Philip Wüthrich: «Ho fatto solo il mio lavoro»

È la più grande scoperta dopo l’acqua calda: se non subisci reti, vinci le partite di hockey. Lo ha capito anche l’Ambrì Piotta, che a livello difensivo l’acqua l’aveva più che altro imbarcata, per settimane e settimane. Finalmente, qualcosa sembra cambiato. Dopo il 4-0 casalingo con lo Zugo, i biancoblù hanno mantenuto la porta inviolata anche nello scontro diretto di Berna: dopo 65 minuti chiusi sullo 0-0, la vittoria è arrivata ai rigori. Decisivi quelli trasformati da De Luca e Bürgler, ma l’eroe della serata è stato Philip Wüthrich, che ne ha fermati 4 su 4, dopo aver già effettuato 46 parate durante il match. Nella città che lo ha visto nascere e nella pista che lo ha visto crescere, il 27.enne ha firmato il suo secondo «shutout» consecutivo. Premiato come migliore in pista, si è anche meritato gli applausi convinti dei suoi ex tifosi: «Mi hanno fatto piacere, qui ho trascorso anni importanti», afferma l’estremo difensore. «Detto questo, credo di aver semplicemente svolto il mio lavoro, dando alla squadra una chance per imporsi. Nelle ultime due gare siamo cresciuti a livello difensivo e i risultati si sono visti. Personalmente, mi sono sentito più protetto».
L’unica soluzione
Nei primi 40 minuti, non spettacolari ma combattuti, le occasioni migliori le ha avute l’Ambrì, in particolare con Formenton, De Luca e DiDomenico. Nel terzo tempo - con un parziale di 17 tiri a 5 - il Berna ha preso il sopravvento, ma è andato a sbattere contro una difesa compatta e contro l’eccellente Philip. Solo due errori individuali di Zgraggen hanno rischiato di compromettere tutto, ma in entrambe le occasioni i leventinesi sono stati salvati dal palo. «Nella nostra situazione, l’unica possibilità per riprenderci è essere solidi dietro», ci dice Dario Bürgler. «Dobbiamo essere fieri di giocare bene senza il disco e di prendere le decisioni giuste con il puck, pensando sempre al bene della squadra. Nel terzo tempo, il Berna ha fatto qualcosa in più, è vero, ma non ho mai avuto l’impressione che stessimo mollando. Abbiamo cambiato mentalità, siamo tutti più compatti e attenti in difesa. E questo ci dà la sensazione di essere sempre in partita e di avere la situazione sotto controllo. Ora sarà importante mantenere questa attitudine. La parte più difficile è continuare a ripetersi, ma non abbiamo alternative. Ci vuole pazienza. Soprattutto in sfide così, in cui anche l’avversario pensa prima di tutto a difendersi. Se poi Philip continua a parare tutto, è un po’ più facile (ride, ndr)». Una bella scoperta.
