Hockey

Tra visione e realtà, il Lugano vuole sognare

Il club bianconero lancia la nuova stagione: l’obiettivo restano i playoff, gli abbonati sono oltre 4.000 – Vicky Mantegazza: «Proveremo a dire la nostra contro squadre dotate di più mezzi finanziari e di piste moderne» – Il CEO Marco Werder: «Oggi le possibilità sono due: acquistare o costruire. Noi abbiamo optato per la seconda»
© CdT/Gabriele Putzu
Fernando Lavezzo
08.09.2026 16:55

I sogni son desideri. «E a Lugano è lecito sognare», dice Vicky Mantegazza in conferenza stampa. «La mia passione è immutata», aggiunge la presidente bianconera. «A darmi energia sono l’affetto e la gioia dei nostri tifosi, nonché la motivazione di colleghi, collaboratori e volontari. Insieme a me, sognano 400 bambini e ragazzi della sezione giovanile, a cui offriamo la possibilità di praticare lo sport che amano, seguiti da allenatori di livello. Questi giovani si impegnano per arrivare a vestire la maglia della prima squadra. Da noi questo sogno può avverarsi».

Un budget a metà strada

Per trasformare i sogni in realtà, il Lugano deve operare al meglio in un contesto molto competitivo: «Un anno fa – ricorda Mantegazza – vi ho parlato dell’apertura a nuove persone e a nuovi investitori. Ci stiamo lavorando. Non è facile e non c’è ancora nulla di concreto, ma rimane un obiettivo strategico. Oggi il nostro budget si situa nella fascia centrale della National League. È importante dirlo e ribadirlo, perché questo è il contesto economico nel quale vogliamo continuare a essere competitivi. I risultati non sono solo frutto del budget. Con la nostra organizzazione e la qualità del nostro staff tecnico, possiamo dire la nostra contro squadre dotate di maggiori mezzi finanziari e di piste moderne».

Una mano da Sigirino

Sogni, visioni. Ne sa qualcosa Gianni Ochsner, a cui si deve la CMFG Arena di Sigirino. «Un centro all’avanguardia che dà un aiuto enorme al nostro settore giovanile», afferma Vicky Mantegazza. Alcuni sogni, però, hanno bisogno di più tempo. «Penso alle migliorie della Cornèr Arena», spiega la presidente. «In 30 anni, la città di Lugano ha fatto la sua parte per mantenere l’infrastruttura efficace dal punto di vista tecnico. L’HCL, dal canto suo, ha investito 16 milioni di franchi per renderla più attrattiva. Oggi, però, abbiamo un problema urgente: lo spogliatoio della prima squadra. Le condizioni attuali non sono all’altezza. Siamo in dialogo con la Città e attendiamo la conferma della realizzazione di un nuovo spazio sotto la Curva Nord».

AIL Arena, il vicino ingombrante

Dall’altra parte della strada c’è la nuova AIL Arena. «Impossibile non vederla», scherza Marco Werder, CEO dell’HCL. «È una vicina di casa ingombrante, ma anche un regalo meritato che la Città ha fatto al calcio». L’HCL ha incentrato la sua campagna abbonamenti sullo slogan «Lugano è hockey», lanciando una sfida ai cugini del pallone. Il risultato? Fino a ieri erano stati sottoscritti 4.018 abbonamenti. «Una lieve crescita», sottolinea Werder. Era forse lecito attendersi qualcosa in più, dopo una stagione assai positiva, ma i 5.000 tesserati pre-COVID restano lontani. «Siamo abbastanza contenti della cifra raggiunta, che non è ancora definitiva», aggiunge il CEO. «Tireremo le somme a fine ottobre, ma registrare una crescita nell’anno che ha visto nascere l’AIL Arena è un buon risultato. Il nostro slogan ha fatto discutere ed è giusto così, trattandosi di una campagna di marketing. Viviamo in una regione incanalata nell’Italia del nord. A pochi chilometri da noi giocano Milan, Inter e Como. Nonostante ciò, l’HCL è riuscito a creare un legame storico con la comunità. Con l’arrivo dell’AIL Arena, era importante farci sentire dai nostri tifosi e raccontare loro la nostra storia. Ma non significa che non debbano vedere il resto».

Cinque club di un altro pianeta

Dopo aver sottolineato la forza del prodotto hockey in Svizzera, Werder ha elencato alcune criticità: i salari dei giocatori in continua crescita; la difficoltà di sviluppare giovani talenti tra i 18 e i 23 anni; la carenza di piste coperte. «Per il Lugano, il reclutamento è strategicamente fondamentale. Vogliamo crescere alla base e il ghiaccio di Sigirino ci aiuterà molto. Aumentare il numero di bravi giocatori svizzeri è l’unica leva per tenere sotto controllo i salari, dopo che il fair-play finanziario è stato affossato dalla politica. In un contesto altamente competitivo – in cui ZSC Lions, Ginevra, Friburgo, Losanna e Davos appartengono a un altro pianeta – le opzioni sono due: acquistare o costruire. Noi abbiamo deciso di costruire».

Tocca alla squadra

L’architetto della parte sportiva è il general manager, Janick Steinmann. «Quando sono approdato a Lugano, un anno e mezzo fa, la squadra era penultima in classifica e doveva pensare a salvarsi contro l’Ajoie. Il primo passo è stato stabilizzare l’organizzazione, il secondo ricostruire una cultura che mettesse la squadra davanti ai singoli. Il cambiamento si è visto, ora vogliamo continuare su questa strada, lavorando gli uni per gli altri e offrendo al pubblico un hockey coinvolgente ed emozionante. Anche la prima squadra potrà allenarsi meglio e in orari più favorevoli, beneficiando del ghiaccio liberatosi grazie al centro di Sigirino. Vogliamo continuare a migliorare ogni giorno e raggiungere i playoff».

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