Campione d'Italia, dove il circuito più piccolo del mondo riaccende i motori della storia

Poco più di un chilometro stretto tra il lago, il Casinò e le case di Campione. Due tornanti, quattro curve veloci, due brevi rettilinei e persino un passaggio in galleria. Nel 1937 bastavano 1.116 metri per guadagnarsi la definizione di «circuito più piccolo del mondo». Un primato che, a dire il vero, conserva ancora oggi. Quasi novant'anni dopo, quelle strade tornano a raccontare una storia che appartiene all'intero territorio del Ceresio.
Dal 3 al 6 settembre la Rievocazione storica del Circuito di Campione riporterà auto, moto e imbarcazioni sulle rive del lago. Per Ermanno De Angelis, che insieme a Nunzia Del Gaudio ha fondato Victorious, piattaforma specializzata nel motorismo storico che organizza la manifestazione, definirla semplicemente un raduno di veicoli d'epoca significa raccontarne soltanto una parte. «È una pagina di storia del motorismo che ritorna dagli anni Trenta ai giorni nostri. L'obiettivo non è soltanto raggruppare bellissime vetture, ma parlare di design, cultura, storia, valorizzazione del territorio e indotto economico».

Una storia che gli stessi organizzatori hanno dovuto riscoprire. «Nel febbraio del 2024 un amico mi chiese: “Ma tu lo sai che a Campione c'era un evento motoristico?”. Non lo sapevo. Abbiamo iniziato a cercare tra libri e documenti e abbiamo scoperto qualcosa di enorme». Non soltanto le due edizioni del Circuito, nel 1937 e nel 1946, ma anche le manifestazioni automobilistiche, motociclistiche e nautiche proseguite negli anni Cinquanta e Sessanta. «Abbiamo creato un contenitore capace di recuperare quella storia nel suo insieme. Per questo oggi accanto alle automobili ci sono anche motociclette e imbarcazioni».
Il fascino parte già dal nome. «Sulla locandina del 1937 c'era scritto “Circuito di Campione, Lago di Lugano” e sotto “il circuito più piccolo del mondo”». Un tracciato che ricordava una Monte Carlo in miniatura, con l'acqua e il Casinò sullo sfondo. «Nei documenti viene richiamato anche il circuito di Sanremo: lì il mare, qui il lago. E naturalmente viene in mente Monte Carlo. Se si guarda Campione dall'acqua, con la città incastonata nella roccia, le somiglianze sono impressionanti».

Piccolo, però, non significava irrilevante. Nel 1937 il Circuito ospitò il campionato italiano della classe 1500 e fu dominato dalle Maserati: Giovanni Rocco vinse la finale con una 6CM, mentre Carlo Felice Trossi conquistò la pole e il giro più veloce. «I piloti erano necessariamente pochi, viste le dimensioni, ma parliamo dei grandi nomi dell'epoca. E i documenti raccontano addirittura di diecimila spettatori».
La storia proseguì nel dopoguerra e incrociò anche Tazio Nuvolari, protagonista a Campione nel 1946. Ma il legame con il Ceresio va oltre un singolo nome. «Già negli anni Trenta c'era una fortissima componente ticinese. C'è sempre stata un'integrazione tra il motorismo italiano e quello svizzero». L'edizione 2026 ricorderà così Bruno Pescia, pilota di Magliaso attivo soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta; Silvio Moser, primo ticinese a conquistare punti in Formula 1; e ovviamente Clay Regazzoni, cinque volte vincitore di un Gran Premio e vicecampione del mondo nel 1974. «Avremo con noi anche Dodo Regazzoni, fratello di Clay. Sono figure che raccontano quanto questo territorio sia legato alle corse».
Un altro capitolo porta a Rudolf Caracciola, tre volte campione europeo – il titolo che prima della Formula 1 rappresentava il vertice dell'automobilismo – e fuoriclasse legato soprattutto alla Mercedes-Benz. Tedesco di nascita, scelse Lugano come casa. «È una storia bellissima perché va oltre il pilota. Caracciola venne a vivere qui per una scelta personale, ebbe un rapporto difficile con la Germania nazista e continuò a correre con le Mercedes. Morì a Lugano ed è sepolto a Castagnola». A lui sarà dedicato uno dei trofei della manifestazione.

Guardare indietro, dunque, ma per andare avanti. De Angelis prende in prestito un'immagine del designer Mike Robinson: «È come una fionda: più tiri indietro l'elastico, più lontano arriverà il sasso». USI e SUPSI hanno trasformato il Circuito in un caso di studio e otto giovani dei due atenei lavoreranno all'organizzazione. Con il Mini GP for Kids, invece, bambini dai tre ai sette anni potranno guidare piccole monoposto elettriche. «È un modo per coinvolgerli in maniera ludica e mostrare che dietro un'automobile possono esserci divertimento, turismo e anche aspetti sociali».
Il cortocircuito tra epoche sarà visibile anche su quattro ruote. Accanto ai mezzi storici arriverà infatti la Bentley Blower Jnr, reinterpretazione elettrica in scala all'85% della celebre Bentley Blower degli anni Venti e Trenta. «È il design del passato che incontra la tecnologia attuale e la sostenibilità. Un modo diverso di vivere la stessa passione».
Riportare il Circuito sulle strade di Campione significa così rimettere in movimento anche una parte dell'identità del territorio. «Questa storia racconta un modo di vivere, una cultura, una maniera di stare insieme. Guardiamo indietro, certo, ma proprio per andare più lontano. Recuperare una parte della propria storia può diventare uno degli strumenti per immaginare il futuro di Campione».
