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Matteo Tenchio, 762 km in sei giorni e record svizzero: «Raggiungi un limite e pensi subito al prossimo»

L’ultrarunner ticinese trionfa alla 6 Days Ultramarathon di Sofia con il record del percorso e il nuovo primato nazionale sulle 72 ore: «Alla fine è l'aspetto mentale che ti porta avanti»
Mattia Sacchi
20.05.2026 11:05

Per sei giorni ha corso quasi senza fermarsi, dormendo in totale appena sette ore. Sempre sullo stesso anello di 785 metri all’interno del parco San Pietro e Paolo di Sofia, in Bulgaria, inseguendo un equilibrio sottilissimo tra resistenza fisica, lucidità mentale e gestione della fatica. Alla fine Matteo Tenchio ha chiuso la 6 Days Ultramarathon di Sofia con 762,324 chilometri percorsi, vincendo la gara, stabilendo il nuovo record del percorso e firmando anche il nuovo record svizzero sulle 72 ore con 419,975 chilometri.

Una prestazione estrema anche per gli standard dell’ultrarunning, maturata in una disciplina dove non basta semplicemente correre forte. Bisogna saper amministrare il sonno, l’alimentazione, le pause e soprattutto la testa.

«Queste gare sono quasi più mentali che fisiche», racconta Tenchio. «Devi riuscire a gestire bene tutto: alimentazione, sonno e soprattutto i momenti difficili».

La gara bulgara si svolgeva su un circuito chiuso da percorrere il maggior numero di volte possibile nell’arco di sei giorni. Gli atleti possono fermarsi quando vogliono, dormire, mangiare o riposare, ma ogni minuto trascorso fuori dal tracciato pesa inevitabilmente sulla distanza finale.

«L’organizzazione era incredibile», spiega il ticinese. «Avevamo camere in albergo a disposizione, colazione, pranzo e cena, cibo disponibile 24 ore su 24. Ma poi alla fine sei tu che devi organizzarti tutto».

Tenchio era arrivato a Sofia con un obiettivo preciso: attaccare il record svizzero delle 72 ore. Un traguardo che però ha richiesto anche cambiamenti tattici durante la corsa.

«Puntando molto sul record delle 72 ore ho dovuto impostare la gara in modo differente», racconta. «Dopo le 72 ore non ho cercato di andare all’assalto del record svizzero della sei giorni. Ho preferito controllare il primo posto e il record del percorso».

L’inizio, però, è stato molto più complicato del previsto. La sua idea era affrontare almeno le prime 24 ore senza dormire, ma il fisico ha presentato il conto quasi subito.

«Dopo nemmeno dodici ore mi è venuto un colpo di sonno incredibile», racconta. «Probabilmente anche per il viaggio e tutta la stanchezza accumulata. Mi sono dovuto fermare già dopo dieci ore per dormire un paio d’ore».

Una situazione insolita anche per lui. «Di solito riesco a correre almeno 24 ore di fila. Fermarmi così presto è stato un colpo psicologico importante, perché ti rendi conto che mancano ancora cinque giorni e mezzo».

Eppure proprio quella pausa si è trasformata nel momento chiave della gara. «Per fortuna l’ho fatto. Dopo sono riuscito a correre 33 ore consecutive facendo 220 chilometri, poi ancora 20 ore non-stop con 150 chilometri».

Il risultato finale racconta la durezza della prova: in sei giorni Tenchio è rimasto fermo complessivamente circa dieci o undici ore, ma il sonno effettivo è stato di appena sette ore.

Le fasi decisive sono arrivate nella notte tra il terzo e il quarto giorno, quando il record svizzero era ormai vicino. «Volevo assolutamente arrivare almeno ai 416 chilometri del vecchio record prima di fermarmi. Quando ci sono arrivato, verso le cinque del mattino, ero praticamente uno zombie».

In quei momenti, spiega, il corpo smette quasi di collaborare. «Il fisico ti dice di fermarti. È lì che entra in gioco il mentale».

Tenchio prova a descrivere quella sensazione con parole semplici: «Devi liberare la mente. Non pensare troppo. Se inizi ad ascoltare tutti i segnali negativi del corpo rischi di fermarti. Devi pensare solo all’obiettivo».

Nel cuore della notte bulgara, però, non è stato completamente solo. «Una ragazza ungherese e un atleta francese hanno corso con me per tutta la notte. Anche solo avere qualcuno vicino che corre assieme a te ti dà forza. Ti aiuta a non entrare in pensieri negativi».

È uno degli aspetti che più colpiscono Tenchio del mondo ultrarunning. «C’è molta più aggregazione di quanto si possa immaginare. Soprattutto nelle gare così lunghe. Certo, alla fine entra anche la tattica, perché controlli gli avversari, guardi quando si fermano o quando dormono. Però resta sempre un ambiente molto unito».

Quando la gara è terminata, lunedì mattina, la stanchezza ha lasciato rapidamente spazio all’euforia. «L’umore era alle stelle», dice sorridendo. «Vincere con il record del percorso e il record svizzero è stato davvero un colpaccio».

Anche il riscontro ricevuto dagli altri atleti lo ha colpito particolarmente. «Tutti mi facevano i complimenti per la corsa che avevo fatto. È stato molto forte emotivamente».

Dietro questa esplosione di risultati, paradossalmente, c’è anche una lunga pausa. Durante l’inverno Tenchio aveva deciso di fermarsi completamente dalla corsa per tre mesi. Niente chilometri, solo palestra, sci e scialpinismo.

«Quando ho ricominciato a febbraio ero quasi preoccupato», ammette. «Tre mesi senza correre sono tanti. E quando il corpo si abitua a non fare fatica, ripartire è dura». Oggi però è convinto che quella scelta sia stata fondamentale. «Ha fatto bene al fisico ma soprattutto alla testa. Mi ha fatto tornare la voglia di correre».

E gli obiettivi non sono finiti. Tra poche settimane sarà infatti impegnato ai Mondiali delle 72 ore sul lago Balaton, in Ungheria, con l’idea di migliorare ancora il proprio record svizzero. «Qui facevo circa 140 chilometri al giorno nei primi tre giorni. In una gara solo sulle 72 ore magari posso impostarla in modo ancora più aggressivo e puntare ai 150 chilometri al giorno».

Per lui, però, il principio resta invariato anche davanti ai risultati più estremi. «La cosa fondamentale è continuare a divertirsi. Voglio migliorarmi ancora, ma sempre divertendomi».

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