USA-Canada: la finale perfetta, anche per Trump

Canada contro Stati Uniti è la finale perfetta. Quella che tutti attendevano, a cominciare dai numerosi tifosi e giornalisti nordamericani presenti da ormai due settimane a Milano. Giovedì sera erano in più di undicimila ad assistere all’incandescente gold medal game femminile tra le due eterne rivali, vinto all’overtime dalla selezione a stelle e strisce. Per l’ultimo atto maschile, in programma domenica alle 14.10, potrebbe scomodarsi persino Donald Trump. Del resto, considerando le recenti tensioni tra i due Paesi, il significato della sfida travalica le balaustre della pista di hockey. Se le indiscrezioni degli scorsi giorni venissero confermate, il presidente americano dovrebbe fare tappa all’arena di Santa Giulia, godersi la partita e poi spostarsi a Verona, in un’arena ben più antica, dove presenzierebbe alla Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. I Giochi di Milano Cortina si erano aperti il 6 febbraio, con i fischi di San Siro all’indirizzo del suo vicepresidente, J.D. Vance. Vedremo come verrà accolto «The Donald», ammesso che arrivi davvero. La condizione imprescindibile - ovvero la qualificazione del Team USA alla finale - ha preso forma stasera, quando Auston Matthews e compagni si sono sbarazzati della Slovacchia, grande sorpresa del torneo, battuta 6-2. A Dylan Larkin sono bastati poco più di quattro minuti per sbloccare il risultato. Il 2-0 in superiorità numerica di Tage Thompson, a 40 secondi dalla fine del primo tempo, ha poi spianato la strada agli uomini di Mike Sullivan. Nel periodo centrale gli USA hanno dilagato con una doppietta di Jack Hughes, inframezzata dal 4-0 di Jack Eichel. Slafkovsky ha poi addolcito la pillola al 45' con il gol del 5-1, il quarto per lui nel torneo, prima del 6-1 di Brady Tkachuk e del 6-2 di Regenda.
Un lungo inseguimento
Qualche ora prima, è stata decisamente più sudata la vittoria del Canada contro la Finlandia. Come mercoledì nel quarto di finale con la Cechia, la favorita selezione nordamericana - priva dell’infortunato Sidney Crosby, in dubbio anche per domenica - ha dovuto inseguire a lungo il risultato. Mikael Granlund e compagni sono infatti andati sul 2-0 grazie alle reti di Rantanen al 16’55’’ (in power-play) e Haula al 23’26’’ (in inferiorità numerica). I canadesi non si sono però scomposti, riaprendo i conti al 34’20’’ con Reinhart, in superiorità numerica. Al 50’34’’, dopo tanta pressione, ecco il 2-2 di Theodore. Con l’overtime ormai dietro l’angolo, la Finlandia ha pagato a caro prezzo un’altra penalità, rimediata da Mikkola al 57’25’’. E così, a soli 35 secondi dalla terza sirena, Nathan MacKinnon ha regalato la vittoria ai nordamericani, su assist di Connor McDavid e Macklin Celebrini. Tre fenomeni che hanno fatto la differenza nel momento decisivo. La Finlandia, che ha subito più o meno la stessa legge da lei imposta alla Svizzera, contenderà la medaglia di bronzo agli slovacchi, sabato alle 20.40.
«Essere in una finale olimpica è incredibile», afferma Connor McDavid, da un decennio simbolo della NHL, ma debuttante ai Giochi. «Abbiamo dovuto vincere due gare pazzesche per arrivare a questo punto. Recuperare due reti alla Finlandia è stata una battaglia lenta, ma costante. Inesorabilmente, abbiamo trovato la soluzione. Era già successo contro la Cechia, ma di sicuro non possiamo permetterci che accada di nuovo nella partita per l’oro».
Jon Cooper, head coach canadese, ammette di aver avuto le palpitazioni. Poi sottolinea il valore di questo traguardo per i suoi ragazzi, ma anche per i loro avversari: «I giocatori di NHL non hanno avuto la possibilità di giocare alle Olimpiadi dal 2014, ovvero da 12 anni. Alcuni di loro erano ancora in fasce all’epoca. Ai Giochi l’hockey è bello e avvincente. Non c’è niente di simile al mondo. È una sensazione che aspetti con ansia ogni quattro anni».
