Un monologo bianconero

Ci si poteva attendere un derby equilibrato, combattuto, emozionante fino all’ultimo secondo, tra due squadre che avevano dimostrato di stare bene. Ed invece no. La terza sfida stagionale tra il Lugano e l’Ambrì Piotta ha visto il dominio ed il netto successo dei bianconeri, che replicano così la vittoria ottenuta alla Gottardo Arena. Un Lugano che - digerito l’immediato svantaggio firmato in superiorità numerica dall’ex Dario Bürgler - ha in pratica fatto ciò che ha voluto in pista. Sì, il derby è stato un monologo bianconero: più creativi, più decisi, più solidi difensivamente, gli uomini di Tomas Mitell hanno lasciato solo le briciole ad un Ambrì Piotta che - di fatto - non è mai entrato in partita.
Solidità impressionante
Avrebbe anche potuto soffrire a livello psicologico, il Lugano, il rapido vantaggio leventinese. E, al contrario, il gol di Bürgler avrebbe potuto - e forse anche dovuto - dare coraggio e fiducia agli uomini di Eric Landry. Ed invece è successo esattamente il contrario. Il Lugano ha preso in mano il pallino del gioco e - dopo il pareggio di Canonica - non l’ha praticamente mai mollato. Offensivamente, certo, ma i bianconeri sono stati impressionanti soprattutto per la solidità difensiva evidenziata. A parte qualche occasione nata da spunti più che altro individuali, mai i biancoblù hanno dato l’impressione di poter davvero mettere sotto pressione Schlegel. E, a questo proposito, va sottolineata l’immensa prestazione di un Mirco Müller tornato ad essere il padrone della difesa bianconera. E che si è pure tolto la soddisfazione della sua prima rete stagionale.
Tutto in 23 secondi
È stato un derby anche agonisticamente cattivello, ad immagine della bagarre senza guanti tra Sekac e Zaccheo Dotti, che ha indotto gli arbitri a spedire entrambi sotto la doccia nelle fasi iniziali del periodo iniziale. La rissa, invece di penalizzare un Lugano già ridotto ai minimi termini in attacco, ha dato ai bianconeri la spinta decisiva verso il successo. Una delle belle storie bianconere è stata allora la rete del nuovo arrivato Einar Emanuelsson, che ha portato avanti il Lugano con la complicità di Gilles Senn.
Il derby ha poi vissuto la sua fase decisiva nella seconda parte del secondo tempo, quando due reti nel breve volgere di 23’’ hanno letteralmente fatto la differenza. Ancora una volta Senn non ha fatto una bella figura sul tiro improvviso di Fazzini - magistralmente servito da Sanford - mentre niente ha potuto sul missile del già gitato Mirco Müller. Il derby , di fatto, è finito lì.
Biancoblù impotenti
E l’Ambrì Piotta, in tutto ciò? Beh, per la maggior parte del tempo i biancoblù sono rimasti impotenti a guardare e - oltre a Senn - sono stati traditi dagli uomini che dovrebbero fare la differenza: i vari Joly, DiDomenico e Formenton - tanto per fare tre nomi - non si sono mai visti. E a riassumere le difficoltà incontrate dai leventinesi ci sono i tantissimi minuti giocati in superiorità senza riuscire a cavare un ragno dal buco. E non solo per gli indubbi meriti del comunque ottimo box-play bianconero. Il Lugano ha così potuto gestire con estrema tranquillità la situazione nell’ultimo periodo, andando ancora a colpire con un’azione in solitaria di Sanford. Servito da... DiDomenico: e questo dice in fondo tutto di questo terzo derby stagionale.
