Il caso Bastoni

L’ennesima brutta figura di uno sport che non si evolve

La simulazione in Inter-Juve ha generato polemiche infinite, ma il mondo del calcio non ne trae insegnamento - Il difensore nerazzurro intanto fa mea culpa: «Ho accentuato la caduta, mi dispiace soprattutto per la mia reazione molto brutta»
©Reuters/Daniele Mascolo
Alex Isenburg
18.02.2026 06:00

Non basta nemmeno il freddo glaciale di Bodo, per placare il clima rovente che si è generato attorno a Inter e Juventus. Il derby d’Italia, mai banale, ha vissuto un altro capitolo di una storia fatta sì di grandi partite, ma pure di polemiche forse perfino più memorabili. E sulla scia di quanto accaduto sabato sera a San Siro, non si sono esaurite le discussioni. Lo scontro sul campo - a dire il vero inesistente, visto il mancato contatto tra Bastoni e Kalulu - è diventato uno scontro a distanza. E nel botta e risposta tenutosi al di fuori del terreno da gioco - tra proteste fin troppo plateali e dichiarazioni a dir poco discutibili - ne sono verosimilmente usciti tutti sconfitti.

«Giusto metterci la faccia»

La lite, ancor prima del triplice fischio, è scoppiata all’intervallo nel tunnel del Giuseppe Meazza, dove i dirigenti juventini si sono fatti sentire a gran voce (vedi sotto). Poi, il «terzo tempo», si è protratto nella pancia dello stadio, con le visioni comprensibilmente agli antipodi tra i due allenatori coinvolti. All’assemblea dei club di Serie A, è quindi intervenuto il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta, al quale sono giunte addirittura delle accuse - «di falsare i campionati» - da parte di Roberto Saviano. Insomma, un inesauribile turbinio mediatico in piena salsa italica, dove nessuno - politici compresi - si è sottratto dal giudicare una situazione che ha assunto dei contorni per certi versi grotteschi.

Chi, ancora, non aveva parlato, era l’uomo più discusso, ossia Alessandro Bastoni. Ebbene, il difensore dell’Inter - presente alla conferenza stampa andata in scena all’Aspmyra Stadion, in previsione della sfida odierna tra la compagine italiana e il Bodo Glimt - ha finalmente rotto il silenzio. «Ci tenevo a essere qui - ha spiegato Bastoni - per chiarire la mia versione. È giusto metterci la faccia. Ho sentito il contatto con Kalulu e ho sicuramente accentuato la caduta per provare a trarne vantaggio - ha ammesso - lo dico senza problemi». Di fronte all’ausilio delle immagini - ma quando il patatrac si era ormai compiuto - d’altronde, la simulazione era inequivocabile. Non è passata sottotraccia, poi, nemmeno l’esultanza sfrenata - inqualificabile, quella - osteggiata una volta che il discusso arbitro Federico La Penna ha sventolato il cartellino rosso in faccia a Kalulu. A proposito di quel momento, Bastoni ha fatto ammenda. «Mi dispiace per la mia reazione, molto brutta ma molto umana».

Un problema insito nel gioco

Il mea culpa - un po’ tardivo - del difensore dell’Inter è arrivato quando l’intera faccenda ormai aveva assunto dei connotati spropositati. Il caos scoperchiatosi - a mo’ di vaso di Pandora - dopo il fattaccio capitato al 43’ di Inter-Juventus, ha comportato minacce di morte ai danni dello stesso Bastoni e dell’arbitro La Penna. L’ennesima dimostrazione, in sostanza, di quanto possa rendersi tossico un dibattito a sfondo calcistico. Peccato, allora, che un evento di un tale portata non possa ispirare delle discussioni costruttive, che vadano al di là di una gogna mediatica o delle becere schizofrenie da tifo.

Si sono sprecati, inoltre, i moralismi, ma gli stessi che hanno inveito nei confronti di Bastoni - chiedendo un’esclusione dalla Nazionale italiana - sono coloro che nel 2006 hanno gioito per la vittoria di un Mondiale scaturita anche da un tuffo clamoroso di Grosso. La verità è che, purtroppo, il mondo del calcio si alimenta (anche) di casi arbitrali, convivendo pure con le simulazioni da tempi non sospetti. Tanto che - per citare un esempio - negli anni ‘60 si parlava di «chiarugismo», in seguito alle cadute furbesche di Luciano Chiarugi.

Tra credibilità e uso del VAR

Le simulazioni - da decenni a questa parte - si sprecano e citarne i precedenti (vero Marotta?) serve davvero a poco. Per Gianluca Rocchi, designatore arbitrale in carica - almeno per ora - del campionato italiano, questa simulazione è stata «l’ultima di una lunga serie, in un campionato in cui cercano in tutti i modi di fregarci». «Il calcio - ha invece commentato l’allenatore del Cagliari Fabio Pisacane - sta perdendo credibilità». La verità è che questo sport convive con situazioni del genere dalla notte dei tempi, ma le evidenti carenze dei fischietti di oggigiorno vengono acuite dal VAR e dalle sue lacune di protocollo. I «calciattori», in un contesto del genere, ci sguazzano. Dinnanzi a un banalissimo tocco, la prova video non fa altro che ingabbiare una classe arbitrale, che - messa praticamente spalle al muro - non sa come uscirne. Le simulazioni non sono più benvenute?Bene, che si adottino delle multe adeguate e, perché no, pure dei turni di squalifica. A quel punto, forse, qualcosa potrebbe davvero cambiare.

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