Zurigo-Lugano, la serie si gioca anche in infermeria

Arena olimpica di Santa Giulia, venerdì 13 febbraio, ultimi minuti di Svizzera-Canada. Da Milano a Los Angeles, il mondo dell’hockey trattiene il fiato per Kevin Fiala, stella dei Kings, portato fuori in barella con una gamba spezzata. A Zurigo, però, ci si inquieta soprattutto per un altro infortunato eccellente: Denis Malgin, centro degli ZSC Lions. Per lui, la sfida con i nordamericani dura appena cinque cambi. Brutto colpo alla spalla, verrà spiegato. Si spera di recuperarlo almeno per il quarto di finale con la Finlandia, ma non c’è nulla da fare. Un mese dopo, Malgin non è ancora tornato a giocare. Come recita il «medical report» dello Zurigo, la sua situazione viene valutata giorno per giorno. E lo stesso vale per Patrick Geering, Yannick Weber e Willy Riedi, mentre la stagione di Thierry Bader è già finita. Un’infermeria affollata. Assenze che per qualsiasi altra squadra svizzera sarebbero un enorme problema. Ma non per gli ZSC Lions, ai quali non mancano le alternative per affrontare il Lugano da favoriti nel primo turno dei playoff.
In casa bianconera, la lista degli infortunati è un pochino più corta: Mirco Müller, Calle Dahlström, Aleksi Peltonen, tutti valutati settimanalmente. Ma il peso specifico delle assenze, soprattutto in difesa, è indiscutibilmente superiore. Affrontare i duplici campioni nazionali in carica sarebbe già complicato a ranghi completi, figurarsi senza due pilastri del reparto arretrato. La missione diventerebbe durissima. Müller, con un «time on ice» medio di 20’20’’, è stato il giocatore più utilizzato da Mitell in regular season. Dahlström, con 18’03’’, è stato il sesto, nonché il quarto tra i terzini, dietro ad Alatalo e Aebischer. Con la crescita di Carrick e la possibilità di schierare cinque attaccanti stranieri, il recupero dello svedese è un filo meno urgente. Ma di Mirco c’è bisogno come il pane, senza nulla togliere ai giovani rimpiazzi.
Hrubec, animale da playoff
Mancano 10 giorni a gara-1. Oggi è impossibile sapere chi, tra tutti questi assenti, sarà in pista sabato 21 marzo alla Swiss Life Arena. Nei playoff si gioca a carte coperte e non si regalano informazioni agli avversari. Può darsi che i due coach non abbiano voluto rischiare i loro infortunati nelle ultime giornate di regular season, sapendo di poter contare su di loro nel momento più importante. Non resta che seguire l’evolversi della situazione e basare l’analisi della sfida sulle certezze. A cominciare dai portieri. Salvo cataclismi, i titolari saranno Roman Hrubec e Niklas Schlegel. Il ceco è stato uno dei grandi artefici degli ultimi due titoli, entrambi vinti contro il Losanna: nei playoff del 2025 subì solo 24 gol in 15 partite, con una percentuale di parate del 94,04%, confermata anche in finale. Nel 2024 fu di poco inferiore: 93,96%. Insomma, Hrubec è un animale da playoff. Ed è stato il migliore di tutti (92,69%) anche in questa regular season. Schlegel, con il suo 92,28% non è lontano (3. posto). E pure van Pottelberghe, nonostante qualche incertezza in più, a portato a casa un buon 91,98% nelle sue 16 presenze da titolare. La riserva di Roman Hrubec, Robin Zumbühl, ha giocato solo 10 partite con un bel 92,34%.
Le due migliori difese
Le statistiche dei portieri sono condizionate dal rendimento delle difese. E quelle di Zurigo e Lugano sono messe benissimo: ZSC Lions primi con 2,21 gol subiti a partita; bianconeri secondi, insieme al Davos, con 2,31. Gli infortunati Weber e Geering sono preziosi, ma le stelle del reparto arretrato zurighese sono Kukan e Lehtonen. Marti è un altro pilastro della Nazionale di Fischer, Trutmann ha esperienza e Schwendeler, 22 anni, ha disputato un’ottima prima stagione da titolare. Tra i rincalzi c’è Ustinkov, pilastro della nazionale Under 20. Il Lugano, come abbiamo visto, ha meno profondità. Ma con la rosa completa e il sistema implementato da Mitell ed Hedlund, la squadra può reggere la forza d’urto avversaria.
Il gap degli attaccanti stranieri
Forza d’urto, sì. L’attacco dello Zurigo ha mille frecce, anche senza Malgin e Riedi. Andrighetto vale uno straniero di altissimo livello. E il pacchetto d’importazione, con Grant, Lammikko, Frödèn, Balcers e all'occorrenza Sundström, fa impressione. Senza dimenticare il talento di Rohrer, la fisicità di Baechler e Baltisberger, la classe di Hollenstein, la versatilità di Sigrist. Un’abbondanza incredibile. I bianconeri rispondono con quattro svizzeri di fascia alta o molto alta (Fazzini, Thürkauf, Simion, Canonica) e con la solidità di Morini al centro della quarta linea, ma pagano a livello di stranieri, con il solo Sanford a reggere davvero il confronto e il buon Emanuelsson a garantire dinamismo. Molto dipenderà allora da Kupari, Sekac, Valk e Perlini. Toccherà a Mitell – che a livello strategico vince il confronto con Bayer – trovare la formula magica.
