Il compleanno

70 anni di Franz Tost: «Mi manca la Formula 1»

Il 20 gennaio 1956 nasceva l'austriaco, team principal per 18 anni della seconda squadra della Red Bull - L'austriaco: «Mi mancano le corse, ma non gli aeroporti»
Franz Tost, team principal per 18 anni di Toro Rosso (poi divenuta AlphaTauri), si è ritirato dal Circus nel 2023. © Keystone/Sebastian Gollnow
Maddalena Buila
20.01.2026 06:00

«Sto bene. Mi manca molto la Formula Uno. Così come anche le gare e il mio team. Non sento invece alcuna mancanza degli aeroporti e degli aerei». Sono queste le frasi scelte da Franz Tost per raccontarci con quale spirito entra nei suoi 70 anni, festeggiati proprio oggi. In realtà non ce le ha riferite personalmente. Fabiana Valenti, la responsabile della comunicazione della Racing Bulls con sede a Faenza, ha fatto da tramite. L’ex team principal dell’allora Toro Rosso (poi AlphaTauri e oggi Racing Bulls) non se l’è sentita di accordarci un’intervista. «Una scelta maturata non per mancanza di voglia o di interesse, anzi - ci confida Fabiana, che con Tost ha collaborato per 19 anni -. Franz è sempre rimasto una persona estremamente umile: disponibile a parlare della squadra e del lavoro svolto, molto meno incline a mettersi al centro del racconto. Non ritiene ci sia qualcosa da esibire della sua vita personale».

Ebbene, su questo non siamo del tutto d’accordo. Franz Tost è stato uno dei massimi protagonisti del paddock per quasi un ventennio. E quando ha salutato il Circus, ha lasciato un’eredità alquanto significativa. Per capire cosa sia, dobbiamo riavvolgere il nastro di qualche decina d’anni.

20 gennaio 1956. Nel piccolo villaggio di Trins, nel Tirolo austriaco, nasceva Franz Tost. Un bimbo cresciuto immerso nelle montagne e nella passione per le corse. Il Gran Premio d’Austria, che ai tempi rispondeva ancora al nome di Österreichring, lo affascinava. Sperava, un giorno, di diventare uno di quei campioni che vedeva correre in pista. «Ero affascinato dal mondo della F1. Jochen Rindt e Niki Lauda erano i miei eroi. Avevo circa dieci anni quando mi fu chiaro che il motorsport sarebbe stato la mia vita», ha raccontato anni dopo Tost, ricordando con un sorriso e un pizzico di nostalgia i suoi anni giovanili. Come tutti, anche Franz partì dalle basi, prima di arrivare al campionato austriaco di Formula Ford, che vinse nel 1983. Gareggiò anche in Formula 3, senza raccogliere risultati degni di nota. Un’avventura che si rivelò decisiva. Fu allora che il manager austriaco si rese conto che non aveva abbastanza talento per arrivare in alto.

Accanto a Schumacher

Ma il suo sogno rimaneva saldo: avrebbe passato la sua vita tra i motori. Doveva solo capire in che ruolo e in che modalità. Con un degno bagaglio di esperienza nel mondo delle corse sulle spalle, Franz decise di affinare le sue conoscenze tecniche e teoriche laureandosi in scienze motorie all’Università di Innsbruck e poi in sport management all’Università di Vienna.

Tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 lavorò come direttore e istruttore alla Walter Lechner Racing School e come team manager in squadre di Formula 3. Fu allora che si fece notare per il suo talento nell’affiancare di giovani talenti. Tra i primi piloti che l’austriaco seguì, spicca il nome di una giovane promessa, Ralf Schumacher, il fratellino minore di Michael che collezionò 182 GP in Formula 1. Sei i successi ottenuti nel massimo campionato. Nel 2000 ecco finalmente avverarsi il sogno. Tost entrò ufficialmente in F1 con il marchio BMW come Track Operations Manager per il team Williams. Il suo compito era coordinare le attività durante i fine settimana di gara e supervisionare la sistemazione dei motori del brand tedesco. In breve tempo divenne una figura apprezzata e riconosciuta nel paddock. Aspetti che presto lo proiettarono verso l’incarico che gli avrebbe cambiato la vita.

Grandi nomi

Nel 2006 Tost divenne team principal dell’allora Toro Rosso, il farm team della Red Bull nato dall’acquisizione della storica scuderia italiana Minardi. Per quasi un ventennio guidò la squadra, fino a poco dopo la trasformazione in AlphaTauri, avvenuta nel 2020. Sotto la sua gestione, il team satellite si confermò come un ottimo trampolino di lancio per giovani talenti. Franz vide sbocciare piloti quali Sebastian Vettel, Max Verstappen, Daniel Ricciardo, Carlos Sainz, Pierre Gasly e Yuki Tsunoda. Verranno per sempre ricordate le vittorie di Vettel al Gran Premio d’Italia nel 2008, alla sua prima stagione, e quella di Gasly a Monza nel 2020. Molto critico con sé stesso e la sua squadra, per lui era fondamentale la disciplina tecnica. «Capire il pilota e la macchina è fondamentale, ma senza disciplina tecnica non si va da nessuna parte», sintetizzava così la sua filosofia, che lo avrebbe guidato nei decenni successivi.

Gli importava relativamente vincere una gara. Quello a cui teneva maggiormente era veder brillare i suoi beniamini, aiutandoli a scalare le gerarchie di uno sport ad altissima competizione. A volte faceva il pugno duro con gli ingegneri, criticandone il lavoro se non veniva eseguito alla perfezione. Ma per coloro che hanno collaborato con lui, i ricordi più nitidi e significativi rimangono quelli legati alla sua grande umiltà. Di lui raccontano che non ha mai cercato i riflettori. Al contrario, rifuggiva ogni forma di presunzione. Guidava lui stesso, senza ricorrere a un autista, e se notava sporco per terra non esitava a cercare paletta e scopino. Non aveva bisogno di fattorini, dei suoi bagagli si occupava personalmente.

La sua eredità

Durante la sua carriera, Tost ha affrontato sfide importanti, come il passaggio a motori Honda nel 2018, inizialmente criticato, ma poi rivelatosi una scelta vincente che ha portato il team a nuove soddisfazioni. Non ha mai avuto figli, diceva che si era concentrato troppo sul mondo dei motori per poter pensare di avere una famiglia. Tost si è dimesso da team principal nel 2023. All’austriaco è subentrato Laurent Mekies, ma il neo 70.enne continua a essere una voce influente nel paddock. «Non bisogna mai restare incollati al sedile. Lasciare spazio a nuove idee è parte del progresso», spiegò riflettendo sul suo recente ritiro. Ha lasciato il Circus con numeri impressionanti: oltre 800 punti, due vittorie, cinque podi e più di 350 Gran Premi. Ma la vera eredità di Franz Tost è stata un’altra, meno quantificabile. Il suo talento nell’accompagnare e nel cercare con i piloti l’apice della loro carriera. Pure il suo modo di gestire le gare e la squadra stessa ha lasciato un’impronta indelebile. Il suo carisma e al contempo la sua umiltà rimarranno impressi per sempre nella memoria del motorsport.