Mondiali di hockey

Pius e «Ghetto», due zurighesi lanciano l'onda rossocrociata

Davanti a diecimila tifosi la Svizzera non sbaglia l'esordio e batte gli USA per 3 a 1 - Le reti di Suter e Andrighetto spianano la strada, poi gli elvetici stringono i denti - Calvin Thürkauf: «Abbiamo gestito bene le emozioni»
© KEYSTONE/ANDREAS BECKER
Fernando Lavezzo
15.05.2026 23:48

Swiss Life Arena. Diecimila posti a sedere. Ma dopo due minuti sono già tutti in piedi. Cori, salti, urla. Una festa. L’onda rossocrociata si propaga dopo l’immediato vantaggio di Pius Suter e prosegue con il raddoppio di Sven Andrighetto, una decina di minuti più tardi. Chiamatelo destino: due ragazzi di Zurigo, subito protagonisti nel Mondiale di casa. «Ghetto» ha rischiato di vederlo in televisione, per quella commozione cerebrale rimediata nei playoff contro il Lugano. È tornato a giocare soltanto sei giorni fa. Sta alla grande. E sta bene anche la Svizzera, scesa in pista con la migliore attitudine possibile. Senza ansia da prestazione. Senza un filo di tensione. Senza voler strafare. Sarebbe stato tutto giustificabile, vista l’importanza del momento: la prima vera partita del dopo-Fischer, il «sold out», la visita del presidente della Confederazione Guy Parmelin negli spogliatoi, l’inno ufficiale del torneo, Time to shine, cantato sui pattini da Bastian Baker, popstar elvetica con un passato da giocatore in Prima Lega. E poi il salmo svizzero, i discorsi ufficiali, i giochi di luce. Ma la squadra di Cadieux non si è lasciata distrarre.

Momenti delicati

Attenzione: non è stata una vittoria facile. Dopo un primo tempo in totale controllo, infatti, Josi e compagni hanno dovuto superare diversi momenti delicati. Gli Stati Uniti, squadra meno attrezzata rispetto a quella che vinse il titolo iridato un anno fa (senza voler scomodare la corazzata che ha vinto l’oro olimpico in febbraio), non è stata a guardare. A partire dal periodo centrale gli americani ci hanno provato, sbagliando un gol già fatto, sprecando la prima superiorità numerica della serata. A rassicurare i tifosi di casa ci ha pensato l’eterno Genoni, con i suoi interventi sicuri e la sua calma inimitabile. Sì, la differenza l’hanno fatta anche i portieri: Woll ha pasticciato sull’1-0 e ha regalato il 2-0. Poteva starci subito una sostituzione, ma la sua riserva si chiama Cooley, quasi come la mascotte del torneo, la mucca Cooly. «Meglio non creare ulteriore confusione», deve aver pensato il coach statunitense.

Jäger libera tutti

A furia di insistere, con la Svizzera sulle gambe, la selezione a stelle e strisce è riuscita a segnare, con ancora 11 minuti abbondanti sul cronometro. A liberare la Swiss Life Arena ci ha allora pensato una deviazione volante di Jäger, al 56’21’’. L’onda rossocrociata è ripartita. E adesso non si vuole fermare: «Non è stato tutto perfetto, abbiamo permesso agli USA di tornare in partita e di rendersi spesso pericolosi, ma nel complesso è stato un buon debutto», ci dice Calvin Thürkauf, capitano del Lugano. «Sapevamo che sarebbe stata una partita difficile, veloce, fisica. Iniziare bene il match ci ha dato fiducia. Il pubblico si è acceso subito e ci ha dato tanta energia. Vedere 10 mila persone con la maglia rossocrociata è stato incredibile. C’era molta attesa per questo esordio, ma abbiamo gestito bene le emozioni. Dobbiamo continuare così». A cominciare dalla sfida di domani sera contro la Lettonia.

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