà un periodo di riassestamento. Quello che lui ha chiamato rebuild. Ma questo, appunto, non esclude l’ambizione».