«Un hotel per noi della NHL? No grazie, sto bene al villaggio»

Con i loro club vanno in trasferta volando su jet privati e dormendo in hotel di lusso. Ma ai Giochi di Milano Cortina, le star svizzere di NHL vogliono godersi pienamente lo spirito olimpico, alloggiando al villaggio, insieme a tutti gli altri atleti, in piccole camere dall’arredamento spartano, da condividere con un compagno. E questo nonostante la NHLPA, l’associazione che rappresenta i giocatori di NHL, si sia mobilitata per mettere a disposizione dei suoi assistiti delle più confortevoli stanze d’albergo. «Personalmente non mi sono nemmeno posto il problema, io dormo dove dorme la mia squadra», racconta sorridente Roman Josi, nominato capitano della nazionale rossocrociata. Il 35.enne difensore dei Nashville Predators è stato ospite di House of Switzerland, in Piazza Cavour, insieme all’allenatore Patrick Fischer e a uno dei quattro assistenti capitani, il terzino del Friburgo Andrea Glauser (gli altri sono Nino Niederreiter, Kevin Fiala e Nico Hischier).
Una squadra nella squadra
Niente albergo, dunque, per i nostri campioni. Solo i canadesi, dopo aver iniziato la loro avventura milanese al villaggio, hanno poi usufruito anche dell’hotel. «Per come la vedo io, sarebbe un peccato rinunciare a questa caratteristica dei Giochi, che ti permette di interagire con sportivi di altre discipline e di altri Paesi», prosegue Roman Josi. «Il ricordo più bello che ho della mia prima Olimpiade, a Sochi 2014, è legato al villaggio. Inoltre, tornare ad avere un compagno di stanza è divertente. Senza dimenticare che passiamo molto tempo in gruppo, negli spazi comuni. Abbiamo una lounge riservata agli atleti svizzeri, dove ci ritroviamo per guardare le altre gare in televisione. Lunedì, ad esempio, abbiamo assistito alla doppietta elvetica nella combinata a squadre maschile. È stato un bel momento. Ci sentiamo un po’ come una squadra di hockey all’interno di un’altra squadra, quella di Swiss Olympic».
Camera 2000
Roman Josi ha un compagno di stanza speciale: Nino Niederreiter. «L’abbiamo denominata Camera 2000», scherza Patrick Fischer. Il riferimento è presto spiegato: il difensore dei Nashville Predators e l’attaccante dei Winnipeg Jets sono gli unici due giocatori svizzeri ad aver tagliato il traguardo delle mille partite di regular season in NHL. Il primo a riuscirci, 13 dicembre del 2025, è stato «El Nino». Josi - rallentato da un infortunio - lo ha raggiunto poco più di un mese dopo, il 22 gennaio. Storia recentissima. «In estate, io e Nino abbiamo evocato l’imminente cifra tonda, dicendoci che sarebbe stato divertente giocare la millesima partita lo stesso giorno. Quando è toccato a lui, ero comunque felice. Ci conosciamo da una vita, siamo ottimi amici e abbiamo vissuto tanti bei momenti, sia in Nazionale, sia nei sei mesi trascorsi insieme a Nashville, prima che lui venisse ceduto ai Winnipeg Jets».
Dodici anni dopo
La prossima grande pagina di storia, Josi vuole scriverla a Milano. «I primi giorni di allenamento sono andati bene. Si è discusso molto di questa arena e del suo ghiaccio, ma non abbiamo proprio nulla di cui lamentarci, è tutto perfetto». Roman, che gioca in Nordamerica dal 2010, non avrà ovviamente problemi con la pista di dimensioni ridotte, in stile NHL. Anzi, persino un po’ più corta. «Ai compagni che hanno sempre giocato su superfici europee ho spiegato che la differenza principale sta nella velocità di pensiero e di esecuzione. Si ha meno tempo per fare le cose. Ma credo che il nostro stile di gioco, basato su rapidità e forecheck, si presti decisamente bene per una pista di queste dimensioni».
L’attesa per quello che si annuncia come uno dei tornei di hockey più belli di sempre è enorme. Mercoledì romperanno il ghiaccio (si spera solo in senso figurato) Slovacchia-Finlandia (16.40) e Svezia-Ialia (21.10). Il debutto dei rossocrociati è in programma giovedì alle 12.10 contro la Francia. «Il livello sarà altissimo, ma lo era già a Sochi 2014», spiega il capitano rossocrociato. «A rendere più speciale questa edizione è proprio il ritorno dei giocatori di NHL dopo dodici anni di assenza. C’è una generazione di fenomeni che non ha mai partecipato alle Olimpiadi. Penso a giocatori incredibili come Connor McDavid e Nathan MacKinnon, che a Milano calcheranno per la prima volta il palcoscenico con i cinque cerchi. Anche per loro, essere qui è la realizzazione di un sogno. Tutti quelli con cui ho parlato, prima di venire in Italia o passeggiando al villaggio, sono motivatissimi».
Obiettivo medaglia
Josi ha le idee in chiaro sulle squadre più forti: «Credo che il Canada, gli Stati Uniti, la Svezia e la Finlandia siano le favorite. Rispetto a loro, noi partiamo un po’ più indietro, ma non significa che non faremo di tutto per tornare a casa con una medaglia. È un obiettivo difficile, ma non impossibile. Rispetto ad altre selezioni, abbiamo il vantaggio di conoscerci alla perfezione. Il nostro gruppo gioca insieme da tanti anni e ha già ottenuto successi importanti ai Mondiali, arrivando più volte in finale. Credo che questo sia il nostro principale punto di forza. Per vincere, abbiamo una sola opzione: giocare da squadra».
