HC Lugano

Steinmann: «Sgarbossa ci ha provato, ma non ha soddisfatto le nostre aspettative»

Il general manager bianconero spiega il prestito del canadese al Berna e le altre mosse di mercato annunciate oggi: «Non sono preoccupato per la sola licenza straniera rimastaci»
© CdT/Gabriele Putzu
Fernando Lavezzo
12.01.2026 12:23

Janick, dal tuo punto di vista, che cosa è andato storto con Sgarbossa?
«Affinché uno straniero riesca a imporsi in una nuova realtà, tanti fattori devono funzionare nel modo giusto. Mike non era mai stato in Europa, è venuto qui con la famiglia, e i cambiamenti, sul ghiaccio e fuori, non sono sempre facili da assimilare. Nel suo caso, non ha funzionato. Non diamo la colpa a lui, ma è andata così. Il suo rendimento non ha soddisfatto le nostre aspettative. Quando si tratta di stranieri, non si può mai essere sicuri al cento percento. Puoi fare tutto lo scouting, tutte le ricerche, ma la vera risposta l’hai solo quando il giocatore arriva qui, con moglie e figli, su piste più grandi, con un nuovo sistema di gioco, una nuova lingua, una nuova cultura».

C'è stata una rottura dopo Natale?
«No, non c’è stato un episodio in particolare che ha portato alla separazione. Sinceramente, in questi mesi abbiamo provato in tutti i modi a far funzionare le cose, ma come ho detto prima, le nostre aspettative non sono state soddisfatte. Forse a causa del sistema, forse per le caratteristiche del campionato svizzero, forse perché il nostro ambiente non era adatto a lui. Personalmente, continuo a considerare Sgarbossa un buon giocatore. In Nordamerica ha avuto successo per tanti anni, e pensavo che avrebbe portato quelle sue qualità a Lugano. Abbiamo lavorato duramente, tutti insieme. E anche lui ci ha provato. Non c'è stato un problema di etica o di impegno. Mike ha sempre fatto il suo lavoro».

Resta sotto contratto per la prossima stagione, ma ci sembra evidente che non lo vedremo più in bianconero...
«Vista la situazione attuale, con una famiglia di mezzo, la priorità era cercare una soluzione a breve termine. E credo che quella trovata con il Berna accontenti tutti. Ora avremo tempo per trovare la miglior soluzione anche per il futuro».

Sgarbossa è il secondo straniero a salutare il Lugano dopo Omark. Ora avete sei import arruolabili (Carrick, Dahlström, Sanford, Emanuelsson, Perlini, Sekac), uno infortunato da inizio campionato (Kupari) e due "bruciati". Vi resta una sola licenza. La cosa ti preoccupa?
«No, non sono preoccupato. Di solito l’ultima licenza viene utilizzata per mettersi al riparo da brutte sorprese nel ruolo di portiere, ma ovviamente non avevamo pianificato l'addio di due stranieri di movimento in corso d’opera. Sapevamo che con Omark ci saremmo presi un rischio, e ancora oggi la considero una buona mossa. Quello che è successo con Mike non era preventivabile a inizio stagione, ma nel complesso sappiamo di avere ancora una squadra forte. Perlini è rientrato, Dahlström è di nuovo in salute. Siamo insomma fiduciosi, per l'ultima licenza vedremo come evolveranno le cose».

Nell'addio di Sgarbossa si può leggere un po' di ottimismo per il recupero di Kupari?
«Le due cose non sono correlate. Rasmus sta meglio, è sulla buona strada, ma resta difficile dire se, come e quando tornerà a disposizione».

Veniamo alla rescissione del contratto di Samuel Guerra: era inevitabile?
«Sin dall’inizio della stagione, abbiamo individuato il nostro "core" difensivo e Samuel non rientrava nei primi sette terzini. Gli altri, agli occhi dello staff tecnico, ma anche dei miei, erano migliori. Per Guerra non c’è mai stato spazio, il prestito a Zugo si è rivelato una soluzione ideale per tutti e ora lui alla Bossard Arena è felice. Gioca tanto, ha trovato il suo ruolo. E noi siamo felici della nostra difesa, che è indubbiamente uno dei nostri punti di forza».

Avere la possibilità di richiamare Guerra rappresentava una sorta di "assicurazione" in caso di bisogno. Significa che per stare tranquilli vi basta richiamare Nick Meile, sceso in pista nelle ultime due trasferte al posto dell'infortunato Dahlström?
«Non posso rivelare i dettagli, ma abbiamo un piano B in caso di emergenza».

Per le prossime due stagioni, il reparto arretrato potrà contare su Enzo Guebey. Cosa puoi dirci di lui?
«Lo sto seguendo già da qualche stagione, è ancora giovane (26 anni, ndr.) e ha davanti a sé i migliori anni della sua carriera. È un lavoratore, porta energia positiva nello spogliatoio, e a Davos sta giocando bene. Il suo carattere si sposa bene con la nostra filosofia».

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