Hockey

«Se oggi assomiglio un pochino a Josi è perché l’ho copiato»

Janis Moser si racconta: dal contratto milionario con i Tampa Bay Lightning al Mondiale di Zurigo vissuto al fianco di un suo idolo di gioventù
© KEYSTONE/CLAUDIO THOMA
Fernando Lavezzo
28.05.2026 06:00

Janis Jérôme Moser è stato il primo giocatore svizzero nato negli anni Duemila a imporsi in NHL. Lui, però, dice di sentirsi parte della generazione di fine anni Novanta: quella di Fiala, Hischier, Meier, Suter e Siegenthaler. Prima in Arizona e dal 2024 a Tampa, il 26.enne difensore cresciuto nel Bienne si è guadagnato il rispetto della lega nordamericana. E anche un contratto faraonico, che lo ha proiettato in una nuova dimensione. Sempre sorridente, ci parla di questo e altro.

54 milioni di dollari

Nel dicembre del 2025, «JJ» ha rinnovato con i Tampa Bay Lightning: 54 milioni di dollari suddivisi su 8 stagioni, fino al 2034. Cifre che cambiano la vita. E che in NHL diventano subito di dominio pubblico, accompagnate da aspettative e nuove responsabilità. «Gestire questo nuovo status è una sfida», racconta. «Nessuno può dirti cosa fare, devi cercare il tuo metodo. Vorresti rimanere la persona di prima, ma non è così semplice. Bisogna trovare la strada giusta per sé stessi e nel mio caso si è trattato soprattutto di raggiungere un buon equilibrio tra i due estremi. Alcuni giocatori vogliono comprare un sacco di cose, altri niente. Io so di aver lavorato per meritarmi la possibilità di acquistare quello che voglio, viaggiare, aiutare la mia famiglia, ma non ho fatto vere follie. Ho giusto comprato degli orologi, una mia grande passione. Sono nato a Bienne, è normale che mi piacciano (ride, ndr.). Credo che farsi un regalo ogni tanto sia anche un modo per sottolineare i traguardi raggiunti e per ricordarsi che il duro lavoro viene ricompensato». Più soldi, più responsabilità. In pista e fuori. «Evidentemente i Lightning si aspettano molto da me, ma io sono il primo a voler migliorare ogni giorno per ripagare la fiducia che la franchigia ha riposto in me con un lungo contratto».

Un ragazzino piccolo e leggero

Quando era un ragazzino, non erano in molti a scommettere sul successo di Janis. «Attorno ai 13-14 anni ero davvero molto piccolo e leggero, ma facevo tutto il possibile per poter giocare con gli altri. Trovare delle soluzioni per compensare i miei limiti è diventata un’abitudine. A 17 anni ho avuto uno sviluppo fisico che mi ha reso le cose più facili, ma avevo già una mentalità consolidata, che in seguito non ho voluto cambiare». Questa attitudine lo ha portato ad imporsi prima a Bienne, poi in Nazionale. A 19 anni ha giocato il suo primo Mondiale a Bratislava. Nel 2021 è sbarcato in NHL con gli Arizona Coyotes. Un percorso lineare, ma veloce. «Le sfide mi sono sempre piaciute e sono sempre stato piuttosto bravo ad adattarmi».

Oggi «JJ» è il nostro miglior difensore in NHL dopo Roman Josi: «Da piccolo, è sempre stato il mio idolo», ammette Moser. «Lui è di Berna, io di Bienne, veniamo quasi dallo stesso posto ed è stato facile identificarmi con lui. Se oggi la gente nota qualche somiglianza, il motivo è semplice: ho copiato tutto (ride, ndr.). Forse è solo una coincidenza, ma aver guardato così tanti suoi video ha influenzato il mio modo di giocare».

Contesto vincente

Passando da Phoenix a Tampa, proprio prima che i Coyotes venissero trasferiti nello Utah, Janis Moser è passato da una piccola organizzazione a una franchigia vincente. «La differenza più grande che ho notato è sicuramente la calma. Ai Lightning nessuno si fa prendere dal panico dopo un paio di sconfitte. Si continua a fare le cose nel modo giusto, sapendo che i risultati torneranno. Nei club senza una tradizione vincente, invece, ci si spazientisce presto e si butta tutto all’aria alle prime difficoltà». Dopo una buona regular season, i biancoblù della Florida sono stati eliminati già al primo turno dei playoff dai sorprendenti Montréal Canadiens, in una serie terminata a gara-7. Janis si è consolato presto, grazie alla possibilità di raggiungere immediatamente la nazionale rossocrociata per l’atteso Mondiale casalingo: «Durante i playoff, il focus è tutto sulla corsa alla Stanley Cup, ma in una parte della mia testa sapevo che c’era anche la chance di vivere una grande esperienza al torneo di Zurigo». Un’esperienza che Janis si augura ancora lunga.

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