HC Lugano

Sanford: «Dobbiamo essere più maturi e costanti»

Dopo un brutto weekend da zero punti, domani i bianconeri cercheranno risposte a Ginevra - Il centro statunitense: «Bisogna crescere come gruppo e sostenersi a vicenda, anche dopo un episodio negativo» - Coach Mitell: «Mayer in porta contro i suoi ex? Sto imparando a conoscerlo e ho capito che ama queste sfide»
© Keystone/Samuel Golay
Fernando Lavezzo
19.10.2026 21:59

Le conferenze stampa dell’HC Lugano, programmate alla vigilia delle partite, iniziano ad assomigliarsi un po’ tutte. Un tavolo, una bottiglia d’acqua, due bicchieri. Da un lato coach Mitell, dall’altro un giocatore scelto dalla società. Oggi è toccato a Zach Sanford. A risuonare, quasi sempre allo stesso modo, è soprattutto un ritornello: «Per lunghi tratti giochiamo bene, ma poi...». Ma poi crolla tutto.

Se il trittico Losanna-Zurigo-Bienne aveva rilanciato le quotazioni dei bianconeri con una settimana da 7 punti, l’ultimo weekend – contro Davos e Friburgo – ha invece fatto ripiombare la squadra nei soliti dubbi: blackout fatali, indisciplina, fragilità mentale, box-play inefficace, stranieri al di sotto delle attese. Il tecnico svedese non nasconde di aver trascorso un brutto fine settimana, ma assicura di esserselo messo alle spalle e di voler guardare avanti con ottimismo. Domani sera il Lugano sarà ospite del Ginevra e per mettersi nelle migliori condizioni possibili ha affrontato il viaggio già questo pomeriggio: allenamento, pranzo in comune al Club ’41 e poi via, tutti sul bus alle 13.00.

«Kupari? Arbitri troppo severi»

È una trasferta importante, perché la classifica piange e la fiducia del gruppo barcolla. Ma lo è ancor di più per Robert Mayer, che torna alle Vernets da avversario dopo lo scambio di undici giorni fa con van Pottelberghe. «Sto imparando a conoscere Robert – racconta Mitell –, e ho già capito che ama le sfide di questo tipo. È molto motivato dall’idea di affrontare i suoi ex compagni di squadra». Senza confermarlo, l’allenatore lascia dunque intendere che sarà proprio Mayer, e non Schlegel, a difendere la porta bianconera.

Indipendentemente dal portiere titolare, il Lugano deve reagire e ricompattarsi. «A Friburgo abbiamo giocato una buona partita per 26 minuti», dice Mitell. «Eravamo in vantaggio 1-0 in casa dei campioni, ci eravamo messi in una buona posizione, ma poi...». Poi quella penalità di 5 minuti rimediata da Kupari ha cambiato la partita. «Credo che gli arbitri siano stati severi, ritengo che Seiler abbia visto Rasmus arrivare e che avrebbe dovuto prepararsi all’impatto. Due minuti sarebbero stati più corretti e nessuno di noi intende puntare il dito su Kupari. Detto questo, dobbiamo assolutamente commettere meno falli. Siamo la squadra che ha rimediato più penalità minori (51 in 12 partite, ndr.) ed è una cosa che bisogna correggere. Sono contento che la squadra sia aggressiva e che abbia voglia di vincere le battaglie, ma bisogna farlo con lucidità. Ne abbiamo discusso. Quando incassiamo poche penalità, il box-play è performante, altrimenti diventa dura (infatti è il peggiore della lega con il 68,75%, ndr.). È una situazione speciale su cui dobbiamo lavorare, ma lo ribadisco: il primo passo è starsene lontani dalla panchina dei puniti».

Quasi come un anno fa

Tra gli obiettivi di inizio campionato c’era quello di cominciare meglio rispetto alla scorsa stagione. Ebbene, nonostante una solida base da cui ripartire, dopo 12 gare il Lugano ha solo 2 punti in più di un anno fa. «Stiamo però giocando meglio e avremmo meritato qualche vittoria in più», afferma Mitell. «Purtroppo abbiamo accusato dei passaggi a vuoto che ci sono costati le partite. Lo scorso anno avevamo più difficoltà a segnare, pur difendendoci bene. Ora siamo un po’ frustrati per la situazione, ma non c’è molto altro da fare se non imparare dagli errori e fare meglio già a Ginevra».

Da Zach al Fazz: «Tira!»

Zach Sanford parla con la calma di chi ne ha viste tante e di chi ha già vinto una Stanley Cup: «Il livello del campionato è talmente alto che appena togli il piede dall’acceleratore la partita può scivolarti dalle mani molto velocemente. Ne abbiamo discusso e credo che la chiave sia la continuità. Dobbiamo imparare la lezione: servono 60 minuti fatti bene per poter vincere. Dobbiamo inoltre avere la maturità di non lasciarci andare appena qualcosa va storto. È fondamentale crescere come gruppo e sostenerci a vicenda, anche dopo un episodio negativo. È una responsabilità che ognuno di noi deve assumersi individualmente». Lo statunitense non ha ancora raggiunto i livelli dello scorso anno, come testimonia il suo bottino di 2 gol e 2 assist. Nella sua linea, si avverte la mancanza di Canonica: «Con Lollo, io e Fazzini ci siamo sempre trovati a meraviglia, ma gli infortuni fanno parte del mestiere e bisogna adattarsi. Personalmente, so di essere stato discontinuo, ma sento di essere sulla strada giusta». Il «Fazz» sta invece rinunciando troppo spesso al suo micidiale tiro.  Perché? «Dobbiamo essere più bravi noi a metterlo nelle condizioni ideali. Però anch’io gli dico sempre di tirare». «Glielo diciamo tutti», conclude Mitell con un sorriso.

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