Calcio

La Svizzera a lezione di coraggio da Roberto De Zerbi

Gli allenatori delle selezioni giovanili rossocrociate hanno reso visita al tecnico del Brighton, il cui stile di gioco è ritenuto fra i più interessanti in Europa - In Inghilterra c’era anche Massimo Immersi: «Non si trattava di copiare un modello, ma di ottenere nuovi impulsi per sviluppare il nostro concetto»
Roberto De Zerbi allena il Brighton dal settembre 2022: ha chiuso l’ultima stagione di Premier League al sesto posto. ©Reuters/John Walton
Massimo Solari
08.02.2024 06:00

Non ancora un tormentone. Uno all’Annalisa, per intenderci. Ma uno stile, questo sì, in grado di fare tendenza. Non deve insomma stupire se, negli ultimi giorni, il nome di Roberto De Zerbi sia stato accostato alle panchine di Barcellona e Liverpool. L’allenatore del Brighton è ritenuto fra i profili più interessanti e moderni del momento. E della nouvelle vague, formata dai vari Xabi Alonso, Arteta e Míchel. Ebbene, al suo richiamo non ha resistito anche il Dipartimento squadre nazionali dell’ASF: il tradizionale seminario annuale, organizzato a favore dei tecnici delle selezioni giovanili, negli scorsi giorni ha fatto tappa proprio in Inghilterra. Alla corte di «RDZ».

«È stato fantastico»

«Come squadre nazionali stiamo sviluppando un modello di gioco, un modello nostro, che accomuni tutte le formazioni dalla Under 15 sino alla Under 21» spiega Massimo Immersi, presente nella delegazione elvetica in qualità di allenatore della Svizzera U15 e capo cellule di osservazione 14/15. «Ogni seminario - prosegue il ticinese - punta ad approfondire un aspetto di questa filosofia calcistica da condividere. E facendo visita a Roberto De Zerbi, va da sé, l’accento è stato posto sull’uscita palla dalla difesa». Già, perché l’ italiano è un riferimento in questo esercizio. «E osservarlo al lavoro è stato fantastico» afferma Immersi: «Abbiamo potuto seguire due allenamenti e una partita del Brighton. Ma soprattutto De Zerbi ci ha dedicato tre ore per illustrare la sua idea di calcio, le sue richieste ai singoli giocatori. Motivandole nei minimi dettagli».

Il team rossocrociato insieme a Roberto De Zerbi.
Il team rossocrociato insieme a Roberto De Zerbi.

Una lezione, quindi. Una lezione di coraggio, considerato l’atteggiamento per certi versi spregiudicato del Brighton. «Che si declina nella ricerca costante dell’uomo libero, nell’identificazione della fonte di pressione per riuscire - come dice lui - a rompere l’onda e indirizzarsi negli spazi lasciati liberi. De Zerbi, detto altrimenti, ama attirare il pressing dell’avversario per sorprenderlo alle spalle. Ed è una questione di “come” e di “quando”». Guai però a parlare di dogma. «No, ci sono dei principi chiari, ma la loro applicazione è in continua evoluzione» rileva Imme, che evidenzia altresì la «coerenza» del tecnico. «De Zerbi, per esempio, è consapevole che il suo sistema può incontrare delle difficoltà contro le formazioni molto fisiche. E, non a caso, il match del Brighton a cui abbiamo assistito ha visto il Luton Town imporsi per 4-0. Nel corso della gara, tuttavia, lo stile di gioco degli uomini di De Zerbi non è cambiato. Di più: tre giorni più tardi la squadra è tornata al successo, rifilando 4 reti al Crystal Palace».

I principi di De Zerbi sono chiari e radicati, ma la loro applicazione è in continua evoluzione
Massimo Immersi, allenatore Svizzera Under 15

Un percorso, diversi profili

Bene. Ma quali sono i punti di contatto con il concetto delle squadre rossocrociate? E quella di «RDZ», forse, non è un’impostazione troppo rischiosa? «Beh, la volontà di costruire il gioco da dietro è la base comune» rileva Immersi. «Poi non si trattava di copiare il modello del Brighton, quanto di fare tesoro di alcuni spunti. Per ragionare con nuovi impulsi su un concetto al quale lavoriamo da anni». L’ex responsabile tecnico del Team Ticino, ad ogni modo, non ritiene corretto dare dell’«estremista» a De Zerbi. «Estremi e radicati, semmai, sono lo studio e la cura dei dettagli dell’allenatore italiano. La ricerca dei problemi e delle soluzioni, anche». Immersi, in tal senso, agisce alla base della piramide delle selezioni svizzere. E situandosi all’inizio del percorso, la funzione comporta una responsabilità ancora maggiore. «Ma ho il vantaggio di seguire i ragazzi già dalle U14, con un anno d’anticipo dunque, avendo così la possibilità di approfondire la particolarità e la disponibilità di profili di una determinata annata». Già, poiché se da un lato conta lo sviluppo di un’idea di gioco comune, dall’altro - osserva Immersi - «a fare la differenza è l’identificazione dei profili capaci di sposarla e farla rendere sul campo. De Zerbi, al proposito, ha evidenziato la necessità di potersi affidare a un difensore centrale e a un portiere con caratteristiche molto precise».

L’obiettivo finale - conclude Immersi - «è l’allestimento di un collettivo che ragioni e funzioni da squadra. Perché in Svizzera è sempre stata la squadra a portare al successo». Secondo un’impronta di gioco definita, appunto. E gli ultimi risultati sembrano dare ragione alla strategia intrapresa in casa ASF. Agli ultimi dieci tornei delle categorie U17, U19 e U21, la Svizzera si è qualificata sette volte. Non era mai accaduto. Nel 2023, la U17 e la U19 si sono inoltre qualificate agli élite round delle qualificazioni europee che si giocheranno fra un mese, mentre la U21 attualmente guida il girone verso a Euro 2025.