L'atletica svizzera si conferma in ottima salute

Se arrivare in alto è difficile, mantenersi ai vertici lo è ancora di più. Agli Europei di Birmingham, l’atletica svizzera è riuscita a confermarsi tra le nazioni forti in una disciplina in continua evoluzione, dove chi investe in idee e progetti, accompagnati da professionisti capaci e supportati da capitali, ottiene i migliori risultati. Le statistiche confermano la nostra crescita: 24 medaglie dal 1934 fino agli Europei di Zurigo 2014 (considerata la rassegna spartiacque), poi altre 24 medaglie fino a Roma 2024 e 7 in quest’ultima edizione. Siamo in linea con le aspettative, anche oltre se consideriamo che le sorelle Kambundji, campionesse di livello mondiale, erano in forma precaria. La Svizzera è arrivata vicina a piazzare almeno un atleta nella «top 8» in tutti i settori, come auspicava Philipp Bandi. Leonie Hügli non è però riuscita a colmare del tutto l’atavica lacuna nei lanci: dopo il record nazionale in qualifica (62,33 m), la giavellottista bernese ha deluso in finale, chiudendo decima (54,55 m). Insomma, la Nazionale maggiore brilla ed è figlia di quelle giovanili, che a livello internazionale si illustrano qualitativamente. Come nell’ultimo Mondiale U20 a Eugene, dove la nostra spedizione ha ottenuto un argento e un bronzo.
Non solo Audrey
Audrey Werro ha vinto la gara di maggior livello tecnico, dal valore di una finale olimpica. La sua superba prestazione negli 800 metri era attesa, ma non scontata, in quanto Hodgkinson e Bol l’hanno impensierita fino agli ultimi metri. L’1’54”81, che ha migliorato il record dei campionati datato 1982 dimostra l’elevato spessore della contesa finale, alla quale la friburghese ha potuto partecipare grazie a un ripescaggio che l’ha graziata dalla caduta in semifinale. Un errore che non ripeterà nel prossimo futuro quando, accompagnata in passaggi opportuni, proverà ad attaccare il record del mondo. La delegazione rossocrociata è cresciuta di giornata in giornata, partita un po’ in sordina con i quarti posti di Géraldine Di Tizio-Frey (100 m) e Ditaji Kambundji (100 m ostacoli), per entusiasmarci in seguito con l’argento nel lungo di Simon Ehammer (avrebbe potuto vincere il decathlon, ma il lungo gli offre maggiore visibilità e possibilità di monetizzare nei meeting), la vittoria immancabile di Angelica Moser nel salto con l’asta (7 allori a livello giovanile e quarta volta regina da senior), l’oro di Jason Joseph nei 110 m ostacoli (suo maggior successo in carriera), mentre un interminabile photofinish ha regalato un bronzo a Timothé Mumenthaler nei 200 m. Ancora: sabato Dominic Lobalu si è riscattato conquistando l’argento in una superba prova sui 10.000 m, mentre Annik Kälin ha mancato il podio nell’eptathlon per una manciata di punti. E finalmente la 4x100 femminile, dopo 6 edizioni da protagonista, ha ottenuto uno splendido argento.
Del Ponte comunque sul podio
Nella staffetta, Ajla Del Ponte è stata autrice di una frazione convincente in qualifica, ma per la finale le è stata preferita Fabienne Hoenke, quarta nei 200 m. «Mi è dispiaciuto non correre la finale, una decisione presa non a cuor leggero, ma sono felicissima per questo argento», afferma la ticinese. «Condividere questa gioia con le mie compagne è un’emozione forte. Questo argento è stato inseguito per tanti anni, molte atlete hanno provato a raggiungere questa medaglia. Speriamo che sia la prima di tante altre». Soddisfatto anche Ricky Petrucciani, che ha condotto la 4x400 in finale, poi conclusa all’8. posto: «Finalmente, erano 8 anni che ci provavamo. Tante volte abbiamo fallito per pochi centesimi. È una grande soddisfazione e mi rincuora dopo la mia prestazione individuale».
Poche sorprese
Birmingham ci ha regalato un sontuoso Europeo, contraddistinto da superbe prestazioni. L’Alexander Stadium ne è stato degna cornice, pur riempendosi solo nelle ultime giornate. Il pubblico inglese si è dimostrato competente, entusiasmandosi non tanto per tempi o misure, quanto per le sfide dirette, il reale fascino dell’atletica. Poche sono state le sorprese clamorose, i favoriti si sono espressi al meglio, l’unico risultato inaspettato è stata la sconfitta di Marcell Jacobs nello sprint, infortunatosi in partenza. E comunque l’atletica europea si conferma competitiva solo nei settori tecnici: al di fuori delle pedane raramente vediamo atleti che possono competere con gli sprinter americani e i corridori africani, eccetto Karsten Warholm nei 400 ostacoli, il redivivo Jacob Ingebrigtsen, Nadia Battocletti nel fondo (con gli ultimi 200 m dei 10.000 corsi in 27 secondi) e ovviamente la nostra Werro.