L'approfondimento

Milano-Cortina 2026: l’Olimpiade che «vola» a 130 km/h grazie ai droni

Riprese mozzafiato, a pochi passi dagli atleti, e quel ronzio tipico: ecco come l'Olympic Broadcasting Services sfrutta i suoi calabroni metallici per regalarci emozioni uniche
©Evgeniy Maloletka
Marcello Pelizzari
12.02.2026 12:00

Basta accendere la televisione. E, per un istante, chiudere gli occhi. Durante le gare di Milano-Cortina 2026, c'è un suono – oramai distintivo – che sta dominando la scena. Un ronzio. Elettrico. Acuto. Persistente. C'è chi, sui social, ha parlato di vuvuzela delle nevi. D'accordo, ma di che cosa stiamo parlando? Di droni. O, meglio, dell'incredibile flotta messa in campo dall'Olympic Broadcasting Services (OBS) per tallonare gli atleti che sfrecciano ad alta velocità. Offrendo, di riflesso, immagini e prospettive che, finora, credevamo confinate al mondo dei videogiochi. E invece...

Droni classici? Macché...

I droni classici, per riprese panoramiche lente e distaccate, sono oramai storia del passato. I modelli utilizzati oggi, ad esempio sulle piste di Cortina d'Ampezzo o di Bormio, seguono gli atleti a pochi, pochissimi metri di distanza. Restituendo a noi, spettatori, la sensazione di velocità pura. Una sensazione che le telecamere fisse, sin qui, non avevano mai saputo dare. Che dire, poi, delle immagini del bob o dello slittino, con i droni che «scivolano» nel tunnel di ghiaccio replicando la visuale soggettiva di chi, in quel momento, sta effettivamente gareggiando.

Un'operazione muscolare

L'operazione, tecnologicamente muscolare, di per sé è senza precedenti. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per intenderci, ha autorizzato oltre 8 mila frequenze radio dedicate. Come ogni innovazione, tuttavia, il coro delle polemiche si è alzato più o meno alla stessa velocità con cui questi droni si alzano in volo. C'è chi, fra atlete e atleti, si è detto indifferente al ronzio e chi, invece, ha sollevato dubbi sulla presenza del calabrone metallico. Sia quel che sia, la distanza fra divano e teatri di gara si è accorciata ulteriormente, anzi si è proprio annullata. Quelle di Milano-Cortina 2026 sono le Olimpiadi dell'immersione totale, con un confine fra chi gareggia e chi guarda davvero sottile.

La parola all'esperto

Detto dei droni, Yiannis Exarchos – amministratore delegato dell'OBS – pone sempre e comunque l'accento sul fattore umano, a suo dire «un elemento fondamentale» per la buona riuscita delle operazioni e delle riprese. «Per ogni drone first person view che utilizziamo c'è un pilota e, seduto accanto a lui, uno spotter, un osservatore, che lo guida costantemente riguardo a ciò che accade nell'ambiente circostante» spiega il dirigente. «Questo perché il pilota indossa dei visori, simili a quelli per la realtà virtuale, ed è solo così che si riesce a manovrare un’apparecchiatura del genere: non sarebbe possibile pilotarli guardandoli semplicemente da terra». I piloti «sono estremamente esperti» e, soprattutto, «sono stati addestrati a lungo nella specifica disciplina sportiva che devono seguire». Di nuovo: «Non oserei dire che si allenino quanto gli atleti, ma posso dire che hanno dedicato moltissimi giorni alla preparazione e hanno fornito contributi preziosi su quali siano le inquadrature migliori, cosa funzioni e cosa no».

È interessante notare come alcuni di questi piloti, per dirla con Exarchos, «abbiano un background proprio in questi sport. Jonas, ad esempio, il pilota che segue il salto con gli sci, è lui stesso un saltatore. È amico di tutti gli atleti e conosce la disciplina a menadito. È stato lui a confrontarsi con i nostri produttori, spiegando come mostrare il salto in modo efficace, quali siano le sensazioni provate e come replicarle in video. Lo stesso vale praticamente per chiunque sia coinvolto in questa operazione. Quello che può sembrare un semplice volo è in realtà il frutto di anni di preparazione e di complessi elementi tecnici. Parliamo di connettività, sicurezza e ridondanza dell'alimentazione. La nota positiva è che siamo riusciti a risolvere anche i problemi di latenza: così, quando la regia stacca sul drone, non c'è quel ritardo tipico delle apparecchiature digitali a radiofrequenza. Ed è per questo che credo che il risultato finale sia così straordinario».

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