Hockey

Nicole, un bronzo per il Ticino: «Che gioia, non ci sto capendo niente»

Vallario è al settimo cielo dopo la vittoria contro la Svezia nella finale per il podio olimpico: «Ci ripaga di tutti i sacrifici fatti in questi anni»
Nicole Vallario (a sinistra) festeggia con i parenti in tribuna. © AP/Petr David Josek
Fernando Lavezzo
19.02.2026 19:00

Grazie a Nicole Vallario, anche il Ticino si mette al collo una medaglia olimpica a Milano Cortina 2026. In attesa di ricevere ufficialmente il bronzo, che verrà consegnato solo dopo la finalissima tra USA e Canada, la difensora ticinese della nazionale rossocrociata è al settimo cielo. L'abbiamo incontrata con i pattini ancora ai piedi. 

Nicole, come hai vissuto il gol vittoria di Alina Müller?

«Non l'ho neanche visto, ero seduta a riprendere fiato. Ma ho visto le mie compagne saltare in aria e allora mi sono buttata in pista insieme a loro. Faccio ancora fatica a realizzare, non ci sto capendo niente. Ed è una bellissima sensazione».

Cosa significa questo bronzo per te e per le tue compagne?

«Ci ripaga di tutti i sacrifici fatti in questi anni. È da tanto che lavoriamo per salire sul podio olimpico, dopo averlo solo sfiorato nel 2022 a Pechino. Un'occasione del genere capita una sola volta ogni quattro anni e bisogna essere pronte al momento giusto. Siamo felici di esserci riuscite. Era il nostro obiettivo sin dall'inizio e speriamo che questo traguardo possa far crescere ulteriormente l'hockey femminile in Svizzera. Spero che tante ragazze ci abbiano visto in televisione e si siano appassionate. Le Olimpiadi, per il nostro movimento, rappresentano un'opportunità unica per farci notare. Credo che in molti, vedendoci giocare e lottare tutte insieme, abbiano provato forti emozioni. L'hockey femminile merita di essere guardato e questo bronzo potrà attirare più attenzioni e ispirare più giovani a giocare».

Quando l'obiettivo è il bronzo, ci sono fondamentalmente due partite da non sbagliare: il quarto di finale e la finale per il terzo posto. Quanta pressione avete avvertito in queste due sfide vinte contro Finlandia e Svezia?

«Tanta, ovviamente. Le mani tremavano un po', soprattutto oggi. A tratti eravamo un po' incerte e credo che si sia visto. Ma alla fine si cerca sempre di tornare al proprio posto felice, ricordandosi il motivo per cui ogni giorno scendiamo sul ghiaccio con l'obiettivo di migliorare. Siamo riuscite a goderci tutta la partita e a divertirci, senza mai mollare, facendo del nostro meglio. E alla fine, il risultato ci ha premiate».

L'overtime lo avete gestito decisamente meglio voi, anche grazie alle giocate di Alina Müller, che ha poi deciso il match. Cosa rappresenta, lei, per voi compagne?

«È il nostro punto di riferimento, una leader e una giocatrice fondamentale. Avere una persona come lei in squadra ci dà tanta tranquillità ed è la cosa migliore che potesse capitarci. È il volto dell'hockey femminile in Svizzera». 

Nicole Vallario è invece diventata il volto dell'hockey femminile in Ticino, raccogliendo l'eredità di Nicole Bullo...

«A volte mi rendo conto di essere un esempio per tante ragazze giovani. Oggi, prima della partita, ci hanno mostrato un video, nel quale due gemelle che giocano a Lugano, e che conosco da un paio d'anni, mi hanno fatto capire quanto fosse stimolante per loro vedere che una ragazza come me, cresciuta nella loro stessa regione, abbia raggiunto la Nazionale e sia andata a giocare in America, in una lega professionistica. È appagante sapere che il mio percorso può aiutarle a sognare, senza che nessuno possa dire loro che di hockey femminile non si può vivere. Si può. Io lo sto facendo». 

A inizio Olimpiade avevate dovuto rinunciare alla cerimonia di apertura a causa di un caso di norovirus all'interno della vostra squadra. Andrete a quella di chiusura?

«Sì, è previsto che sfileremo all'arena di Verona. Non tutte, perché alcune dovranno tornare negli Stati Uniti. Io, fortunatamente, sono riuscita a spostare il volo. Ma prima della cerimonia, penseremo a festeggiare tra di noi e con le nostre famiglie».

A proposito di famiglie: è bello vederle tutte insieme, alle vostre partite, ognuna con la maglia rossocrociata della propria figlia o sorella.

«Tra compagne siamo cresciute insieme e lo stesso hanno fatto le nostre famiglie, che ormai si frequentano e si conoscono. Loro sono le nostre rocce. Nei momenti no, basta una telefonata a casa per superarli. Senza di loro, probabilmente non saremmo neanche qua».