Non resta che battere quel mostro di Hrubec

Disteso nell’ampio corridoio che conduce allo spogliatoio della Swiss Life Arena, Niklas Schlegel fa un po’ di stretching e cerca di lasciarsi gara-1 alle spalle. Rientrando dalle interviste sul ghiaccio, Tomas Mitell lo incrocia e gli si avvicina. I due chiacchierano brevemente e si lasciano con un sorriso. Sembra quasi che il coach svedese abbia voluto rincuorare il suo portiere, protagonista in negativo in occasione dell’1-0 di Denis Malgin, dopo appena 3’44’’ di gioco. Una rete purtroppo decisiva. Da quell’incertezza, l’estremo difensore bianconero si è poi ripreso abbastanza bene, anche grazie al supporto dei compagni. Ma se i portieri sono subito diventati un tema di questa serie, il motivo va ricercato soprattutto nella prestazione senza macchie di Simon Hrubec. Uno shutout da 24 parate può sembrare «ordinario», ma la verità è che la partita l’ha indirizzata il 34.enne ceco. Lo ha fatto con pochi veri big save, ma con una calma impressionante. Zero sbavature, nessun rimbalzo concesso. Più che un muro, una calamita.
Un rigore emblematico
Sì, gara-1 è stata un’occasione persa per trovare l’indispensabile break in trasferta. Il Lugano avrebbe meritato di più, ma non è riuscito a capitalizzare una prestazione molto convincente sotto vari aspetti: dalla solidità difensiva all’intensità fisica, dalla disciplina (l’unica inferiorità numerica è arrivata a giochi fatti) alla fluidità offensiva. È mancata la determinazione sotto porta, a tu per tu con il «mostro». Ed è mancata un po’ di fortuna, come in occasione del rigore sbagliato da Fazzini nelle fasi finali del periodo centrale: dopo aver colpito l’asta, il disco è ricaduto sulla linea di porta, per poi appoggiarsi sul palo. Chissà, forse un altro portiere avrebbe fatto un movimento di troppo, spingendo il puck in rete con il gambale. Ma non il glaciale Simon Hrubec.
Insomma, a Lugano ci sarebbe abbastanza materiale per vivere di rimpianti. Ma i playoff si basano sul principio di «azione e reazione». Non concedono pause di riflessione e offrono subito una nuova possibilità: domani sera alle 20 si torna in pista, alla Cornèr Arena, per gara-2. Ora i bianconeri hanno la certezza di poter mettere in difficoltà gli ZSC Lions, ma è verosimile che la squadra di Marco Bayer possa alzare il livello. A fare la differenza sabato, oltre a Hrubec, è stata la premiata ditta Malgin-Andrighetto, con Grant accesosi in tempo per firmare il 2-0 in contropiede, con i bianconeri per la prima volta sbilanciati. La sensazione è che in casa zurighese resti del potenziale inespresso. Ma anche che Mitell conosca bene i difetti dei Lions.
Soddisfatto a metà
«Ci siamo subito dati l’occasione per sbancare la loro pista, disputando una buona partita da trasferta», afferma il coach. «È stata una performance positiva, ma dobbiamo trovare il modo di segnare. L’esecuzione in fase di finalizzazione, che si tratti di tiri in porta o di ultimi passaggi, è un aspetto che va subito migliorato. Dobbiamo essere più puliti. Inoltre, per mettere Hrubec in difficoltà, bisogna creare più traffico nello slot e generare qualche rimbalzo in più. Non credo che il loro portiere abbia fatto miracoli. Mi ricordo una sola grande parata su Sekac, alla fine del primo tempo. Possiamo rendergli la vita più complicata».
Morini e una quarta linea super
Mitell ha scelto di schierare Sekac con Thürkauf e Simion, inserendo Emanuelsson con Tanner e Kupari. A convincere più di tutte, però, è stata la quarta linea, quella di Morini, Zanetti e Bertaggia, pericolosa a ogni cambio: «Stiamo bene, ma anche noi avremmo dovuto sfruttare meglio le occasioni», ci dice Giovanni. «La squadra ha giocato un’ottima partita, alla pari dello Zurigo, o forse meglio. Ci è mancata un po’ di qualità nell’esecuzione. Hrubec è fortissimo, ma anche noi siamo messi molto bene in porta. Abbiamo tanta fiducia in ogni compagno e confidiamo in una serie lunga».
Malgin si lamenta: «Luganesi poco intelligenti»
Insieme al portiere Hrubec, Denis Malgin è stato l’artefice del successo zurighese in gara-1. Infortunatosi il 13 febbraio alle Olimpiadi, il centro 29.enne è rientrato in tempo per i playoff, firmando subito una doppietta. Suo l’1-0 e suo il 3-0 a porta vuota. Dopo la partita, l’attaccante si è lamentato per il trattamento ricevuto durante da parte degli avversari. In particolare per quanto è successo in occasione del 3-0, quando – dopo aver tirato – è stato placcato da Santeri Alatalo. «Non colpirei mai un avversario a terra», ha detto Malgin al Tages Anzeiger. «È stato un gesto completamente inutile. Si vede che i giocatori del Lugano non sono molto intelligenti, ma se è così che vogliono giocare, che ci provino pure». Parole forti, ma che rientrano nelle dinamiche dei playoff, fatte anche di provocazioni e trash talk. Malgin sa benissimo che il Lugano non si è limitato a «menare», mettendo spesso in difficoltà la sua squadra. «Possiamo sicuramente giocare meglio», ha ammesso. «I passaggi dalla difesa devono essere più veloci e precisi. Ma la cosa fondamentale è che noi abbiamo segnato e loro no».
