Formula Uno

Il Mondiale deve ancora iniziare ma le polemiche non mancano

I test pre-stagionali, in corso in Bahrein, sono contraddistinti da diverse controversie legate al nuovo regolamento – Alcuni piloti si sono lamentati del concetto delle monoposto, la procedura di partenza è cambiata e la Mercedes è sotto accusa
© EPA/ALI HAIDER
Alex Isenburg
19.02.2026 06:00

La nuova stagione di Formula Uno sta entrando sempre più nel vivo. Il primo Gran Premio - previsto in Australia nel weekend tra il 6 e l’8 marzo - ancora non c’è stato, eppure gli animi - al pari dei nuovi motori - si sono già scaldati. Sì, perché il Mondiale 2026 si annuncia a dir poco scoppiettante in seguito ai cambiamenti drastici, quasi rivoluzionari, applicati al regolamento. Qualcosa era già emerso a fine gennaio, quando - in quel di Barcellona - si era tenuta una serie di test privati, il cosiddetto «shakedown». Poi, settimana scorsa, si sono svolti i primi test pre-campionato in Bahrein. Ieri, e qui veniamo alla stretta attualità, è quindi cominciata l’ultima sessione - che si protrae ancora tra oggi e domani - sul circuito di Sakhir. E a questo punto, allora, è arrivato il momento di riassumere le prime considerazioni a proposito del Mondiale che verrà.

«Formula E sotto steroidi»

Cominciamo, e non potrebbe essere altrimenti, dalle critiche, che non sono mancate. Anzi, ve ne sono state parecchie. In particolare, da parte dei piloti più carismatici e vincenti. Pensiamo, in questo senso, a Verstappen, Hamilton e Alonso. L’olandese, in primis, ha bollato questa nuova generazione di vetture come «delle monoposto di Fomula E sotto steroidi. Non sono molto divertenti da guidare». Il pilota della Ferrari, dal canto suo, ha paragonato il feeling di guida con quello delle GP2 (oggi F2), che guidava a inizio carriera. Ancor più preoccupanti, forse, le considerazioni di Alonso che - dall’alto della sua impareggiabile esperienza - ha dichiarato: «La funzione del pilota sta morendo, anche il capo dell’hospitality potrebbe mettersi al volante di una vettura del genere».

Sotto accusa, da parte loro, vi sono le nuove power-unit, che costringono i piloti a usare marce molto basse, per far sì che si possa ricaricare il sistema ibrido dei nuovi motori. Quelli della nuova generazione, lo ricordiamo, hanno una ripartizione del 50% tra potenza elettrica ed endotermica. Il rischio al quale si potrebbe andare incontro, quindi, è quello di snaturare l’essenza stesso del Motorsport, ossia correre nella maniera più veloce possibile. La continua gestione dell’energia - con tanto di manovre «lift-and-coast» che ne consentono un risparmio - potrebbe rendere il tutto meno spettacolare e avvincente.

Un aiuto per la McLaren?

Un altro tema di grande discussione, per ora, è stato quello relativo alle partenze. Alcune scuderie, infatti hanno evidenziato difficoltà non indifferenti nel portare il turbo all’interno della corretta finestra di funzionamento, in modo tale da avere la spinta necessaria al momento di scattare dalla griglia. Il risultato? La FIA - sollecitata soprattutto dalla McLaren, tra i team in affanno - ha deciso di modificare la procedura di partenza. Prima ancora del canonico segnale di partenza - garantito dallo spegnimento dei semafori - vi sarà quindi un altro preavviso di 5’’ - tramite illuminazione dei LED sulla griglia - per preparare il turbo. Ferrari e Red Bull - o, per meglio dire, Verstappen - non hanno accolto di buon grado la notizia, in quanto loro - a differenza dei rivali papaya - si erano già preparati a questa evenienza.

Il discusso motore della W17

Chi, però, sta destando ancor più clamore è la Mercedes. La nuova W17 - data dai più come la monoposto più veloce - può infatti vantare, allo stato attuale, del motore migliore. Tuttavia, la scuderia di Brackley ha attirato su di sé le attenzioni del Comitato consultivo dei costruttori di power-unit (PUAC). Starà proprio a questa entità mettere fine a una vicenda che da ormai diversi mesi coinvolge la Mercedes. La pietra dello scandalo, come accennato, riguarda il loro motore estremamente performante. Nella fattispecie, la controversia nasce dal rapporto di compressione di 16:1 che va misurato ad alta temperatura. La sensazione è che questo infinito tira e mola possa risolversi in maniera positiva per il team di Toto Wolff e che dunque il suo 6 cilindri Mercedes-AMG F1 M17 E Performance possa essere ritenuto a norma. Non ne sarebbero felici, logicamente, i loro avversari.

L’innovazione della Ferrari

Già, e a proposito dei primi risultati parziali? Sbilanciarsi, in questo momento della stagione è sempre assai complicato. Tanto più in un anno del genere, che segna il passaggio tra un regolamento e l’altro. Detto della Mercedes - che pare avere un potenziale altissimo - va altresì considerato che tutte le scuderie tendono a nascondersi. In questa fase, tanto per intenderci, va di moda il «sandbagging»: posizionare delle zavorre che fanno aumentare il peso della vetture, la cui reale velocità rimane così ignota.

Certo è, che le squadre hanno ormai potuto valutare l’affidabilità delle proprie monoposto. Con la sessione di test che si chiuderà domani, invece, si iniziano a osservare risultati più significativi. Oltre alla messa a punto, ora si bada anche a introdurre i primi pacchetti di aggiornamenti dedicati alla performance pura. Non a caso, diversi hanno variato il proprio assetto aerodinamico e ieri, a spiccare, è stata soprattutto la Ferrari. Sulla SF-26 del Cavallino Rampante è comparsa un’aletta inedita dietro allo scarico (un flap rinominato FTM). Una mossa, questa, interessante e che difficilmente potrebbe essere applicata dai rivali. La Rossa, sin qui, si è dimostrata molto affidabile ma altrettanto veloce. Lo stesso dicasi per i campioni iridati della McLaren, mentre nella giornata di ieri la nuova power-unit della Red Bull - che aveva inizialmente sorpreso - ha dato qualche segnale preoccupante. Problemi tecnici che stanno complicando la vita anche in casa Aston Martin, per ora - almeno apparentemente - la grande delusa ai nastri di partenza.