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Al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta l'Albiceleste firma il sorpasso e batte l'Inghilterra 2-1 – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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23:52
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Lautaro Martinez in lacrime: «Ho sempre sognato di fare questo gol»
«È troppo forte questo e importante quanto fatto. Ho sempre sognato di fare questo gol, dalla prima volta in cui i miei genitori mi hanno comprato le scarpettte da calcio». Lautaro Martinez scoppia in lacrime prima abbracciando Messi e poi ripensando davanti ai microfoni al suo gol che vale la finale della sua Argentina con la Spagna ai Mondiali 2026.
23:51
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Scaloni: «Felice per il Paese, i miei giocatori non smettono di sorprendere»
«Sono contento per la nostra gente e per il Paese, è difficile far capire alla gente cosa hanno dimostrato questi giocatori». Ecco le prime parole del ct dellì'Argentina Lionel Scaloni dopo aver conquistato la finale ai Mondiali con la Spagna battendo in rimonta l'Inghilterra. «I miei giocatori - aggiunge Scaloni - Non smettono mai di sorprendere»
23:03
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Rimonta vincente: l'Argentina piega l'Inghilterra 2-1
L'Argentina è la seconda finalista del Mondiale 2026. L'Albiceleste supera l'Inghilterra per 2-1, ribaltando lo svantaggio iniziale con una prova di carattere. A guidare la rimonta della Seleccion, dopo il gol inglese di Gordon al 10' del secondo tempo, due assist di Messi: per Enzo Fernandez (41' st) e per Lautaro Martinez (47' st). Grazie a questo successo, gli argentini conquistano il pass per la finale, dove affronteranno la Spagna nella sfida che assegnerà il titolo mondiale.
La partita si comincia a giocare sul serio solo nella ripresa, al termine di un brutto primo tempo contrassegnato più da scontri e vere e proprie botte che da vere e proprie azioni. All'inizio della seconda frazione inglesi avanti con una veloce ripartenza finalizzata da Gordon, seguita dalla veemente reazione dell'Albiceleste che prima coglie il palo con MacAllister e poi a 5 minuti dal termine trova il pari con un tiro maligno di Enzo Fernandez, messo in condizione di pareggiare dal 'Diez' argentino. Ma non è finita, altro legno di McAllister e altro assist di Messi, stavolta un destro che nel recupero mette sulla testa di Lautaro Martinez il pallone della gloria.
In una semifinale che vede al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta tra gli spettatori una marea di vip tra cui anche Mick Jagger, leader dei leggendari Rolling Stones, Tuchel cambia l'Inghilterra: in difesa spazio dal 1' a Stones e Spence, gioca Rodgers al posto di Saka, mentre Bellingham è alle spalle di Kane. Modifiche anche per Scaloni: dentro Giuliano Simeone e fuori De Paul. Messi-Alvarez (preferito ancora a Lautaro) coppia d'attacco.
Prima del via tensione altissima ad Atlanta, i tifosi dell'Argentina tentano di 'oscurare' l'inno inglese fischiando costantemente e altrettanto fanno i supporter inglesi. Il tutto per un match che inevitabilmente richiama alla memoria le rivalità storiche, dai Mondiali '66 a quelli dell'86, passando per la guerra della Falkland-Malvinas. Ironia della sorte, finirà con lo stesso punteggio di quella sfida all'Atzeca di 40 anni fa, il 2-1 della Mano de Dios.
Tensione che si sposta anche sul campo poco dopo il fischio d'inizio con un parapiglia dopo un fallo di Lisandro Martinez su Anderson che costringe l'arbitro marocchino naturalizzato statunitense Ismail Elfath a richiamare i capitani delle due squadre. Intervento che almeno nei primi minuti della partita non sortisce grandi effetti visto che il gioco è spezzettato da una serie ripetuta di falli gratuiti (ben 7 nei primi 10 minuti, un record per una partita di un Mondiale). Per rivedere il calcio bisognerà attendere almeno una ventina di minuti quando gli inglesi cominciano a spingere (due le azioni degne di nota firmate Gordon e James), mentre Messi e compagni si accontentano di rispondere in contropiede. Tra duelli e strappi la partita non è di quelle che accontentano i palati fini, gli inglesi sono più lucidi e pericolosi, mentre la squadra di Scaloni si lascia andare al nervosissimo. Prova ne è l'ennesima rissa innescata da un fallo su Messi nella fase finale del primo tempo: ammonito Elliot Anderson. Subito dopo la prima vera occasione per l'Albiceleste: gran conclusione dalla distanza di Enzo Fernandez con la palla che sfiora l'incrocio dei pali.
Dopo un primo senza emozioni e piena di scontri, si riparte con una doppia occasione per l'Argentina: Alvarez attacca bene la profondità, riceve in area e calcia, prima conclusione respinta da Pickford e seconda deviata in angolo sempre dal portiere inglese. Quando l'Albiceleste sembra cominciare a prendere il controllo della partita arriva come un fulmine a ciel sereno il gol in contropiede della formazione di Tuchel: ripartenza veloce dell'Inghilterra dalla destra, palla a Rodgers che la mette tesa verso il secondo palo, arriva Gordon, Molina se lo perde, e l'esterno inglese da due passi appoggia in rete.
Pronta la reazione dell'Argentina con Simeone che punta Pickford ma al momento di calciare in piena area a tu per tu con il portiere inglese vene fermato da Spence in scivolata. Qualche minuto dopo Argentina vicinissima al pareggio, gran palla di Messi per Nico Gonzalez che colpisce di testa ma Pickford compie una grandissima parata. E ancora MacAllister si avventa su un cross dalla destra, colpisce di testa e poi la palla finisce sul palo. Quando mancano 5' al novantesimo ecco l'affondo argentino che vale il pari: angolo battuto corto con Messi che scarica per Enzo Fernandez che fa partire un destro a spiovere sul quale Pickford non arriva. Trovato il pari l'Argentina si scatena, prima prende il palo ancora con MacAllister e poi conclude la rimonta con Lautaro Martinez da poco entrato. Messi tiene vivo il pallone, punta Spence, crossa di destro, irrompe il capitano dell'Inter campione d'Italia che batte ancora Pickford. L'Argentina la ribalta con lo stesso punteggio, 2-1, della famosa partita della 'Mano de Dios', fa festa e si proietta alla finalissima di domenica prossima a New York contro i campioni d'Europa di Lamine Yamal.
21:54
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Collina a Deschamps, nostri arbitri di livello mondiale
«I nostri arbitri sono assolutamente di livello mondiale». Così Pierluigi Collina, responsabile arbitri della Fifa, in risposta alle dichiarazioni del ct della Francia, Didier Deschamps, che mettevano in dubbio l'idoneità dell'arbitro a dirigere la semifinale. Ieri, Deschamps aveva messo in discussione il livello dell'arbitro della partita, il salvadoregno Ivan Barton, ad una precisa richiesta in merito: «Non risponderò a questa domanda. Ci sono state diverse situazioni, spesso a nostro sfavore».
20:54
20:54
XL anche l'intervallo della finale: 30 minuti da gestire per i ct
ROMA, 15 LUG - Nel Paese dove tutto è oversize, almeno per gli standard europei, il Mondiale di calcio a 48 squadre non potrà che chiudersi con un evento in linea, una finale dai tempi dilatati per l'ingombrante presenza dello show stile Superbowl previsto all'intervallo. Con l'avvicinarsi della data fatidica, domenica 19, si stanno chiarendo i dettagli dello spettacolo che spezzerà in due la partita che assegna la coppa, con l'intervallo sforerà un bel po' i 15 minuti canonici, dilatandosi fino a 25 o anche mezz'ora. Un bel dilemma per i ct e i giocatori, che già sottoposti a enorme stress dovranno gestire una situazione inedita, dannosa secondo il parere dell'ex ct dell'Albania Gianni De Biasi, e invece ricca di opportunità secondo Nicoletta Romanazzi, mental coach di molti atleti di vertice.
Lo scorso anno, l'half-time show durante la finale della Coppa del mondo per club durò 24 minuti e data la scaletta impressionante annunciata per domenica - Madonna, Shakira, Justin Bieber, Burna Boy, Bts, il direttore d'orchestra Gustavo Dudamel, il coro PS22 - appare difficile non raggiungere al Met Life Stadium la mezz'ora di sosta. Il doppio di quel che prevedono le regole del calcio (l'intervallo non sia superiore a 15 minuti); ma la Fifa per i suoi eventi può derogare tale norma e sta ora agli allenatori e ai loro staff studiare i rimedi e le opportunità.
Sul fronte del 'no' si pone l'esperto De Biasi, 'panchina d'oro' Figc ed ex ct dell'Albania, secondo il quale "un allenatore prepara ogni partita con attenzione massima ai dettagli e poi si trova una novità di tale impatto proprio ai Mondiali. Tenere la concentrazione dei giocatori per anche mezz'ora è molto difficile". Di norma, spiega all'ANSA, "una volta nello spogliatoio gli lasci quei 4'-5' per reidratarsi o recuperare da qualche problema con un massaggio, poi li richiami sulla partita dicendo quello che va e quel che non va... Ma mezzora, è dura, un'anomalia assoluta". Cosa farebbe De Biasi, dovendola gestire? "La sequenza deve essere la stessa, e il richiamo alla concentrazione da parte del ct deve sempre stare nel finale dell'intervallo: con una pausa così lunga servono 7'-8' di riattivazione muscolare ma siccome il campo sarà occupato dallo show, ci si dovrebbe attrezzare nello spogliatoio".
Secondo Romanazzi, invece, il maggior tempo a disposizione è una risorse preziosa. "Anzitutto è possibile fare una valutazione più articolata e attenta - dice al telefono con l'ANSA - di quegli aspetti del gioco e della prestazione che vanno migliorati, trovando le contromisure adatte con una visione pragmatica, positiva, senza sottolineare le manchevolezze dell'uno o dell'altro, con linee guida precise". "Di solito con gli atleti che seguo - prosegue la mental coach che accompagnò Marcell Jacobs fino all'oro di Tokyo - nei momenti di pausa non manca mai un momento dedicato al recupero, con respiro controllato e pieno, magari a occhi chiusi, seguito da una verifica muscolare su tutto il corpo, partendo dal collo, per individuare, e sciogliere, i punti di tensione. Bastano pochi minuti, a volte, per riaccendere un motore nel modo giusto e tornare in campo riuscendo a dare di più. Per questo ritengo che una intervallo più dilatato può fare bene alle squadre, e anche allo spettacolo".
20:33
20:33
Hurst incoraggia l'Inghilterra: 'Riportiamo a casa questa cosa'
«E' un grande giorno per l'Inghilterra, credo davvero che stasera ce la possiamo fare!». E' il messaggio che rimbalza in queste ore dal profilo X di sir Geoff Hurst, 84enne eroe superstite della nazionale dei Tre Leoni che vinse la sua prima e unica Coppa del Mondo di calcio esattamente 60 anni fa, nell'edizione casalinga del 1966, nell'imminenza della semifinale in America con l'Argentina.
Impermeabile come la maggior parte dei britannici alla scaramanzia, Hurst - autore di una tripletta, gol fantasma incluso, nella finale vinta per 4 a 2 nel '66 contro la Germania - aggiunge: «Kane , Bellingham, Rice sono tutti giocatori di classe mondiale. Dita incrociate. Buona fortuna, ragazzi, è tempo di vincere di nuovo questa cosa. Come on boys!».
20:32
20:32
Cucurella: «Qui ho già vinto una finale. E Trump non andava via»
Corsi e ricorsi storici, almeno così si augura Marc Cucurella: il laterale della Spagna, lo scorso anno a New York disputò e vinse con il Chelsea la finale del Mondiale per club e ora vuole ripetersi con la più importante Coppa del mondo. 'Cucu', come lo chiamano in patria, ha descritto quei momenti ai media spagnoli, raccontando anche un particolare non conosciuto. «Prima della premiazione a noi era stato detto che, di norma, Donald Trump sarebbe venuto a consegnarci il trofeo e che non potevamo alzarla fino quando lui non se ne fosse andato», ha spiegato. Però, malgrado l'intervento di Gianni Infantino, il presidente degli Usa, che anche questa volta dovrebbe premiare la squadra vincitrice, restò con loro sino alla fine al punto da comparire poi nelle foto dei festeggiamenti: «Eravamo tutti lì ad aspettare che se ne andasse, ma lui non voleva andarsene. Lo guardavamo e lui diceva »alza la coppa, io resto qui. E' così«. E chi poteva dirgli qualcosa? Ero fregato...», ha scherzato Cucurella.
19:40
19:40
La famiglia reale spagnola a New York per la finale della 'Roja'
Re Felipe VI, la regina Letizia, la principessa delle Asturie Leonor e l'infanta Sofia assisteranno domenica prossima a New York alla finale dei Mondiali di calcio che vedrà protagonista la nazionale spagnola, informa la Casa Reale.
I reali avevano seguito la semifinale contro la Francia in un hotel di Barcellona, dopo la cerimonia di consegna dei premi della Fondazione Principessa di Girona, con indosso la maglia della nazionale personalizzata. Ed hanno esultato e festeggiato la vittoria con abbracci e urla di gioia, ripresi nelle immagini diffuse dalla Casa del Re. Felipe VI aveva promesso ai giocatori della Roja, dopo aver assistito dal vivo alla partita contro l'Uruguay a Guadalajara, in Messico, che sarebbe tornato a incontrarli in finale. «Sono molto contento, come tutti», ha detto il sovrano commentando la vittoria contro la Francia.
Nella sfida decisiva, la Roja affronterà la squadra vincente della semifinale fra Argentina e Inghilterra. Sugli spalti a New York non ci sarà invece il premier Pedro Sanchez, impegnato il giorno successivo in una visita ufficiale in Algeria, per cui sarà assente giustificato.
18:36
18:36
In Perù oltre 550 neonati chiamati Herling Haaland
L'effetto Mondiali arriva anche all'anagrafe. In Perù, almeno 559 neonati sono stati registrati con un nome ispirato a Erling Haaland durante la Coppa del Mondo 2026, nonostante la nazionale peruviana non abbia preso parte al torneo. Lo riferisce il Registro nazionale di identificazione e stato civile (Reniec), ripreso dalla stampa locale, secondo cui 468 bambini sono stati chiamati semplicemente «Haaland», mentre altri 91 hanno ricevuto il nome «Erling Haaland». Il numero è destinato ad aumentare, poiché sono ancora in corso le registrazioni delle nascite.
Secondo il Reniec, il fenomeno ha preso slancio durante il Mondiale, in particolare dopo la doppietta con cui l'attaccante norvegese ha eliminato il Brasile agli ottavi di finale, contribuendo alla storica qualificazione della Norvegia ai quarti. Le grandi stelle del calcio ispirano i peruviani nella scelta dei nomi dei figli, ha spiegato il Reniec. La passione per i campioni del calcio non è una novità in Perù. Secondo i dati ufficiali, nel Paese vivono già 3.402 persone chiamate Messi, 1.185 Cristiano Ronaldo e 1.241 Yamal. Il primato assoluto resta però a Neymar, scelto come nome da quasi 34 mila peruviani.
18:35
18:35
È polemica in Argentina per il divieto alle bandiere delle Malvinas
L'accettazione da parte del governo di Javier Milei della proibizione dell'ingresso alle bandiere con l'effige delle isole Malvinas durante la semifinale in programma oggi contro l'Inghilterra ad Atlanta ha suscitato numerose polemiche in Argentina.
La ministra della Sicurezza, Alejandra Monteoliva, ha confermato in un'intervista che la proibizione è stata concordata durante una riunione con il responsabile della valutazione e analisi dei rischi della Fifa, rappresentanti dell'Fbi e della Royal Police (Regno Unito) e che riguarda in generale striscioni con messaggi politici, ma la spiegazione non convince nella madrepatria.
«Difendere la sovranità sulle Malvinas non è un delitto è un mandato della nostra Costituzione», sottolineano dall'opposizione, mentre la stessa vicepresidente e presidente del Senato, Victoria Villaruel - ormai da mesi 'separata in casa' con il governo Milei - afferma senza mezzi termini che oggi l'Argentina gioca contro «i pirati usurpatori» inglesi.
Ma l'indignazione è dilagata inevitabilmente anche sui social. L'effige delle isole dell'Atlantico del Sud reclamate al Regno Unito fin dall'occupazione del 1833 è un motivo classico nelle bandiere di tutte le tifoserie argentine e ancor più in quelle della nazionale, e il reclamo è presente di fatto anche nei cantici, inclusi quelli adottati dalla stessa 'Scaloneta' nei suoi festeggiamenti.
«Mirá si no vamos a cantar por las Malvinas» (Figurati se non canteremo per le Malvinas), si legge in un post su X in risposta al comunicato del governo. Di fatto l'inno della tifoseria e della nazionale scelto per questo mondiale, la 'Cuarta estrella', chiedeva proprio una vittoria «per le Malvinas, per Diego, e per l'ultima di Leo» molto prima che si concretizzasse l'incrocio in semifinale con gli inglesi. E anche l'ormai classica 'Muchachos', colonna sonora del mondiale vinto in Qatar nel 2022, ricordava a tutti che l'Argentina è la «terra di Diego, Lionel, e dei ragazzi delle Malvinas che non scorderemo mai».
16:08
16:08
Ultimo question time di Starmer da premier: «tiferò Inghilterra fino in fondo»
La semifinale mondiale tra Inghilterra e Argentina è l'argomento del giorno nel Regno Unito e ha fatto inevitabilmente irruzione nel Prime Minister's Questions di oggi a Westminster, dove il premier uscente in un clima di addio ha fatto i propri auguri ai Tre Leoni. Per Keir Starmer è stata l'ultima volta al banco del governo prima di lasciare Downing Street: il 20 luglio presenterà formalmente le dimissioni a re Carlo III, che a sua volta affiderà l'incarico al laburista Andy Burnham.
Visibilmente emozionato, Starmer ha ripercorso gli anni alla guida del governo, ringraziando deputati, funzionari e la propria famiglia. Ha rivendicato di lasciare «un Paese in condizioni migliori» rispetto a quando aveva assunto l'incarico e ha assicurato il proprio sostegno al nuovo premier. Ma il clima si è alleggerito quando l'Aula si è inevitabilmente spostata sulla sfida di questa sera tra Inghilterra e Argentina, una partita che, tra il ricordo delle Falkland/Malvinas e una rivalità alimentata da decenni di storia calcistica, va ben oltre il semplice sport.
«Tiferò l'Inghilterra fino in fondo», ha detto Starmer tra gli applausi, aggiungendo di sperare di essere negli Stati Uniti domenica qualora i Tre Leoni conquistassero la finale. Il premier ha poi rilanciato la promessa già formulata nei giorni scorsi: in caso di trionfo mondiale della squadra di Thomas Tuchel, il Regno Unito celebrerà un giorno di festa nazionale. Non poteva mancare un riferimento alle Falkland/Malvinas, tornate al centro del dibattito dopo alcune recenti dichiarazioni delle autorità argentine. «La posizione del Regno Unito è chiara. Gli abitanti delle isole hanno ripetutamente espresso la volontà di restare un territorio britannico d'oltremare e il loro diritto all'autodeterminazione è fondamentale», ha ribadito Starmer.
Anche la leader conservatrice Kemi Badenoch ha rivolto un augurio alla nazionale inglese, unendosi al sostegno bipartisan per Kane e compagni, prima di rendere omaggio a Starmer nel suo ultimo Question Time da primo ministro.
16:06
16:06
Il 'noi' che vince e Marco Aurelio, De la Fuente fa sognare la Spagna
Quattro anni fa, quando Luis Enrique lasciò la nazionale dopo i Mondiali in Qatar, furono in tanti a storcere il naso. La Federazione spagnola aveva infatti scelto Luis de la Fuente come ct. Troppo poco il prestigio, secondo il sentire comune: una soluzione considerata «interna» e senza prospettive. L'allenatore che ha portato la Roja in finale - battendo la favorita Francia - spicca proprio per essere stato in disparte, almeno fino ad ora: un uomo discreto, poco avvezzo ai media ma capace di esprimere pensieri profondi e concreti.
L'allenatore, meno blasonato rispetto ad alcuni dei suoi colleghi, ha confessato in passato di avere una passione per gli allenamenti di Marcelo Bielsa. Dopo tutta la trafila nelle giovanili - vinse gli europei con l'under 19 nel 2015 e con l'under 21 nel 2021 - la nazionale spagnola sogna e lo fa con un'organizzazione della squadra basata sulle sue parole preferite e più volte ripetute nelle conferenze stampa: gruppo e famiglia. Il ct spagnolo si è inoltre distinto per alcune citazioni inaspettate, come quella del libro «Colloqui con sé stesso» di Marco Aurelio. Una serie di scritti autobiografici dell'imperatore romano che a quanto pare sono serviti da ispirazione per il ct, in grado di gestire e valorizzare una rosa piena di talenti ma dove a prevalere è soprattutto la dimensione del «noi». Per l'imperatore filosofo la temperanza è una virtù imprescindibile: e la Spagna stoica vista in questo mondiale ne segue le orme. Anche dopo il capolavoro contro i Bleus, mentre nello spogliatoio esplodeva la gioia di giocatori e staff, de la Fuente è rimasto con i piedi per terra, parlando «di un passo in più ancora da fare». «Ora è difficile descrivere ciò che proviamo, ma deve essere simile alla felicità e all'orgoglio di dirigere professionisti come questi. - ha aggiunto il tecnico, 65 anni compiuti in piena kermesse iridata - Quando abbiamo iniziato quasi quattro anni fa con un'idea, siamo rimasti fedeli a quell'idea e ci ha portato qui».
Viene il sospetto che il peso di De la Fuente sia stato sottovalutato in questi Mondiali. Dal 2022 a oggi, infatti, la sua Spagna non ha mai perso: con la vittoria di ieri è stato eguagliato il record dell'Italia di Mancini di 37 partite consecutive senza sconfitte. Eppure, il suo debutto nel 2023 con la Roja non iniziò nel migliore dei modi: sconfitta per 2 a 0 contro la Scozia nelle qualificazioni a Euro 2024, seguita da numerose critiche. Poi la squadra si qualificò in testa al girone. Nello stesso anno la nazionale vinse la Uefa Nations League ai rigori in finale contro la Croazia, tornando così ad alzare una coppa dopo la vittoria degli europei nel 2012. Poi il torneo continentale perfetto del 2024, con la vittoria di tutte le sette partite disputate.
A dire il vero, anche il debutto ai Mondiali in America aveva destato un po' di preoccupazione in Spagna: 0-0 contro la debuttante Capo Verde, poi una cavalcata trionfale, con avversari temibili sulla carta come Austria, Portogallo, Belgio e lo stesso Uruguay ai gironi. In totale, nelle 14 partite disputate tra Europei del 2024 e Mondiali del 2026 la Spagna di de la Fuente ha realizzato 30 gol, subendone solo sei. Una vera e propria corazzata che si poggia sulle qualità dei singoli, ma che mette in evidenza un aspetto importante: due anni fa, in Germania, furono in dieci ad andare a segno, mentre in questa edizione del Mondiale in sette, cinque le reti dell'underdog Oyarzabal.
Il gruppo prima di tutto e de la Fuente lo ha ribadito ancora una volta prima della semifinale, quando la sua volontà di escludere Pedri dall'undici titolare aveva suscitato più di una perplessità. «E' un fenomeno. - ha affermato - Ma la Spagna non deve dipendere da un solo giocatore». Nessuno, insomma, deve sentirsi più importante della squadra.
13:21
13:21
La profezia di Pedri un anno fa, il post con la data della finale
Una data: il 19 luglio del 2026, il giorno della finale dei Mondiali. Il 10 giugno dello scorso anno il centrocampista spagnolo Pedri ha pubblicato un post «profetico» su Instagram, diventato virale in queste ore, con scritta la data della finale.
Nella foto principale il calciatore del Barcellona veniva ritratto insieme ai suoi compagni di squadra Lamal e Nico Williams. La Roja aveva appena perso la finale dell'Uefa Nations League contro il Portogallo.
Una sconfitta che però è servita al giocatore per porsi un nuovo obiettivo e per guardare più in là tempo. Un obiettivo, e insieme un'augurio, che ora si è trasformato in realtà.
Pedri nella semifinale di ieri vinta dalla Spagna contro la Francia è entrato al 22' del secondo tempo, prendendo il posto di Fabian Ruiz.
12:47
12:47
L'ambasciata Gb a Buenos Aires: «Se vinciamo festeggiate con eleganza»
«Se vinciamo, festeggiate con eleganza e basta». E' l'invito diffuso dall'ambasciata britannica in Argentina in una singolare nota interna inviata al responsabile dei social media della missione diplomatica, che delinea alcune regole di condotta per il post Argentina-Inghilterra. Per stemperare le tensioni di un match altamente simbolico, l'Ambasciata britannica ha pubblicato sui social una lunga nota con un memorandum da osservare per chi si occupa di comunicazione: «Se vince l'Inghilterra, festeggiate con eleganza e basta. Se vince l'Argentina, congratulatevi con loro, augurate buona fortuna per la finale e non andate in giro a denunciare complotti inesistenti». Infine, il terzo punto stabilisce regole sull'uso dei meme post-partita. «E' consentito, ma con tatto. Come si dice nei chiostri di Oxford, ' il forno non è ancora pronto per i panini'.»
La comunicazione ufficiale si conclude con un'ulteriore ironia nella sua firma: è attribuita all'Ufficio di Sua Maestà per la Contingenza di un incontro Inghilterra-Argentina ai Mondiali. L'ambasciata britannica a Buenos Aires, guidata da David Seldon Cairns, da ore sta cercando di rilanciare il messaggio sia dei giocatori argentini sia di quelli inglesi, i quali hanno auspicato che la semifinale sia semplicemente una partita di calcio, evitando così di confonderla con le relazioni bilaterali tra i due Paesi, segnate dalla guerra delle Falkland del 1982 e dalla ferma rivendicazione di sovranità dell'Argentina sulle isole. Il Ministero della Sicurezza argentino sta preparando misure per rafforzare la sicurezza dell'ambasciata britannica con circa 300 agenti della Polizia Federale e la recinzione del perimetro del Palazzo Madero Unzué, dove ha sede la missione diplomatica. «Prenderanno precauzioni come se fosse il 2 aprile», il giorno in cui si onorano i caduti argentini nelle Falklands, hanno dichiarato fonti a livello nazionale al sito di notizie Tn.
07:32
07:32
L'intervallo della finale durerà 25 minuti per l'half-time show
L'intervallo alla finale dei Mondiali - che andrà in scena questa domenica a partire dalle 21:00 - potrebbe durare fra i 20 e i 25 minuti per consentire lo svolgimento dell'half-time show, lo spettacolo in stile Super Bowl.
Una delle opzioni allo studio, riporta BBC, è quella di far trascorre i tradizionali 15 minuti dell'intervallo più altri 10-11 minuti per lo show che vedrà fra i protagonisti Madonna, Shakira e Justin Bieber.
Lo scorso anno l'half-time show durante la Coppa del Mondo di Club era durato 24 minuti. Prima dell'avvio della finale si terrà invece la cerimonia di chiusura dei Mondiali.
07:15
07:15
L'Inghilterra in campo per la storia, l'Argentina per riconfermarsi
Alle 21 di questa sera è prevista la seconda semifinale dei Mondiali 2026: ad Atlanta si sfideranno Inghilterra e Argentina. La nazionale dei Tre Leoni scenderà in campo per cercare di conquistare una finale mondiale che manca dal 1966, quando trionfò in casa. L'Albiceleste, per contro, giocherà per sfidare la Spagna e confermarsi sul tetto del mondo calcistico.