Un derby in cui specchiarsi

L’immagine di Jussi Tapola che fa la «ola» sotto la curva rimarrà a lungo nella memoria dei tifosi biancoblù. Rientrando negli spogliatoi, il tecnico finlandese ha scherzato con il suo presidente Davide Mottis: «In carriera avevo festeggiato così soltanto per la vittoria di un campionato». Ma il derby è il derby. Punto. E vincerlo in rimonta, con il gol del pareggio al 57’12’’ e quello della vittoria al 59’13’’, non ha prezzo. Per il coach finlandese, che lo scorso 28 gennaio aveva debuttato sulla panchina biancoblù battendo i bianconeri, è il terzo successo in altrettante sfide cantonali. Infallibile. Lui, con la signorilità che lo contraddistingue, continua a lodare i rivali: «Il Lugano è una grande squadra». Ma alla prima pausa per le nazionali, la classifica suggerisce ben altro. In questo momento, la grande squadra è l’Ambrì Piotta. E il derby di sabato è stato uno specchio fedele della situazione attuale. Da un lato c’è una compagine leventinese in piena fiducia, che non esce quasi mai dalle partite e che trova quasi sempre un modo per portarle dalla sua parte. Dall’altro c’è un Lugano vulnerabile, mentalmente fragile e immaturo, capace di rovinare in pochi minuti un’intera serata di lavoro. Da un lato c’è un’identità di gioco chiara, efficace, equilibrata. Dall’altro un sistema che non riesce a trovare la quadratura tra difesa e attacco. Da un lato ci sono gli stranieri biancoblù, decisivi con le loro giocate di classe, ma anche leader carismatici. Dei trascinatori. Dall’altro ci sono gli import bianconeri, incostanti, inaffidabili e spesso dannosi: sul 2-0 per il Lugano, i dischi persi da Innala e Thomson hanno portato al pareggio dei leventinesi nel giro di tre minuti. E Kupari, che poteva diventare l’eroe della serata con il gol del 3-2, ha regalato all’Ambrì Piotta il power-play che ha deciso la partita.
L’irritazione di Mitell
Tomas Mitell parla di «frustrazione, irritazione e rabbia», ma sembra voler rifiutare l’idea – sotto gli occhi di tutti – che il suo Lugano commetta sempre gli stessi errori: «Questa sconfitta è nata in modo diverso rispetto ad altre volte. Ci siamo difesi bene e a otto minuti dalla fine siamo tornati in vantaggio. Da quel momento l’Ambrì Piotta non ha più creato tanto, ma un paio di rimbalzi e una penalità sfortunata ci sono costati la partita». Rimbalzi, sfortuna. Quest’ultima ha certamente colpito duro per quanto concerne gli infortuni, ma in pista i bianconeri si sparano sui piedi da soli, come diceva Luca Gianinazzi. «Nei momenti decisivi, dobbiamo avere più classe e maturità», ammette infatti Mirco Müller. «Dopo due tempi, nonostante ci fossimo fatti recuperare due reti, eravamo tranquilli. Essere sul 2-2 in casa della seconda in classifica non era una brutta situazione». E infatti nel terzo tempo i bianconeri sono tornati in pista con la giusta attitudine, prendendo progressivamente il controllo della partita e tornando avanti. Poi, però, la loro fragile mentalità si è scontrata con quella – solidissima – dei leventinesi. «In squadra c’è tanta frustrazione», conclude Müller. «Abbiamo regalato tanti punti, ma dopo la pausa dovremo farci trovare pronti e cambiare subito marcia. La classifica non è affatto compromessa, dobbiamo semplicemente raccogliere ciò che seminiamo, giocando con più intelligenza».
I piedi per terra
Tra gli artefici della cavalcata biancoblù – insieme agli osannati Järventie, Schnarr e Joly – c’è anche (e sempre più) Petr Kodytek. Il centro ceco, dal basso dei suoi 168 centimetri, guarda tutti negli occhi, senza paura: «Quando si gioca un derby, è tutta una questione di cuore e di duro lavoro. Due caratteristiche che a noi non mancano di certo e che la gente si aspetta dall’Ambrì Piotta. Personalmente, non conosco altri modi di giocare. Per me si tratta sempre di dare il 100% e di pattinare con intensità. Ecco perché mi trovo a meraviglia in questa squadra. Quando ho firmato per l’HCAP, nessuno mi aveva accennato alla possibilità di essere secondi in classifica (sorride, ndr.). È una bella sensazione, ma abbiamo disputato soltanto 18 partite e dobbiamo tenere i piedi per terra. Dopo la pausa dovremo ripartire con la solita umiltà, continuando a lavorare sodo. Questa sosta non mi spaventa. Ci permetterà di staccare un po’ la spina e di allenarci al meglio per mantenere alta l’asticella. L’ambiente in squadra è talmente bello che venire alla pista è sempre un piacere. Ne ho parlato anche con gli altri stranieri: siamo tutti felicissimi di essere qui, ci stiamo godendo ogni momento, dentro e fuori dal ghiaccio. Credo che tutto questo si veda anche in partita. Il nostro entusiasmo è sotto gli occhi di tutti».
Benvenuta pausa
La pausa non spaventa neppure Jussi Tapola: «La vera sfida sarà conservare il livello di fiducia ed energia. Quando si ottengono risultati che vanno oltre le aspettative, ci si può facilmente sentire al sicuro, comodi. Dovremo restare umili e compatti, cercando di fare ancora meglio. La pausa farà bene anche a noi, nonostante interrompa un momento positivo. Abbiamo giocato 18 partite in un mese e mezzo e staccare un po’, soprattutto mentalmente, sarà utile».
Ben più complicato il lavoro che attende Tomas Mitell: «Ci sono tanti aspetti da sistemare, anche a livello di maturità. Speriamo inoltre di recuperare qualche giocatore». Alla lista degli infortunati, intanto, si è aggiunto Robert Mayer.
