Hockey

L'Ambrì Piotta ha più fame e il Lugano cade in Tapola

Alla Gottardo Arena i leventinesi vincono con pieno merito, motivati dal nuovo coach finlandese - I bianconeri soffrono l'aggressività dei biancoblù e appaiono a corto di energia
©Andrea Branca
Fernando Lavezzo
29.01.2026 23:35

Chris DiDomenico è quasi imbarazzato. Da buon ribelle della classe, preferirebbe starsene seduto all’ultimo banco, nascosto dietro ai compagni. Ma quando la curva chiama, non ci si può sottrarre. È lui - autore del gol vittoria e di due assist - il biancoblù designato dai tifosi per dirigere i festeggiamenti di fine derby. Un derby che l’Ambrì ha meritato di vincere, ma che il Lugano ha quasi raddrizzato nell’assalto finale, con il 3-2 di Simion al 59’24’’ e un’altra occasionissima per lo stesso numero 94, a fil di sirena. Se i bianconeri avessero giocato con quella disperazione per tutta la partita, forse staremmo raccontando un’altra storia. Ma a metterci più energia, più voglia, più aggressività e più fame, sono stati i leventinesi di Jussi Tapola. Il nuovo coach finlandese, che ha lavorato con la squadra soltanto durante il warm-up mattutino, deve aver insistito su pochi concetti essenziali: semplicità, intensità e soprattutto un forecheck asfissiante. Raramente si era visto il Lugano di Mitell così in difficoltà nell’impostare l’azione e lanciare la transizione. Aggrediti nella loro zona dagli attaccanti di casa, i difensori bianconeri hanno ripetutamente tentennato e pasticciato. La squadra ospite è apparsa sfilacciata, mai fluida, superata fisicamente dai cugini.

Schlegel limita i danni

La trama del match ha preso forma già nel primo tempo, iniziato con quattro orribili minuti di power-play bianconero e proseguiti con l’1-0 di Miles Müller, assistito da «DiDo», a sua volta servito da... Alatalo. Il Lugano ha rapidamente trovato l’1-1 con un bell’assolo di Emanuelsson, il migliore dei suoi, ma poi è stato tenuto costantemente al largo della porta difesa da Wüthrich, di cui ricordiamo poche parate davvero difficili. Al contrario, Schlegel ha dovuto superarsi più volte per tenere in partita i suoi in un periodo centrale dominato da capitan Grassi e compagni. L’Ambrì Piotta avrebbe potuto prendere il largo, ma si è dovuto accontentare del 2-1 di DiDomenico, ottimamente liberato da Terraneo. Il difensore ticinese, appena richiamato da La Chaux-de-Fonds, si è anche fatto notare per alcune importanti chiusure in un terzo tempo che ha visto il Lugano un po’ più propositivo, ma poco incisivo.

Triplice motivazione

Tutti, in casa biancoblù, hanno dato il massimo. La motivazione, del resto, era triplice: un derby da vincere, una classifica da smuovere e un nuovo coach su cui fare colpo. Almeno per 24 ore, quando il Kloten tenterà il controsorpasso in casa del Friburgo, l’Ambrì può godersi il dodicesimo posto. Con il trend delle ultime partite e un’attitudine che, va sottolineato, era già cambiata prima della rivoluzione tecnica, la salvezza anticipata appare davvero alla portata di mano.

Complice la sconfitta del Ginevra, il Lugano mantiene il suo terzo posto, in attesa dello scontro diretto di sabato. L’impressione, già emersa di recente, è che i bianconeri siano a corto di benzina. La pausa olimpica farà sicuramente bene alla squadra di Mitell, che a fine febbraio potrà forse trovare una soluzione a due dei suoi principali limiti: Perlini e Sekac. L’arrivo di Valk e - chissà - il rientro di Kupari, potrebbero dare più sostanza al pacchetto straniero. Brendan e Jiri sono stati provati in più linee, peggiorandole tutte. Il loro posto non è all’ultimo banco, ma dietro la lavagna.

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