Mentre l'Italia gioisce per Kimi a Maranello volano gli stracci

La battuta più pungente l’ha firmata Gene Gnocchi. Lunedì, nel suo «Rompipallone» sulla Gazzetta dello Sport il comico ha individuato i tre segreti dietro al successo di Andrea Kimi Antonelli: «Il talento, la macchina, e non avere mai corso in Ferrari». Una frecciata. Ma si sa che le battute spesso nascondono un po’ di verità. E mai come in questi giorni pare azzeccata. Sì perché dalle parti di Maranello si stanno vivendo ore amare, non solo perché costretti a vedere il tricolore sventolare accanto all’argento scintillante della «Stella a tre punte», ma perché alle prese con un clima tesissimo all’interno del box.
Le accuse dopo il GP
L’avventato attacco di Leclerc a Hamilton nelle prime battute del GPdi Città del Messico, ha mandato in fumo la possibilità di puntare a una doppietta che in Ferrari manca da due anni. Charles nell’occasione ha rimediato 5 secondi di penalità per avere tagliato la pista, chiudendo quarto, alle spalle del compagno secondo. E a fine gara il britannico si è sfogato: «È dura accettare che il tuo compagno lavori per farti perdere. Avevamo la macchina per una doppietta. Ma ogni azione ha conseguenze sulla squadra, bisognerebbe capirlo». Il sette volte iridato ha poi tirato in ballo i precedenti duelli tra il monegasco e Carlos Sainz quando erano compagni, ricordando come i due finissero per ostacolarsi lasciando campo libero agli avversari. «Charles ha questa mentalità da “o vinco io, oppure non vince nessuno”. E bisognerebbe cambiarla».
Leclerc ha dal suo canto ammesso di aver meritato la penalità, ribadendo però che quando si lotta per la vittoria bisogna provarci. E anche Hamilton, secondo Charles, era stato aggressivo nei suoi confronti. Frédéric Vasseur ha invece parlato di una mancanza di rispetto verso la Ferrari, i suoi sponsor e le duemila persone che lavorano a Maranello. Il team principal francese ha promesso un chiarimento prima del Brasile. D’altronde non è nemmeno la prima volta che si rende necessario. Già a Monza, in settembre, Hamilton e Leclerc erano arrivati ai ferri corti dopo un altro contatto a inizio gara, salvo poi assicurare di essersi spiegati.
Un debriefing di fuoco
Secondo il Corriere della Sera, il debriefing di domenica sera è stato tesissimo. Mercoledì il quotidiano milanese ha raccontato di due piloti che non si sopportano e di un «Dream Team» ormai sull’orlo dell’implosione. Hamilton aveva peraltro rincarato la dose a inizio settimana anche sui social: «Lottare è necessario, ma quando quella battaglia finisce per danneggiare la squadra, dobbiamo essere onesti al riguardo e imparare dai nostri errori» ha scritto. Una situazione poco edificante, soprattutto per una Ferrari che in Messico aveva finalmente una macchina in grado di vincere. E che, dopo aver investito moltissimo sull’accoppiata Hamilton-Leclerc, si ritrova ancora una volta a doverne gestire gli attriti. Negli ultimi giorni Charles ha almeno avuto modo di distrarsi ed è volato a Monaco per stare accanto alla moglie Alexandra e accogliere la primogenita Bianca. Sulla Rossa, invece, ci salirà solamente domani, in occasione delle seconde prove libere del GP di San Paolo, lasciando la prima sessione a Dino Beganovic.
Il secondo posto e Interlagos
Intanto il Mondiale prosegue, con quattro Gran Premi ancora da disputare. La classifica, dietro al Kimi iridato, è corta: Verstappen ha 261 punti, Hamilton 259, Russell 250 e Leclerc 245. Sedici lunghezze racchiudono quattro piloti. Senza il dominio del 20.enne bolognese staremmo vivendo uno dei finali di stagione più combattuti di sempre. La realtà, però, è che tutti corrono ormai per il secondo posto, un premio di consolazione che non può certo salvare la stagione di nessuno, nemmeno quella della Ferrari. Ma con i due ferraristi ai ferri corti e separati da soli 14 punti, c’è da scommettere che nessuno vorrà arrivare dietro all’altro.
Questo weekend si riparte da Interlagos, dove Antonelli correrà per la prima volta da campione del mondo, nella terra di Ayrton Senna. Il brasiliano è il suo idolo da sempre, tanto da avergli dedicato il numero 12 che porta sulla Mercedes e che ha deciso di conservare anche dopo la conquista del titolo. Ma Interlagos è anche la pista dove un altro Kimi – Räikkönen – conquistò l’ultimo titolo mondiale piloti della Ferrari nel 2007. Antonelli aveva appena un anno e di quella domenica, naturalmente, non può avere ricordi. Ma a 19 anni di distanza, anche per i tifosi ferraristi meno giovani, quelle immagini cominciano a farsi piuttosto sbiadite.