Hockey

Per l’Ambrì è un’enorme boccata di ossigeno

Reduci da addirittura otto sconfitte consecutive, i leventinesi si ritrovano e si impongono di misura alla Cornèr Arena - Per il Lugano è una battuta d’arresto sinonimo di passo indietro rispetto alle ultime uscite
La gioia dei biancoblù che festeggiano dopo la marcatura di Dominic Zwerger. ©CDT/Gabriele Putzu
Flavio Viglezio
30.09.2025 23:30

No, l’Ambrì Piotta non è morto. E anzi, da questa sera è di nuovo più vivo che mai. E no, il Lugano non ha definitivamente imboccato la via giusta dopo il successo a Rapperswil. Il lavoro che attende Tomas Mitell è ancora enorme. No, l’Ambrì Piotta non è morto. Dopo otto sconfitte di fila i biancoblù sono riusciti nell’impresa di sbancare la Cornèr Arena, di vincere il derby - la sfida più sentita di tutte - e di evitare così una crisi che avrebbe potuto assumere proporzioni imbarazzanti. Il successo leventinese - seppur di misura - è meritato. Perché la squadra di Luca Cereda ha fatto ciò che si chiede ad una squadra in difficoltà: tanta abnegazione, disciplina difensiva, aggressività e rigore tattico. L’Ambrì Piotta rispetto alle ultime uscite ha insomma portato sul ghiaccio quel «qualcosa in più» che tutti chiedevano a gran voce.

Per vie periferiche

Il Lugano ha invece meritato di perdere il derby perché - molto semplicemente - non ha fatto abbastanza per vincerlo. I bianconeri non hanno portato in pista lo stesso livello di disperazione sportiva dell’Ambrì e un’attitudine a volte un po’ troppo superficiale è stata punita. Il Lugano ha insomma compiuto un passo indietro sul piano del gioco rispetto alle sfide con Losanna e Rapperswil. In particolare i bianconeri hanno faticato oltre misura - e questo è un merito dell’Ambrì Piotta - a produrre delle azioni offensive pulite. I leventinesi sono spesso riusciti a portare il Lugano su vie periferiche: e quando i bianconeri sono stati in grado di rendersi pericolosi, ci ha pensato un Gilles Senn in ottima serata a fermarli.

Differenza minima

Certo, come indica il risultato la differenza tra le due squadre è stata minima. Se il Lugano fosse riuscito a portare la sfida almeno all’overtime nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo. Ma sarebbe stata comunque una punizione severa per un Ambrì Piotta capace di gestire per una volta con maturità le varie situazioni di gioco.

In particolare dopo essere ripassato in vantaggio grazie a Dominic Zwerger a metà del terzo tempo, i biancoblù hanno rischiato davvero poco. Anche perché il Lugano - ad essere onesti - non è più riuscito ad aumentare il ritmo delle operazioni. E - un’occasione di Simion a parte sventata da Senn - nelle fasi finali della sfida la formazione di Luca Cereda ha rischiato poco o nulla.

Joly, chi sennò?

Una differenza minima, si diceva. A dare fiducia ai biancoblù è senza dubbio stata la rete di apertura del confronto, che ha messo i leventinesi nelle condizioni di non doversi sbilanciare per rincorrere eventualmente il risultato. Una rete firmata - e non poteva essere altrimenti - da Michael Joly. L’ex attaccante del Lugano ha così trovato la sua rivincita personale grazie ad una magia delle sue: il suo primo gol stagionale si è insommarivelato pesantissimo.

Nemmeno il pareggio di Zach Sanford nelle prime fasi del periodo centrale ha cambiato l’inerzia della contesa. Il Lugano non ha mai davvero preso d’assalto la retroguardia biancoblù, che tatticamente ha disputato una partita di alto livello. No, forse - per utilizzare un eufemismo - non è stato il più bel derby della storia. Ma per l’Ambrì Piotta è probabilmente stato uno dei più importanti.

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