Mondiali

L'ottavo di finale tutto europeo è pure quello più atteso

Il derby iberico tra Portogallo e Spagna mette di fronte due delle grandi favorite del torneo e si preannuncia spettacolare - Cristiano Ronaldo si aggrappa al precedente che risale al Mondiale del 2018, mentre Lamine Yamal si ritrova contro l'incubo Nuno Mendes
©Epa/Miguel Lopes
Alex Isenburg
06.07.2026 06:00

La Coppa del Mondo sta finalmente entrando nel vivo e ad accendere definitivamente il (lungo) torneo americano potrebbe essere l’incontro tra Portogallo e Spagna. Per il grande pubblico, d’altronde, è questo l’ottavo di finale decisamente più atteso. L’unico, tra l’altro, che mette di fronte due squadre europee. A Dallas, nella serata odierna, si sfidano un paio delle grandi favorite del torneo, che anche nel recente passato hanno incrociato le armi, dando spettacolo.

La storica tripletta di CR7

Nella storia dei Mondiali, se si pensa al derby iberico non può che tornare in mente la partita giocata a Sochi nel 2018. Certo, il primo precedente – disputato invece nel 2010 – è stato più importante, poiché metteva in palio un posto nei quarti di finale. Se lo guadagnò la Spagna, che grazie al gol di David Villa cominciò la propria cavalcata trionfale nella fase a eliminazione diretta. In Russia, per contro, Spagna e Portogallo si sfidarono già nella prima giornata dei gironi e finì con un pirotecnico pareggio per 3-3, caratterizzato da un protagonista incontrastato: Cristiano Ronaldo.

Proprio in quell’occasione, il giocatore simbolo dei lusitani siglò la sua prima – e tuttora unica – tripletta sul palcoscenico più importante. Una prestazione devastante, quella di CR7, che prese per mano la sua Nazionale. Dopo appena 4’, il capitano del Portogallo saltò di netto Nacho Fernandez, procurandosi così un rigore trasformato poi con freddezza glaciale: palla da una parte e portiere (David De Gea, nella fattispecie) dall’altra. Poco prima dell’intervallo – e in seguito al sigillo di Diego Costa – il bis per riportare in vantaggio i suoi, questa volta con un mancino dal limite dell’area e la complicità dell’estremo difensore avversario. Ma l’emblema di quella partita, e della prova di forza di Cristiano Ronaldo, arrivò quasi allo scadere, con la Spagna avanti di una lunghezza per mezzo delle segnature dello stesso Diego Costa e del gran gol di Nacho Fernandez. Al minuto 88 – dopo aver subito fallo da Piqué – CR7 disegnò una traiettoria perfetta ad aggirare la barriera, valsa il definitivo 3-3.

Le punizioni, allora, venivano ancora considerate una specialità della casa. Oggi, invece, le cose sono cambiate e non a caso il fenomeno di Madeira ha dimostrato di essere propenso perfino a cederne la battuta ai compagni (vedi il gol di Nuno Mendes contro l’Uzbekistan). «Non è più lo stesso calciatore di qualche anno fa – ha detto di lui il portiere spagnolo Unai Simón – ma dobbiamo riuscire a tenerlo il più lontano possibile dall’area di rigore». E lo sa bene, il numero uno dell’Athletic Bilbao, che in occasione dell’ultimo precedente tra le due compagini – ossia la finale di Nations League dell’anno scorso, vinta dal Portogallo ai rigori – ha incassato pure un suo gol. E il confronto dell’Allianz Arena, rispetto a quello di otto anni or sono, ci permette di inquadrare la partita odierna in maniera molto più precisa.

Il duello sulla linea mediana...

Dall’epico pari scaturito in Russia, infatti, Cristiano Ronaldo non è il solo a essere cambiato. Di quelle due formazioni, per la verità, non è rimasto praticamente nessuno. L’unico superstite, oltre a CR7, è Bruno Fernandes. Lui, insieme a Vitinha e Joao Neves, è chiamato a guidare il centrocampo del Portogallo. E i vari duelli nella zona nevralgica del campo rischiano di risultare determinanti. Se la linea mediana dei lusitani – per due terzi firmata Paris Saint-Germain – viene considerata (almeno sulla carta) la migliore, anche quella della Spagna non scherza affatto. Nei suoi esperimenti – dove le uniche certezze sono state Rodri e Pedri – il ct Luis de la Fuente ha coinvolto Fabian Ruiz e Mikel Merino, ma la soluzione più efficace sembra essere un’altra. Quella con il centrocampo a due e Dani Olmo ad agire sulla trequarti (tra Lamine Yamal e Alex Baena), alle spalle dell’unico centravanti Mikel Oyarzabal.

Insomma, per due squadre che fanno del possesso palla uno dei propri punti di forza, la chiave del match sarà conquistare il predominio territoriale in mezzo al campo. La Spagna, in questo senso, sinora non ha mai tradito, in particolare grazie a un Rodri ritrovato dopo il lungo infortunio che lo aveva frenato negli ultimi mesi. «È stato eccezionale vederlo dal vivo per la prima volta» – ha dichiarato con ammirazione il commissario tecnico dell’Austria, Ralf Rangnick, dopo l’ultima apparizione del Pallone d’Oro 2024. I tre tenori portoghesi, invece, non hanno convinto del tutto. Forse, però, anche per merito degli avversari affrontati (Croazia e Colombia su tutti), apparentemente superiori a quelli fronteggiati dalla Spagna.

... e quello sulla fascia

Oltre al duello tra i reparti di centrocampo, ce n’è un altro (particolarmente succulento) che andrà in scena ad Arlington, nello stadio texano che solitamente è la casa dei Dallas Cowboys. Parliamo di uno scontro tra titani sulla fascia: Nuno Mendes (padrone della corsia sinistra del Portogallo) da una parte e Lamine Yamal (funambolo dell’out di destra spagnolo) dall’altra. Quest’ultimo, negli scorsi giorni, ha indicato il terzino mancino del PSG come il rivale più complicato affrontato sin qui in carriera. La replica del portoghese è stata altrettanto colma di rispetto: «Impedire che la sfera arrivi sui piedi di Yamal penso che sia già un ottimo inizio». Detto dell’ultimo scontro tra le due Nazionali – dove Mendes aveva brillato, trovando pure la via del gol – anche con la maglia dei rispettivi club i due si sono sfidati a suon di scatti e uno contro uno: a fronte dei due successi del PSG, è arrivata una sola vittoria del Barcellona. In questi quattro scontri diretti, inoltre, Yamal non ha mai trovato la via del gol.

Le Furie Rosse, comunque, partono con i favori del pronostico, forti di un’imbattibilità difensiva da record. Unai Simón, ai Mondiali, non subisce un gol dal 2022 e da 519’ di gioco. Di fronte a certi numeri, e al tempo che trascorre inesorabilmente, un’altra tripletta appare inverosimile ma chissà che, in ricordo dei vecchi tempi, a spezzarne il primato non possa essere Cristiano Ronaldo. La possibilità di giocarsi un eventuale quarto di finale, a Los Angeles, contro Stati Uniti o Belgio è a dir poco allettante.

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