Patrick Fischer è inconsolabile: «Siamo arrabbiati, tristi e delusi»

Settantadue secondi. Tanti ne sono passati tra l’1-0 di Riat e il 2-0 di Niederreiter, in un primo tempo che ci ha lanciati in orbita. Settantadue secondi. Tanti ne mancavano alla terza sirena, quando Siegenthaler ha deviato nella propria porta il disco del 2-2 finlandese. Il sogno di giocare per le medaglie olimpiche - l’ultima, al maschile, risale a St. Moritz 1948 - si è poi disintegrato all’overtime, in 3 contro 3, quando Lehkonen ha sfruttato un cambio azzardato di Meier per lasciare sul posto Kukan e Andrighetto, andando a trafiggere il sempre ottimo Genoni. Come nelle ultime due finali mondiali, anche questo quarto di finale ci rimanda a casa con un senso di incompiuto. «È durissima, siamo arrabbiati, tristi e delusi», dice Patrick Fischer con un filo di voce e lo sguardo nel vuoto. Una scena già vista lo scorso maggio a Stoccolma, dopo il gol all’overtime dello statunitense Tage Thompson.
Buttata via
Il coach rossocrociato ha poca voglia di esprimersi e nasconde la frustrazione, per quanto possibile, sotto la cuffia rossa. Non vuole parlare di orgoglio, non riesce a vedere nessun lato positivo, neanche pensando al prossimo Mondiale, l’ultimo per lui, in casa nostra. «Ci siamo lasciati scappare la vittoria, conta soltanto questo, e adesso fa male». Sì, fa malissimo, perché fino a 6 minuti dalla fine i rossocrociati erano riusciti a proteggere le due reti di vantaggio. Soffrendo tanto nel periodo centrale, un po’ meno nel terzo tempo, salvo farsi eccessivamente passivi nel finale. Ma di fronte, vale la pena ricordarlo, c’erano ventun giocatori di NHL, contro gli otto dei rossocrociati. Avrebbe fatto certamente comodo la classe di Kevin Fiala, ma anche quella di Denis Malgin, pure lui messo fuori uso in quel maledetto venerdì 13 contro il Canada. I due rimpiazzanti, Knak e Schmid, sono stati tra i più generosi, ma evidentemente non è bastato. Eppure, come detto, al sogno, mancavano solo 72 secondi. E se Siegenthaler, ancora lui, fosse riuscito a liberare il terzo, appena prima dello sfortunato autogol, forse quel 2-2 non sarebbe mai arrivato.
Difficile da spiegare
Anche Roman Josi ha lo sguardo triste: «Ci siamo sentiti in controllo per gran parte della partita», afferma il capitano. «Abbiamo giocato bene anche nel terzo tempo, non abbiamo concesso troppo, ma poi hanno segnato due gol in fretta. In una partita così importante, se sei in vantaggio per 2-0, cerchi di difenderti con tutte le tue forze, ma non ci siamo riusciti. È dura. È una pillola amara da mandare giù in questo momento. È difficile spiegare perché abbiamo perso. È lo sport. Peccato, perché eravamo davvero vicini alle semifinali di un’Olimpiade fantastica, piena di giocatori incredibili. Abbiamo lottato duramente in ogni partita, non doveva andare così. Ma ripeto: è lo sport».
Leonardo Genoni ha fatto il possibile per tenere in vita la sua squadra: «È difficile spiegare cosa sia successo negli ultimi sei minuti. Avevamo un piano e abbiamo fatto un ottimo lavoro, ma non siamo riusciti a trovare il modo di vincere. Tutto si è rotto nel finale. Forse abbiamo avuto un po’ paura di provare a segnare un altro gol». Chissà quanto tempo servirà all’inconsolabile Nico Hischier per dimenticare l’occasione avuta nel secondo tempo, dopo essere stato liberato da una magia di Timo Meier: poteva essere il 3-0, probabilmente decisivo. Invece torniamo a casa abbattuti, dopo aver accarezzato il cielo. Come i cechi, che sono arrivati ad un soffio dal battere il grande Canada, per poi perdere all’overtime.
Amarezza bianconera
Calvin Thürkauf sperava di portare una medaglia a Lugano. «Mi ci vorranno un paio di giorni per digerire questa sconfitta», ammette il capitano bianconero. «Non ho parole. Abbiamo dato tutto, giocando una buona partita, ma i finlandesi hanno trovato le giocate giuste nei momenti decisivi. Poi, negli overtime, non sai mai cosa può succedere». Ma sappiamo fin troppo bene cosa si prova nel perderli.

