La FIFA sanziona Israele per discriminazioni

Dopo due anni di attesa, giovedì la FIFA ha deciso in merito a due richieste palestinesi: ha sanzionato Israele per aver violato le sue norme antidiscriminatorie, archiviando al contempo il caso delle squadre di calcio israeliane presenti nella Cisgiordania occupata.
La decisione
L'organismo mondiale non ha sospeso la federazione israeliana (IFA), come richiesto dal 2024 dalla federazione palestinese (PFA), che l'aveva esortata a rispettare il proprio statuto e a «schierarsi dalla parte giusta della storia». Tuttavia, la commissione disciplinare ha inflitto all'IFA una multa di 150.000 franchi svizzeri per «gravi e ripetute violazioni» dei suoi obblighi in materia di lotta contro le discriminazioni. In 40 pagine, la sua decisione elenca una serie di comportamenti razzisti nel calcio israeliano, che vanno dagli slogan che esaltano la purezza razziale sugli spalti del Beitar Gerusalemme agli insulti nei confronti dei giocatori arabi, passando per i «messaggi politici e militaristi» dei dirigenti delle leghe professionistiche e del Maccabi Netanya sui loro social network.
«Un passo nella giusta direzione»
Nel condannare l'IFA, la FIFA giudica insufficienti e troppo vaghe le multe che essa aveva inflitto al Beitar, senza collegarle esplicitamente a episodi di razzismo. Rileva inoltre che l'organismo non ha «rilasciato alcuna dichiarazione pubblica di condanna del razzismo, non ha lanciato alcuna campagna contro la discriminazione e non ha intrapreso alcuna iniziativa volta a favorire l'inclusione di giocatori arabi o palestinesi». Nello specifico, la federazione israeliana dovrà pagare i due terzi della multa «entro 30 giorni» e investire il resto «nell'attuazione di un piano generale volto a prevenire il ripetersi di incidenti di questo tipo». «Ben prima della sanzione relativa al razzismo», l’IFA e i club israeliani «stavano già lavorando, lavorano e lavoreranno con maggiore intensità contro questo flagello ripugnante», ha assicurato l’organismo in un comunicato. L'IFA dovrà altresì esporre, durante le sue prossime tre partite internazionali in casa, «uno striscione di dimensioni significative e ben visibile recante la scritta 'Football Unites the World - No to Discrimination' (il calcio unisce il mondo - No alla discriminazione)». «Sebbene ciò costituisca un passo nella giusta direzione», ha affermato nella notte l'organismo palestinese sul proprio account Facebook, «le conclusioni non rispondono pienamente alla portata e alla gravità delle violazioni sollevate».
«Presenza illegale» in Cisgiordania
Allo stesso tempo, la PFA ha deplorato l'altra decisione presa giovedì da un organo distinto della FIFA – la sua commissione di governance, audit e conformità – di non adottare «alcuna misura» riguardo ai club israeliani con sede negli insediamenti illegali della Cisgiordania. «La FIFA non dovrebbe adottare alcuna misura dato che (...) lo status giuridico definitivo della Cisgiordania rimane una questione irrisolta ed estremamente complessa nel diritto internazionale pubblico», ha giustificato l'organizzazione, che intende «continuare a promuovere il dialogo e offrire mediazione» tra IFA e PFA. L'organismo palestinese, pronto a «intraprendere tutte le iniziative appropriate» per far rispettare i propri diritti, ha ricordato che la questione dei club israeliani in Cisgiordania occupa la FIFA «dal 2013» e le sembra quindi «matura per una decisione definitiva». Nell’ottobre 2024, diversi esperti delle Nazioni Unite – incaricati dal Consiglio dei diritti umani ma che non parlano a nome dell’ONU – avevano esortato la FIFA a «rispettare il diritto internazionale» su questo punto specifico. Secondo questi esperti, «almeno otto club di calcio si sono sviluppati o sono stati identificati come attivi negli insediamenti israeliani della Cisgiordania occupata». Inoltre, questi «club israeliani, molti dei quali hanno dato prova di razzismo nei confronti del popolo e dei giocatori palestinesi nel corso degli anni, sono integrati nell’IFA», hanno sottolineato, precisando che un nono club, con sede in Israele, gioca alcune delle sue partite in casa in un insediamento. «Tale integrazione e tale condotta all'interno dell'IFA equivalgono a riconoscere come legale la situazione derivante dalla presenza illegale di Israele nel territorio palestinese occupato», denunciavano questi esperti.