HCAP

Tapola: «Se non sposi i nostri valori, non puoi giocare nell'Ambrì»

In mattinata, prima che si sapesse del suo rinnovo, il coach finlandese ha parlato della separazione da DiDomenico, lasciando intendere i principi che accompagneranno la squadra leventinese nelle prossime tre stagioni
© Keystone/Andrea Branca
Fernando Lavezzo
04.03.2026 20:00

Chris DiDomenico appartiene al passato, Jussi Tapola è il futuro. Dopo aver vinto il braccio di ferro con il «ribelle» canadese, il coach finlandese ha incassato la fiducia dell’Ambrì Piotta, vedendosi rinnovare il contratto per le prossime tre stagioni. «Abbiamo trovato la guida tecnica ideale per tradurre la strategia sportiva presentata in gennaio», spiega il club leventinese in un comunicato stampa. «La conferma di Tapola fino al 2029 si inserisce perfettamente in un progetto sportivo che punta a costruire un’identità chiara e moderna, capace di unire i valori storici dell’HCAP – cuore, resilienza, unità e spirito di sacrificio – a un hockey più offensivo, intenso e coraggioso. L’obiettivo è diventare una destinazione attrattiva per giovani talenti e ritornare a essere un club formatore, puntando su sviluppo e carattere, incrementando, stagione dopo stagione, anche le ambizioni sportive». Parole, queste ultime, già pronunciate – in gennaio, appunto – dal CEO Andreas Fischer e dal nuovo direttore sportivo Lars Weibel. A questo giro, sarebbe stato interessante parlare della grossa novità con il diretto interessato, ma oggi Jussi Tapola è stato messo a disposizione dei media solo in mattinata, alla Gottardo Arena, quattro ore prima che la sua conferma venisse annunciata. Poi, nel pomeriggio, ci è stata negata la possibilità di contattarlo per un’intervista «attualizzata». Insomma, in Leventina la comunicazione continua a essere gestita con superficialità.

Gli errori di DiDo

E così, l’unico vero tema di discussione affrontato oggi con Tapola è stato il «caso DiDomenico». Esponendo la sua versione dei fatti, il tecnico finlandese ha comunque lasciato intendere quali saranno i valori che accompagneranno la sua gestione nelle prossime tre stagioni. «Prima di tutto – spiega Jussi – ci tengo a dire che la decisione di separarsi da DiDo non è soltanto mia: è stata presa insieme al mio staff tecnico e alla dirigenza. Quando sono arrivato ad Ambrì, ho subito detto che mi sarei aspettato il massimo impegno nel rispettare il nostro sistema di gioco e i nostri principi. Ho voluto assicurarmi che ogni giocatore seguisse questo piano, ponendo l’accento sul senso di responsabilità. Dietro alla decisione che ha portato alla partenza di DiDo, c’è dunque un mancato rispetto di ciò che avevo chiesto in termini di gioco».

Ma concretamente, cosa ha sbagliato DiDo in queste settimane? «Uno dei punti più critici – precisa Tapola, in carica da fine gennaio – riguarda le penalità inutili. Ci eravamo raccomandati di evitarle, perché possono essere cruciali in una fase così importante della stagione. Un altro aspetto importante è legato alla lunghezza dei cambi. Tutti questi dettagli, fanno davvero la differenza in una partita».

Dalle parole ai fatti

Il dopo-DiDo inizia domani sera ad Ajoie, in una sorta di antipasto di playout. «Mi rendo conto – afferma Tapola – che non è consuetudine separarsi dal proprio topscorer in un momento come questo, ma non è strano se si considera la nostra situazione. Io ho voluto dare a tutti quanti le stesse opportunità. A livello umano, non ho nulla di brutto da dire su DiDo. È una bella persona, abbiamo avuto buone conversazioni. Ma bisogna far seguire i fatti alle parole, altrimenti le cose non possono funzionare».

La filosofia di Tapola è chiara. Il messaggio pure: «La squadra viene sempre prima di tutto. L’hockey è pieno di errori, il punto non è questo. E non riguarda neanche il fatto di vincere o perdere le partite. Al centro, deve esserci l’impegno nei confronti dei nostri valori di squadra. Tutti devono garantire questo coinvolgimento, anche il topscorer. Se non sposi i nostri valori, non puoi essere un giocatore dell’Ambrì Piotta. È molto semplice».

Lungo termine

Jussi Tapola non è preoccupato dal fatto di disporre di soli cinque stranieri: «Da quando sono in questa lega, ho sempre l’impressione che la gente faccia una differenza netta tra giocatori svizzeri e d’importazione, ma io vengo da un’altra cultura. A me non importa il passaporto, non mi interessa se uno è canadese, finlandese, svedese o svizzero. Se dispongo di buoni giocatori a sufficienza per poter schierare una squadra, per me è già abbastanza. A Porrentruy potremo contare su quattro linee complete e mi aspetto che la squadra continui sulla strada imboccata sabato a Zugo. Abbiamo disputato una buona gara, giocando con grande impegno. Non è arrivata la vittoria, alcuni dettagli vanno sistemati, ma le basi c’erano. Abbiamo giocato tutti insieme, uniti».

Matematicamente, il Kloten è ancora raggiungibile, ma i punti da recuperare sono 8 in 3 partite: «Cercheremo di vincere ogni cambio e di dare il massimo. Sul lungo termine, questo porta a dei risultati». Sì, ora Tapola può ragionare sul lungo termine. Almeno fino al 2029.