L’alta scuola di Vienna e il valzer degli austriaci

Ogni volta che torna a Lugano a Luca Margaroli si scalda il cuore. Per lui, giramondo del tennis, è un po’ come riassaporare il clima di casa. Nato a Brescia, sulle rive del Ceresio ci è crescito. E ha imparato a giocare a tennis. Da diversi anni ha deciso di concentrarsi sul doppio, tanto da essere stato chiamato da Severin Lüthi a coprire quel ruolo anche in Coppa Davis all’occorrenza. «È da un po’ che non sento chiamate. Se hanno bisogno di me comunque ci sono», ha detto a più riprese il ticinese, numero 184 nella classifica di specialità. Nel 2019 era numero 128, suo miglior ranking. Non è riuscito a concretizzare il sogno di entrare nella top 100. Però, mai dire mai. Questo è il motto che ha fatto proprio. E infatti continua a battersi, soprattutto nel circuito dei Challenger con partner di varie nazionalità. Da quando si allena a Vienna, sotto la guida di Gilbert Schaller (ex top 20 austriaco che aveva battuto Pete Sampras al Roland Garros), è spesso affiancato da giocatori austriaci. Una sorta di valzer con giocatori della scuola viennese. «A Lugano avrei dovuto giocare con Jurij Rodionov, ma la scorsa settimana mi ha chiesto se avessi potuto trovarmi un altro compagno. Si sentiva un po’ stanco. Forse non aveva previsto di aggiudicarsi il Challenger di Bienne. Buon per lui. È venuto a Lugano e si è concentrato sul singolare, confermando un buon livello di gioco». Ieri però è stato battuto 6-1 6-1 dal tedesco Stebe.
Il percorso luganese
Margaroli non ha avuto problemi a trovare un altro compagno, Lucas Miedler, naturalmente anche lui della scuola viennese. «È un collega. Anzi, un amico dei più cari anche fuori dal circuito. Abbiamo iniziato il nostro percorso luganese sconfiggendo il coreano Chung e l’ucraino Kravchenko. Purtroppo siamo stati fermati nei quarti da Jérôme Kym e dal turgoviese Leandro Riedi, due elementi della nuova generazione elvetica che avanza. Con Miedler ho giocato un altro buon match, ma non abbiamo saputo sfruttare le nostro opportunità».
Il doppio impegno
In questo torneo Luca Margaroli era impegnato su due fronti, da una parte giocatore, dall’altra coorganizzatore al fianco del padre Riccardo e del resto della famiglia. Ognuno con un proprio ruolo. «Fino a domani resterò a Lugano. Settimana prossima tornerò in campo al Challenger di Sanremo, sempre con Midler. Poi, a seconda delle condizioni fisiche nelle quali mi ritroverò, deciderò se è il caso di andare a Barletta. Se dovessi essere troppo stanco, mi concentrerò sugli allenamenti».
Con Luca parliamo anche dei singolaristi e dell’alta qulità di molti giocatori che si sono presentati o che sono ancora in gara questa settimana al Centro esposizioni di Lugano. «L’anno scorso il Challenger era stato caratterizzato dalla partecipazione dell’americano Jack Sock (ex top 10) e dell’ucraino Sergiy Stakhovsky, giustiziere di Federer a Wimbledon nel 2013. Entrambi uscirono di scena. Alla fine si festeggiò il successo di Dominic Stricker, stavolta fermato in entrata». Quest’anno tre elvetici hanno trovato posto ai quarti. In semifinale troviamo solo Leandro Riedi, uscito vittorioso dal derby con Marc-Andrea Hüsler (6-2 7-6).
Nomi importanti
Due tra i giocatori più noti di questa edizione sono Pierre-Hugues Herbert e Marius Copil. Cosa dice il ticinese? «È vero, i due si sono incontrati nei quarti. A chi non è proprio addentro nel mondo del tennis ricordo che entrambi hanno trascorsi eccellenti. Il francese, ottimo singolarista, è uno specialista del doppio, già vincitore nelle quattro prove del Grande Slam, ma anche di due edizioni delle Finals, nel 2019 a Londra e nel 2021 a Torino. Il romeno aveva vissuto la sua annata migliore nel 2018, vincendo a Sofia e raggiungendo la finale degli Swiss Indoors». In quella occasione si arrese soltanto a Roger Federer.
