Hockey

Maxim Lapierre: «Non so come e quando, ma un giorno tornerò a Lugano»

L'ex attaccante canadese dell'HCL a ruota libera sul passato in bianconero, la nuova vita da analista dei Canadiens di Montréal e un futuro immaginato alla Cornèr Arena
©KEYSTONE / ALEXANDRA WEY
Flavio Viglezio
09.04.2024 20:15

«Quanto manca a questa squadra un giocatore come Lapierre», si sente spesso ripetere nei corridoi della Cornèr Arena. Dalla sua Montréal il canadese ricorda con emozione le sue quattro stagioni con il Lugano e le due finali dei playoff giocate con i bianconeri: «In Ticino ho trascorso gli anni più belli della mia vita», afferma. E promette: «Sì, un giorno mi rivedrete da voi».

Il suo sorriso beffardo, le sue giocate e l’energia che portava ogni sera in pista sono rimasti nella mente e nel cuore del popolo bianconero. Il popolo bianconero e il Lugano sono invece rimasti nella mente e nel cuore di Maxim Lapierre. L’ex attaccante canadese del Lugano ci risponde al telefono tra una partita dei Canadiens e l’altra ed è l’inizio di una lunga chiacchierata. Che parte, ovviamente, dal suo amore per l’hockey. «Certo, l’hockey è rimasto nel mio cuore e oggi lo vivo in maniera diversa rispetto a quando giocavo. Lavoro per la televisione canadese in qualità di consulente e di analista per le partite dei Canadiens di Montréal: mi diverto molto, essere tornato vicino alla franchigia nella quale ho giocato e per la quale facevo il tifo da ragazzino è qualcosa di davvero speciale. Inoltre ho creato un podcast che tratta temi legati al disco su ghiaccio. Non mi annoio, anzi, posso dire di essere molto impegnato anche perché la stagione regolare in NHL è molto lunga. I Canadiens? Beh, sono una squadra giovane, in piena ricostruzione. Credo che ci vorranno almeno tre anni per tornare a togliersi delle belle soddisfazioni».

Lapierre è insomma passato dall’altra parte della barricata. Da giocatore a giornalista – se così lo si può definire – il passo può essere breve: «È proprio così (ride di gusto, Ndr), a volte è strana la vita. Come ho già detto, mi piace parecchio ciò che faccio ora, mi permette di vivere l’hockey da un’altra prospettiva. Da giocatore si hanno pressioni di altro tipo, bisogna saper gestire lo stress e pensare al proprio fisico. Nel mio nuovo ruolo mi interesso a dinamiche che non prendevo in considerazione, ai tempi in cui scendevo in pista».

Lugano, una piccola Montréal

Non ha dimenticato le sue quattro stagioni in maglia bianconera, Lapierre. E sono tanti i tifosi del Lugano che lo rimpiangono. «A questa squadra manca un giocatore come Maxim», si sente spesso ripetere nei corridoi della Cornèr Arena: «Sono felice di aver lascito un buon ricordo. Per quel che mi riguarda, a Lugano ho trascorso gli anni più belli della mia vita. Per tanti giocatori quando termina la carriera in NHL l’impressione è di essere giunti ad un punto morto. Quando ho deciso di trasferirmi in Europa, in Svezia, non pensavo che avrei mai potuto rivivere le sensazioni provate nella Lega migliore al mondo. Ed invece a Lugano ho riassaporato quelle emozioni, ho giocato con la stessa passione che mi ha accompagnato durante tutto il mio percorso in NHL. Inoltre in Ticino è nata una delle nostre figlie: mia moglie ed io parliamo sempre tanto degli anni trascorsi a Lugano. Per me è la mia famiglia è stato splendido vivere in una città davvero splendida».

Alla Cornèr Arena ho provato le stesse emozioni vissute in NHL: non lo credevo possibile

I tifosi bianconeri adoravano il modo di intendere l’hockey di Lapierre: le reti, gli assist, l’energia portata sul ghiaccio e quelle provocazioni che mandavano spesso in tilt gli avversari: «A Lugano ho sempre avvertito e apprezzato l’affetto dei tifosi nei miei confronti. E sono cose che si portano dentro per tutta la vita. In fondo a Lugano ho trovato una piccola Montréal: una città con una grandissima passione per questo sport e per la propria squadra di hockey. La spinta dei tifosi bianconeri mi ha colpito da subito e ho sempre cercato di rispondere alle aspettative dando il meglio di me stesso, in ogni occasione. Fornire il massimo sforzo possibile per la squadra e i suoi tifosi è sempre stato un mio obiettivo».

Qualcosa di speciale

È mancato solo il titolo, sfiorato due volte da Lapierre in maglia bianconera. Una finale contro il Berna nel 2016 e poi una contro lo Zurigo nel 2018, andata a gara-7 dopo essere stati sotto per 3-1 nella serie. E senza quel fallo di Pettersson proprio su Lapierre nelle fasi finali di gara-6, chissà come sarebbe andata a finire la bella. Julian Walker, che si è appena ritirato, ha detto che se potesse rigiocare una partita della sua lunga carriera sarebbe proprio gara-7 contro gli ZSC Lions: «Oggi preferisco ricordare che siamo riusciti in pochissimo tempo a giocarci due finali dei playoff. Non è da tutti, anche se è mancata la ciliegina sulla torta. Certo, avrei voluto tanto vincere il campionato: per me si trattava della quarta finale da professionista e avevo già vissuto la delusione di perdere una Stanley Cup all’atto conclusivo. Proprio a gara-7. Avrei potuto dare un altro senso alla mia carriera, ma è andata così e bisogna accettarlo. L’orgoglio per aver comunque fatto qualcosa di speciale, che ha reso tutti fieri di noi, rimarrà per sempre».

Non ha dimenticato i suoi ex compagni, Lapierre. Ci tiene a fare i complimenti a Walker: «Penso che non si sia mai parlato abbastanza di Julian: è stato un elemento fondamentale per il Lugano dell’ultimo decennio, in pista e nello spogliatoio. È stato il collante che ha unito il gruppo: sempre felice, sempre sorridente e di buon umore. È raro che un giocatore venga accettato e amato da tutta la squadra, ma con Walker era così: lo rispettavano e apprezzavano tutti, indipendentemente dal ruolo o dalla nazionalità».

Vorrei davvero dare il mio contributo per aiutare il Lugano a vincere di nuovo il titolo svizzero

Un compagno in bianconero di Lapierre ha invece sfondato in NHL: «Stai parlando di Elvis Merzlikins, vero (ride, NdR)? Beh, in quegli anni a Lugano tutti sapevamo che aveva il potenziale per avere successo in Nordamerica e sono davvero felice per lui. Purtroppo non abbiamo avuto l’occasione di incontrarci, ma non abbiamo perso i contatti: ci sentiamo regolarmente via whatsapp».

Cuore bianconero

Il 29 marzo scorso, il giorno dopo l’eliminazione del Lugano dai playoff, Maxim Lapierre ha postato su X, in italiano: «Un giorno tornerò e farò ciò che è necessario fare per vincere un campionato». Aggiungendo poi in inglese: «Bring the grande Lugano back!», Riportiamo indietro il grande Lugano. A sentire Lapierre, non sono solo parole di circostanza: «No, lo penso davvero. Non so come, non so in quale ruolo e non so quando, ma un giorno tornerò a Lugano. Ne parlo spesso con mia moglie, ma non solo con lei: mi piacerebbe moltissimo dare il mio contributo per riportare in alto il club bianconero. Grazie al fuso orario cerco il più possibile di rivedere le highlights delle partite, seguo i risultati e guardo chi ha segnato». Il Lugano sta cercando di ritrovare la via che porta al successo: «Non ci sono ricette miracolose, per vincere non serve avere 20 superstar, ma 20 giocatori che accettano il loro ruolo. Come nel 2018».

In questo articolo:
Correlati