La Scozia ha già vinto i Mondiali 2026 (sugli spalti)

La Scozia ha vinto i Mondiali di calcio 2026. Attenzione, non lo ha fatto sul campo, in questo senso il cammino per decretare la nazionale più forte è ancora lungo, ma sugli spalti. È lì che la «Tartan army» ha conquistato l’affetto di tutti. La Nazionale scozzese da 28 anni non partecipava a una fase finale di un Mondiale e così, per celebrare il «comeback», i tifosi hanno deciso di invadere pacificamente Boston al ritmo di Flower of Scotland e con il sottofondo delle cornamuse.
Dopo la partita contro Haiti, vinta 1-0, i tifosi scozzesi hanno marciato verso Fenway Park, lo storico stadio dei Boston Red Sox, dove hanno assistito alla partita tra la squadra di baseball locale e i Texas Rangers, regalando ai presenti «un’atmosfera incredibile». Un’altra curiosità riguarda il fatto che i 20mila e più tifosi scozzesi in trasferta hanno esaurito le scorte di birra dei locali più famosi di Boston, come riportato da alcuni media statunitensi.
Al secondo posto mettiamo la «Viking Row» dei tifosi norvegesi, che sugli spalti, nella partita contro l’Iran, hanno incitato la propria squadra trasformando lo stadio in un’imbarcazione vichinga.
Medaglia di bronzo per Michel Nkuka Mboladinga, il tifoso della Repubblica Democratica del Congo la cui popolarità è esplosa negli scorsi mesi durante la Coppa d’Africa. Soprannominato «Lumumba», l’uomo per tutta la partita resta completamente immobile replicando il monumento a Patrice Lumumba situato a Kinshasa. Lumumba fu il primo storico primo ministro del Congo indipendente, assassinato nel 1961. Curioso è il fatto che Mboladinga abbia avuto qualche difficoltà ad ottenere il visto per entrare negli Stati Uniti. Così gli stessi giocatori della Nazionale hanno chiesto formalmente alle istituzioni di non lasciarlo a casa e la delegazione, dopo il via libera del presidente della Repubblica democratica del Congo, ha inserito il tifoso nella delegazione ufficiale della squadra. Ieri pomeriggio, durante la partita contro il Portogallo, il supertifoso non era presente a causa dei protocolli di quarantena sanitaria legati all'epidemia di Ebola.
Quarto posto per Josimar José Évora Dias, il portiere «eroe» di Capo Verde. Lui, 40 anni compiuti, ha neutralizzato la furia «roja» della Spagna con la partita che è terminata 0-0. Una prestazione, e un affetto guadagnato sul campo, che lo ha fatto diventare un fenomeno dei social: prima del calcio d’inizio «Vozinha», questo il suo soprannome, aveva all’incirca 50mila follower su Instagram; ora ha superato i 12 milioni.
Segue la lavagna di Hajime Moriyasu, commissario tecnico del Giappone. Nella partita pareggiata 2-2 contro l’Olanda, infatti, l’allenatore ha scritto dei numeri «giganti» indirizzati ai propri giocatori. Un codice segreto? Forse.
Sempre per quanto riguarda il Giappone, una nota di merito va ai tifosi che, rispettando una tradizione inaugurata nel 1998, al termine della partita contro gli «Oranje» hanno ripulito lo stadio. «Questa è la cultura, rispetto per tutti: giocatori, tifosi e stadio», ha spiegato una supporter.
Il Mondiale di calcio si può vedere anche dallo spazio. Lo ha spiegato la stessa NASA, precisando che a bordo dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, «gli astronauti possono chiedere che le partite vengano trasmesse durante il loro tempo libero». Nessuna novità però, perché già nel 2014 due astronauti USA guardarono Germania-Stati Uniti.
I passi falsi delle «big». In questa prima tornata dei Mondiali 2026 diverse squadre hanno forse deluso i propri tifosi. Tra queste vanno citate la Svizzera, che ha pareggiato contro il Qatar; l’1-1 del Brasile contro il Marocco; il 2-2 tra Paesi Bassi e Giappone; il pareggio tra Belgio ed Egitto e quello tra Spagna e Capo Verde, così come l’1-1 tra Portogallo e Repubblica democratica del Congo.
L’Iran. In questa top10 non può mancare l’Iran, soprattutto per quanto riguarda l’escalation in Medio Oriente e i rapporti tra Teheran e Washington. La squadra, ricordiamo, ha ottenuto in extremis i visti di ingresso negli Stati Uniti, ma non per tutta la delegazione. «Tutto è un disastro», ha detto capitan Taremi alla stampa, «siamo qui per il calcio, vogliamo che la nazione sia unita dentro e fuori dall’Iran. Noi giochiamo per tutti».
Infine, la nazionale svizzera. Dopo l’1-1 di sabato contro il Qatar la «Nati» è chiamata a riscattarsi e lo deve fare già questa sera alle 21 contro la Bosnia-Erzegovina, dove ha l’occasione di portarsi a casa 3 punti e ipotecare seriamente il passaggio del turno. Ci riuscirà?
